The Eric Andre Show è la televisione che ci meritiamo6 min read

Una breve riflessione sullo show più disgustoso d’America e su ciò che rappresenta per lo spettatore medio, a cura del nostro Jacopo Norcini Pala.

Non c’è alcun dubbio che il 2017 sia stato, sotto tutti gli effetti, l’annus mirabilis dei conduttori televisivi: i mattatori americani da una parte all’altra dello spettro politico, partendo da Stephen Colbert per arrivare ad Alex Jones, con in mezzo tutto il ben di dio creato da mostri sacri della professione come Conan O’Brien e David Letterman, hanno ridonato la vita ad un medium che da più anni viene additato come morente al pari della carta stampata. Il prodotto che gli anchormen presentano oggi è un contenuto che istiga, diverte, spinge alla riflessione come alla risata liberatoria, il tutto sempre creando un ambiente in cui ci si può sentire coccolati e protetti, al sicuro da ogni possibile imprevisto. Quello della TV (e del web dei media) è al giorno d’oggi un intrigante acquario in plexiglass, insomma.eric andre show studio

Eppure esiste, nelle recondite pieghe della cable TV statunitense, un programma terribilmente di nicchia, che non ha ricevuto una grande attenzione all’estero, che viene mandato in onda in fascia più che notturna, e che comunque offre una riflessione sulla potenza e sull’utilizzo del mezzo informativo più intelligente e viva di ogni altro talk show sulla piazza. Quel programma è il The Eric Andre Show.

Pare impossibile anche solo provare a descrivere le modalità di quello che avviene negli appena undici minuti di trasmissione: Eric Andre e il suo fido co-host Hannibal Buress danno vita ad un frullato psichedelico di sketch, interviste, performance musicali che paiono sovvertire in ogni possibile modo l’ordine della realtà. Attivo dal 2012, Andre ha realizzato quattro stagioni dello show per Adult Swim, e una quinta sembra essere in arrivo: il conduttore è già stato più volte accostato a nomi di una caratura non indifferente come Andy Kaufman, Tom Green e Bugs Bunny.

E forse proprio il celebre coniglio parlante dei cartoni animati è il metro di paragone più adatto attraverso il quale si può tentare di definire una qualsiasi puntata dello show: gli sketch si concatenano in modo sempre più irreale ed esagerato fino all’inevitabile collasso dell’intera struttura della battuta, che viene quindi rovesciata come un calzino più e più volte. Non sembrerebbe fuori posto in nessun caso una delle fantomatiche casse ACME piene di diavolerie improbabili ad alto contenuto esplosivo.

acme box

Quello che Andre propone all’interno dello show è una serie di interviste a personaggi più o meno famosi in cui l’intervista e l’intervistato sono il fattore meno rilevante di ciò che sta accadendo nello studio dagli arredi volutamente kitsch all’inverosimile. Tutto ciò che si svolge alle spalle delle celebrità invitate è infatti in nessun modo programmato e le star si ritrovano, nel migliore dei casi, a dover evitare un drone con sopra attaccati degli hot dog o a subire lievi scariche elettriche emanate dalla poltrona in cui siedono. Le domande che il conduttore pone sono assurde, urticanti o brutalmente volgari: solo l’occasionale intervento di Buress (per la maggior parte del tempo taciturno) pare riportare il minimo consentito di sanità mentale nello studio, prima che un nuovo tornado di follia cominci a sradicare le fondamenta del locale. I due hanno più volte dichiarato che le interviste ai VIP, in cui accade di tutto, durano almeno un’ora, e solo 2 o 3 minuti di footage vengono poi utilizzati nella puntata da mandare in onda.

La caratteristica più allucinante ed esilarante dello show però è quella di riuscire a trasportare questo concentrato dadaista anche al di fuori degli studios televisivi: gran parte delle puntate sono infatti costituite da sketch eseguiti per strada, tra la gente comune; vignette in cui però non è prevista una comicità più contenuta e meno iconoclasta, anzi. Uno dei momenti più inconcepibili di tutto il programma consiste nell’entrata di Andre, armato di metal detector, in una gioielleria: il Nostro vaga un po’ tra le teche, poi ne frantuma una dopo averla ispezionata con il sopracitato strumento, intasca i gioielli e prova ad uscire dalla porta da cui era entrato. Tutto qui. Ovviamente neanche uno di questi momenti è preparato o recitato, e le reazioni della gente sono quelle che ci si potrebbe aspettare assistendo ad una scena del genere: panico, stupore e nei migliori casi un sano atto di violenza fisica nei confronti del conduttore.

Chiunque potrebbe tacciare questo enorme blob di demenzialità assoluta, di un dadaismo senza soluzione o progetto a priori: e invece lo show abbonda di citazioni a grandi maestri quali Alejandro Jodorowsky e il David Lynch di Twin Peaks, per citarne due, ad indicare una conoscenza del formato ben più lungimirante ed inquadrata di quanto non si vorrebbe far credere.

Il personaggio costruito da Eric Andre è incredibilmente tenace, e resiste persino al di fuori del proprio show: basta guardare una qualsiasi delle interviste realizzate dai vari O’Brien e Colbert citati all’inizio di questo articolo per rendersi conto che non è il presentatore ad uscire dallo show; anzi, lo show stesso fagocita il luogo in cui si trova il suo ideatore finché è davanti alle telecamere. Nemmeno troppo stranamente, il profilo più genuino ed umano di Andre viene fuori nelle interviste che concede a show di terza categoria o a youtuber emergenti: un modo come un altro per infischiarsene dei dogmi stabiliti dalla società e dalla cultura dello spettacolo.

La volontà di essere uno show contro tutto e tutti ha però reso, con l’arrivo della popolarità, il compito ancora più difficile: come è possibile che uno show che non fa problemi a farsi insultare da persone prese a caso dalla strada diventi un fenomeno di culto, beneamato e riverito? E soprattutto, cosa fare per invertire la tendenza? L’ennesimo colpo di genio di Andre ha spento anche questo pericoloso fuoco: l’intera quarta stagione è stata scritta con la ferma volontà di risultare il più sottotono e blanda possibile, in modo da scoraggiare la maggior parte degli spettatori dal credere che una comicità come quella di Andre non potesse durare così a lungo.

In definitiva è, come detto prima, praticamente impossibile ridurre in categorie o linee di pensiero un prodotto complesso e intelligente come quello offerto dal The Eric Andre Show. Forse la parte più esemplificativa e pregnante rispetto a cosa voglia dire affrontare un impegno del genere è costituita dalla sigla: una voce fuori campo introduce il conduttore, che quindi provvede a distruggere ogni componente dello studio, staff incluso, per poi sedersi stanco sulla propria sedia girevole mentre il locale viene ricomposto celermente alle sue spalle dagli assistenti.we'll be right back Alcuni hanno addirittura ipotizzato che in realtà Andre si trovi all’inferno e che il dover presentare lo show sia il suo contrappasso.

Senza buttarsi a bomba in teorie paranormali, il bit iniziale sembra una lotta ciclica del singolo contro il sistema che l’ha creato: il conduttore è più volte costretto a proseguire lo show con frustate, scosse e così via, e per quanto possano essere estremi i suoi tentativi di liberarsi dalle catene imposte da un’autorità, quella della rete come quella del pubblico, tanto più il giogo viene stretto attorno al collo della persona, fondendola col personaggio. The Eric Andre Show è un prodotto brutto, sgraziato, confusionario, terroristico, ed offre un quadro di quello che vuol dire “industria dell’intrattenimento” molto più chiaro di qualsiasi uomo WASP di mezza età che lanci frecciate al politico di turno. Ed è, in ultimo, un prodotto in cui si respira in ogni secondo la voglia di divertirsi e di ribellarsi contro l’ordine costituito dalla morale e dal buon senso. Appare quindi più che mai necessario godere di questa manna finché si può, perché non è assolutamente detto che Andre continui a lungo a plasmare come se fosse pongo la sua realtà dei fatti.

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By | 2018-03-29T12:03:27+00:00 gennaio 4th, 2018|Saggi|0 Comments

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Musicofilo in erba, amante del surreale, dell'inconscio e dell'alternativo, curioso per natura.

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