Truman Capote: “brillante, incandescente ma senza dubbio maledetto”12 min read

“I’m an alcoholic. I’m a drug addict. I’m a homosexual. I’m a genius”. Così si definì Truman Capote in un’intervista a un giornale newyorkese agli inizi della pesante parabola discendente della sua carriera. James Michener lo definì “Il Thomas Chatterton moderno: senza dubbio brillante, senza dubbio incandescente, senza dubbio maledetto”.

1. Un genio certificato dalla scienza

2. Il primo romanzo: l’esorcismo dei demoni

3Breakfast at Tiffany’s

4. In Cold Blood: crime story

5. Un’icona LGBT+ non attivista

6. Sitografia

 

1. Un genio certificato dalla scienza

Figlio della diciassettenne Lillie Mae Faulk e del venditore Archulus Persons, Truman Capote venne cresciuto dai parenti materni dopo la separazione dei suoi genitori. A quel periodo risale il legame di stretta amicizia che durò per tutta la vita con la sua vicina di casa, di lì a breve grande scrittrice, Harper Lee. Il loro passatempo da bambini non era andare al cinema come facevano altri coetanei ma seguire in tribunale il padre della bambina, Mr. Lee, un affermato avvocato.

Di natura solitaria, da piccolo imparò a leggere e scrivere prima di frequentare le scuole pubbliche e all’età di 11 anni era già in grado di scrivere le sue prime storie. A testimoniarlo ci sono alcune short stories risalenti a quando aveva circa 8 anni, ritrovate dal suo editore svizzero dopo la sua morte. In quello stesso periodo cominciarono ad arrivare i primi apprezzamenti per la sua scrittura, che gli valsero anche la vittoria in alcune competizioni scolastiche e cittadine.

Non tutti però ammiravano il piccolo Truman. Bullizzato per i suoi modi effeminati e per il suo starsene volentieri da solo, il preside della scuola lo marchiò come “ritardato”. Avvisò i parenti della necessità di trasferirlo per il suo bene in una scuola più attrezzata per scolari come lui. I suoi la presero come un’offesa e lo spedirono in una clinica psichiatrica in un centro universitario dell’Est per misurare il suo quoziente intellettivo:

venne fuori che ero un genio, certificato dalla scienza. Non so chi fosse più sbigottito: se i miei insegnanti, che non riuscivano ad accettarlo, o la mia famiglia, che non voleva crederci e che sperava di sentirsi dire che ero semplicemente un ragazzo carino e normale. (https://www.ilpost.it/2017/08/29/truman-capote-genio)

Nel 1933, si trasferì a New York dove andò a vivere con la madre e il suo secondo marito, originario delle Canarie, che lo adottò col nome Truman García Capote. Prese quel nome e cognome volentieri per indispettire la madre, rafforzando l’astio che provava per lei.

Parlando della sua infanzia, lo scrittore ha sempre indicato la scrittura come impegno serio: quando al termine delle lezioni i suoi coetanei si esercitavano in musica o attività sportive, per lui la scrittura diventava occupazione costante per due o tre ore al giorno.

Seguì i trasferimenti della sua famiglia adattandosi volta per volta a contesti scolastici diversi, fin quando cominciò a frequentare la Franklin School di New York nel 1942, completata l’anno successivo.

Durante gli studi, cominciò a lavorare presso il New Yorker come copyboy, un impiego di certo non entusiasmante ma che gli permise di mettere piede in una redazione giornalistica e restarci per ben due anni, dopo essere stato licenziato per aver fatto infuriare il poeta Robert Frost. Ritornato a casa dei genitori, in quel periodo cominciò a scrivere il suo primo romanzo, edito postumo col titolo Summer Crossing (2005).

Tra il 1943 e il 1946 continuò ininterrottamente a scrivere delle storie che venivano pubblicate su varie testate del tempo. Tra queste, nel giugno 1945 la rivista femminile Mademoiselle pubblicò la sua “Miriam” che gli valse, nel 1946, il riconoscimento di migliore opera prima. Poco più tardi entrò a far parte di Yaddo, una colonia di Saratoga Spring, a New York, che dava a scrittori e artisti la possibilità di coltivare ed esprimere il loro talento e la loro inclinazione culturale senza limiti.

 

2. Il primo romanzo: l’esorcismo dei demoni

Gli anni compresi tra il 1946 e il 1950 furono quelli che lo videro maggiormente attivo nella produzione e pubblicazione di short stories. “Miriam” restò il racconto che più di altri attrasse l’attenzione dei pareri più influenti del tempo. Tra questi, l’editore Bennett Cerf gli propose di mettere mano a un romanzo che di lì a poco l’autore avrebbe cominciato e pubblicato col titolo Other Voices, Other Rooms (1948).

Il romanzo in realtà è un racconto parzialmente autobiografico che ritorna alla sua giovinezza in Alabama. Solo molti anni dopo dichiarò che voleva essere un suo personale tentativo di esorcizzare i suoi demoni, nonostante si rese conto di aver scritto un’opera autobiografica solo alla fine della stesura, perché non era nelle sue intenzioni. Sempre dopo anni, rileggendolo, alcuni passaggi gli sembrarono addirittura poco tollerabili. Il romanzo era dedicato al suo partner, Newton Arvin, professore dello Smith College che nel 1951 vinse il National Book Award per la sua biografia dello scrittore Herman Melville.

Other Voices, Other Rooms gli valse nove settimane consecutive ai vertici della classifica dei libri più venduti secondo il New York Times. Tanto gli apprezzamenti quanto le controversie sul libro permisero a Capote di raggiungere la notorietà.

In modo particolare a portare all’attenzione di tutti Other Stories Other Rooms fu anche la foto usata per il retro del libro, uno scatto fatto di sfuggita (secondo le sue prime dichiarazioni) ma in realtà sapientemente costruito per dare all’autore una personalità non solo da letterato, ma anche coerente al personaggio pubblico che tanto desiderava diventare.

La foto attrasse l’attenzione anche di Andy Wharol, che parlò diverse volte dello scrittore, gli inviò diverse lettere di ammirazione e provò anche a incontrarlo una volta trasferitosi a New York. L’ammirazione per lo scrittore fu tale da indurlo a organizzare una mostra intitolata Fifteen Drawings Based on the Writings of Truman Capote alla Hugo Gallery, nel 1952.

Quando il libro venne ristampato, la foto fu sostituita da un altro scatto ritraente Capote in un setting più onirico, mentre guarda di sottecchi qualcosa o qualcuno in lontananza: forse i moralisti che lo avevano accusato per il primo scatto? La nuova foto venne accolta con plauso da alcuni, ma fu invece vista da altri come un oltraggio al coraggio già mostrato in precedenza.

 

3. Breakfast at Tiffany’s

Quando nel 1958 venne dato alle stampe Breakfast at Tiffany’s and Other Three Stories, il suo stile portò Norman Mailer a parlare di Capote come di uno degli scrittori più perfetti della sua generazione.

La protagonista del racconto Holly Golightly fu il personaggio sicuramente più famoso creato dalla penna di Truman Capote. Un travagliato percorso editoriale lo vide saltare da una prima edizione prevista su Harper’s Bazaar nel luglio 1958, a Esquire per la pubblicazione nel novembre dello stesso anno. Capote si rifiutò infatti di moderare il linguaggio usato nel libro, come richiesto dal più grosso finanziatore del romanzo. Il libro venne infine pubblicato subito dopo l’uscita sulla rivista dalla Random House.

Breakfast at Tiffany’s, che oggi riconosciamo come uno dei titoli cult della tradizione letteraria internazionale, fu per Capote un vero e proprio punto di svolta. Molte tra le sue amiche avrebbero dichiarato successivamente di essere state muse dei suoi personaggi femminili, ma molti provarono a identificare chi e quanto avesse influito sulla costruzione del personaggio di Holly Golightly, passato alla storia per l’interpretazione cinematografica di Audrey Hepburn.

La giovane protagonista trascorre le sue giornate intrattenendosi con uomini facoltosi nella speranza di poter diventare la moglie benestante di uno di loro. Nel frattempo alterna cene e regali di lusso ricevuti in dono dai corteggiatori di turno, alla conoscenza con il narratore che, dopo averla frequentata per un anno, la vede partire per sempre, senza avere più notizie di lei. Ma, a differenza di quanto si potrebbe pensare (e di quanto molti, in effetti, pensarono), il personaggio di Holly non è identificabile con quello di una prostituta. Intervistato da Playboy nel 1968, chiarì:

Holly Golightly was not precisely a call girl. She had no job, but accompanied expense-account men to the best restaurants and nightclubs, with the understanding that her escort was obligated to give her some sort of gift, perhaps jewelry or a check …if she felt like it, she might take her escort home for the night. So these girls are the authentic American geishas, and they’re much more prevalent now than in 1943 or 1944, which was Holly’s era. (https://www.newyorker.com/books/page-turner/was-holly-golightly-really-a-prostitute).

 

4. In Cold Blood: crime story

L’attenzione mediatica di certo non mancava e non dispiaceva a Truman Capote. A dargliene altra fu la pubblicazione del libro In Cold Blood: A True Account of a Multiple Murder and Its Consequences (1965) ispirato a un fatto di cronaca del tempo, l’omicidio di una famiglia del Kansas avvenuto nel 1959, di cui lesse un breve articolo sul giornale.

Lo scrittore decise di seguire le vicende legate alle indagini nella cittadina di Holcomb, andando anche a visitare la scena del delitto accompagnato dall’amica Harper Lee. Arrivò in Kansas due giorni dopo i funerali della famiglia e restò per due mesi e mezzo a conoscere le forze dell’ordine, la gente del posto e a fare ricerche utili alla stesura di quella storia che per lui poteva rappresentare qualcosa di nuovo, quel qualcosa che da tempo cercava di trovare e completare senza riuscirci.

I dubbi non erano pochi: gli assassini sarebbero stati trovati? La storia sarebbe stata interessante? Ma prima che al pubblico, sarebbe stata interessante per lui stesso oppure lo sforzo sarebbe andato sprecato una volta posata la penna? Il romanzo venne dato alle stampe nel 1966 dalla Random House dopo essere stato pubblicato a puntate sul New York Times nella sua veste di “nonfiction novel” – così come Truman Capote la definì.

Sebbene ricevette riscontri positivi da parte di molti scrittori, altri sollevarono delle critiche su alcuni eventi riportati nel libro. Sull’Esquire del 1966 comparvero le dichiarazioni di Phillip K. Tompkins che disse di aver notato delle discrepanze tra il racconto di Capote e quanto aveva appreso di persona recandosi in Kansas. Molte persone intervistate o descritte nella storia dichiararono di non aver fatto o detto quanto raccontato da Capote nel libro. Questo fu il motivo per cui aumentarono volta per volta le critiche soprattutto da parte di scrittori del genere più marcatamente true crime, come nel caso di Jack Olsen. Quest’ultimo riconobbe a Capote di essere stato artefice dell’interesse della critica e dei lettori verso questo genere letterario, ma al contempo di averne sancito l’inizio della fine. (https://web.archive.org/web/20100603035325/http://www.jackolsen.com/point.htm)

Sempre nel 1966, Capote cavalcò la cresta della popolarità mediatica organizzando un evento esclusivo a New York, il Black and White Ball.

Dopo In Cold Blood, arrivò la parabola discendente della carriera di Capote, rappresentata dall’opera di ispirazione proustiana che sarebbe rimasta incompiuta: Preghiere esaudite. Il perno del romanzo doveva essere il racconto delle vicende meschine e fin troppo umane dei divi del jet set newyorkese, ma in realtà l’opera costò a Truman l’amicizia di quasi tutti i suoi amici più facoltosi. Da quel momento, si intensificarono gli abusi di alcol e droga.

 

5. Un’icona LGBT+ non attivista

Truman Capote era dichiaratamente omosessuale. Trascorse la maggior parte della sua vita, fino alla morte, al fianco di Jack Dunphy, anche lui scrittore. Forse sono proprio le sue le testimonianze più profonde e intime che si hanno di Capote, personaggio invece sempre molto alla ribalta e conosciuto per i suoi modi eccentrici, le amicizie che falsamente diceva di aver stretto (come quella con Greta Garbo, mai incontrata), la rivalità mediatica con Gore Vidal oppure le varie storie avute anche con uomini etero del mondo dello spettacolo. La loro relazione aperta si teneva in equilibrio sui silenzi dei corridoi che collegavano le loro stanze separate. Per Dunphy fu un toccasana: in questo modo non lo vedeva consumarsi dall’alcol e dalla droga.

Nonostante non avesse mai abbracciato il movimento di liberazione omosessuale, il fatto che vivesse così apertamente la sua omosessualità e incoraggiasse altri a farlo, di fatto lo ha reso un protagonista della comunità arcobaleno, oggi asceso allo status di vera e propria icona LGBT+.  

Alla pubblicazione di In Cold Blood seguirono solo articoli giornalistici. Capote si stabilì con Dunphy a Palm Springs, dove la sua dipendenza da alcolici cominciò a diventare sempre più frequente e sempre più causa di litigi col partner. Ai tentativi fallimentari di produrre altri romanzi o adattamenti cinematografici di opere letterarie (come avvenne nel caso del Grande Gatsby rifiutato alla Paramount nel 1974) fecero da contraltare delle apparizioni in talk show e il viaggio in tour con i Rolling Stones come corrispondente per l’omonima rivista musicale.

Per tutti gli anni ‘70 lo scrittore fu ininterrottamente dentro e fuori da cliniche per combattere la sua dipendenza da droga e alcol. La sua situazione non fece che peggiorare: allucinazioni e stati di semi-coscienza lo portarono quasi a una ospedalizzazione permanente, mentre di lì a poco molti dei legami intessuti fino ad allora, anche occasionali, si rivelarono inconsistenti.

In quei pochi attimi di lucidità che lo distinsero in quegli anni, riuscì a prendere parte alle sue consuete trasmissioni radiofoniche, promettendo che il suo nuovo progetto sarebbe terminato di lì a poco e che avrebbe ripetuto il successo del Black and White Ball questa volta a Los Angeles o nel Sud America.

Nessuno di questi suoi progetti si realizzò. Morì di cirrosi epatica nel 1984 a casa dell’amica Joanne Carson che ricevette una parte delle ceneri dello scrittore. Queste furono rubate (ma ritrovate) diverse volte. Dopo la sua morte, la sua parte di ceneri è stata venduta all’asta da un acquirente che se le è aggiudicate per 43.750 dollari. L’altra parte venne conservata da Dunphy fino alla sua morte nel 1984. Le ceneri di entrambi furono infine sparse nel lago Crooked Pond di Southampton dove oggi una targa tiene uniti nel ricordo i due scrittori.  

 

6. Sitografia

La scuola non capisce mai se sei un genio (https://www.ilpost.it/2017/08/29/truman-capote-genio/ – data di ultima consultazione 21/09/2018)

Le ceneri di Truman Capote sono state vendute all’asta per più di 43mila dollari a un compratore anonimo (https://www.ilpost.it/2016/09/26/ceneri-truman-capote-vendute/ – data di ultima consultazione 21/09/2018)

10 cose che non sai su Capote (Per esempio è partito in tour con i Rolling Stones)( http://ilblog.circololettori.it/2018/01/29/truman-capote/ – data di ultima consultazione 21/09/2018)

True Crime doesn’t pay: a conversation with Jack Olsen by Michael Hood, in Point No Point, Winter 1998/99 (https://web.archive.org/web/20100603035325/http://www.jackolsen.com/point.htm – data di ultima consultazione 21/09/2018)

Truman Capote (https://people.com/archive/truman-capote-vol-22-no-11/– data di ultima consultazione 21/09/2018)

Grobel Lawrence, Colazione da Truman: Incontri con Capote, 2007 ed.

 

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By |2018-09-27T16:26:44+00:00settembre 22nd, 2018|Saggi|0 Comments

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