Proprio quando le attrici e le femministe bianche di Hollywood chiamano “predatori” i loro colleghi bianchi, innescando un dibattito sulle molestie sessuali e sulla responsabilità maschile, emerge anche la voce di una donna di colore che si pronuncia ogni giorno con forza contro le molestie e il patriarcato. 

L’iconica Nola Darling della serie Netflix progressista di Spike Lee She’s Gotta Have It (2017) si è imposta ben presto nel panorama attuale come portavoce attivista femminista di tutte le donne nere (e non solo) ovunque.

1. Nola Darling – femminista, artista, nera

DeWanda Wise (Shots Fired, Underground) interpreta Darling nella versione per il piccolo schermo dell’omonimo film di Lee (1986). Più di 20 anni dopo aver introdotto il personaggio radicalmente libero (originariamente interpretato da Tracy Camilla Johns), la nuova Nola sta ancora sfidando lo stesso paesaggio arcaico e pregno di maschilismo tossico, esasperata dalla gentrificazione e dal razzismo casuale.

Come nel film, Nola è un’artista di circa vent’anni e una newyorkese (di Brooklyn) sessualmente libera, che rifiuta di attenersi o di essere definita dalle norme sociali. È una brava figlia e una buona amica, il tipo di donna che chiunque vorrebbe nella propria vita. Si rifiuta di impegnarsi seriamente in una relazione, non perché sia ​​particolarmente stanca o spaventata, ma perché non lo trova necessario, soprattutto quando così tanti uomini intorno a lei sono felicemente e impazientemente impegnati in più relazioni senza vincoli. Il campo di gioco femminile, infatti, non è allo stesso livello di quello maschile. Proprio perché vuole prendersi la stessa libertà dei maschi, Nola sceglie di attrarre e intrattenere tutti gli uomini che vuole.

Nola Darling

La differenza di libertà tra i due sessi sta nel modo in cui Nola viene percepita, rispetto agli uomini. Per gli uomini, compresi i suoi amanti occasionali, Nola è una “freak” (stramba), avida e aperta a chiunque la desideri, indipendentemente dal fatto che lei sia interessata o meno alla avance dei suoi corteggiatori. Nola è padrona di sé e indossa abiti da sera durante il giorno, il che è sufficiente per minacciare anche l’uomo più spavaldo. “Che tipo di donna si comporta come un uomo?” chiede, infatti, uno dei personaggi maschili della serie, senza ottenere un reale cambiamento nei modi di fare della protagonista. Per riuscire ad assistere a un potente punto di svolta, invece, si deve attendere di giungere a metà della prima stagione, composta da 10 episodi.

Durante una tranquilla passeggiata serale lungo il suo isolato, Nola viene interrotta da uno sconosciuto che cerca di molestarla. Per quanto l’aggressione fallisca, Nola ne rimane davvero segnata. La sua prima reazione è quella di salire verso casa, con in sottofondo gli insulti sessisti e misogini dell’uomo. L’evento turba visibilmente Nola, scossa e arrabbiata per il comportamento del suo aggressore. La fa sentire debole e indifesa proprio nel suo territorio, davanti a casa sua, nel quartiere in cui è cresciuta. 

L’episodio, benché umiliante, anziché inibirla, spinge Nola ulteriormente nel suo lavoro creativo e le permette di produrre il suo pezzo più rivoluzionario:una serie di graffiti che richiama le molestie di strada. 

Nola Darling scrive parole – tra cui gli insulti con cui l’ha additata il suo aggressore – sui muri degli edifici di Brooklyn, rese ai passanti in forma anonima. La street art diventa così per Nola una nuova forma d’arte, che si fa portavoce di una rabbia condivisa che colpisce un nervo scoperto all’interno della comunità di Nola. Tutti a fare i conti con la realtà dei fatti, senza alcuna distinzione: da chi ogni giorno si serve di quelle parole fomentando una carneficina misogina, a tutte le persone che fingono che non ci siano problemi di questo tipo a scuotere la vita di tutti i giorni.

Nola trova questa liberazione artistica e rivendica il proprio potere, ma deve ancora confrontarsi con la natura opprimente degli uomini nella sua vita. Il bel ragazzo Greer (Cleo Anthony), l’uomo d’affari sposato Jamie (Lyriq Bent) e il compagno dallo spirito libero Mars (Anthony Ramos) vogliono salvarla da questo trauma, non lasciano a Nola i suoi spazi e i suoi tempi di elaborazione perché, proprio tutti e tre, con modalità diverse, vogliono incarnare la figura del principe azzurro che uccide il mostro per portare in salvo la principessa (paragone usato dalla stessa Nola in una delle puntate). 

Nola, tuttavia, resiste a questo atteggiamento patriarcale, lasciando che ciascuno di questi uomini tenga il proprio fragile ego in mano. 

La protagonista di She’s Gotta Have It trova con il tempo la via del ritorno a Opal (Ilfenesh Hadera), la sua ex fidanzata, uno degli amori più radicati e privo di drammi della sua vita. Opal è una donna straordinaria con cui ha avuto un rapporto fatto di pause e riprese frequenti. Sebbene Nola non sia pronta ad avere una nuova relazione con Opal, non vuole rinunciare ad averla come amica nella sua vita, perché incarna tutta la maturità e l’empatia di cui avrebbe bisogno. Nola percepisce la solidarietà femminile, l’aiuto e l’empatia di Opal e la elegge al ruolo di sua salvatrice.

2. Nola Darling – le sue relazioni con gli uomini 

She's_Gotta_Have_It Questo non significa che Nola abbia paura di impegnarsi seriamente: sceglie, infatti, di avvicinarsi al romanticismo in un modo che la soddisfi, liberandosi nel contempo da una serie di regole fatte di appuntamenti e relazioni che ai suoi occhi sono solo a beneficio degli uomini. È per questo motivo che i suoi tre amanti, benché diversi, diventano mere estensioni della sua sessualità, che si sentano a loro agio o meno. Come lei, Greer è un artista sicuro di sé, costantemente alla ricerca della sua prossima ispirazione. In quanto figlio di un uomo di colore francese e di una madre bianca, è anche accecato dal suo privilegio della pelle chiara e lo usa per presentarsi come superiore agli altri. Nola sa benissimo che questo suo atteggiamento non potrebbe mai renderlo il suo partner ideale e per questo lo usa solo per appagare le sue pulsioni sessuali.

Jamie è quello stabile, il signore più maturo, distinto e realizzato ma che torna sempre a casa dalla moglie e dal figlio. Al contrario di possibili altre amanti, per Nola questo non è affatto un problema: a lei non interessa una relazione seria. Jamie è protettivo nei confronti di Nola, sostenendo sempre che è pronto a buttare via tutto per lei. È affascinato dal suo spirito giovanile, dalla sua sicurezza sessuale e da quanto sia facile per lei esprimersi. Come tutti gli uomini della sua vita,però, anche Jamie commette l’errore di pensare che il suo interesse per lei garantisca un impegno reciproco anche da parte di Nola.

Poi c’è Mars, lo spirito più affine a Nola, l’artista mezzo portoricano e mezzo afroamericano con occhiali cerchiati di nero e nuove sneakers da 200 dollari. È divertente, sveglio e bizzarro, rende il sesso elettrizzante come un giro in un parco di divertimenti ed è sempre pronto a sostenere Nola in qualsiasi momento. Non può essere preso sul serio (motivo per cui Nola lo tiene vicino a sé) ma soffre quando la protagonista non gli dà l’attenzione che desidera ardentemente.

Se già in partenza gli uomini nella vita di Nola non la convincono a stabilizzarsi in una relazione seria, questa decisione viene ancora di più sottolineata proprio dopo l’aggressione di Nola. Il suo essere femminista e autosufficiente le impedisce di accettare chiunque come suo salvatore. La guarigione deve avvenire in un altro modo. 

3. Nola Darling – le altre donne

Se gli uomini di Nola non sono in grado di aiutarla a processare il suo trauma nel modo in cui lei lo desidera, questo non accade però con le donne presenti nella sua vita. 

Quasi ogni donna nella vita di Nola – che siano pilastri o solo di passaggio – gioca un ruolo fondamentale nella sua guarigione. La madre di Nola, Septima (Joie Lee) è una madre modello. Come collega artista, è in grado di comprendere la vita e le scelte di Nola in un modo che consente alla protagonista di sentirsi supportata a intraprendere le sue scelte. Septima e il padre di Nola, Stokely, non provano a ingabbiarla con il loro ruolo di genitori predicatori: Nola si sente ascoltata e rispettata.

nola's friendNola, inoltre, ha un gruppo di amiche che include Clorinda Bradford (Margot Bingham), presente già nel film degli anni ‘80, e le nuove arrivate ​​Shamekka Epps (Chyna Layne) e Rachel (Elise Hudson). Il loro spazio sullo schermo è ridotto, ma le loro personalità molto diverse spesso si scontrano per creare un’amicizia che non è necessariamente perfetta, ma comunque solida di fronte ai guai.

Sebbene Clorinda sia incline a giudicarla un po’ troppo e Shamekka ne sottolinei le sue insicurezze, sono lì per fare il tifo per lei. I momenti di intimità platonica che condivide con entrambe le donne – sia che stia fumando silenziosamente e chiacchierando onestamente con Clorinda o che si stia facendo curare il polso contuso amorevolmente da Shamekka – sono ciò che manca gravemente alle relazionicon gli uomini: qui, viene accudita senza l’aspettativa incombente di dover dare qualcosa in cambio.

Infine, è necessario approfondire anche il rapporto di Nola con Opal. Da un lato, non si può ignorare il modo in cui Opal venga usata come un sollievo letterale dopo essersi liberata degli uomini che la circondavano; d’altra parte, nel tempo che le viene dato sullo schermo, Opal dimostra di essere la forza costante di cui Nola ha bisogno e l’unica che sappia sostenerla anche dopo aver deciso di ridimensionare la loro relazione. Eppure, mostrandosi sempre presente senza pretendere nulla in cambio, si configura come quel supporto stabile che tanto servirebbe alla protagonista. Opal, al contrario degli uomini con cui Nola si frequenta, non vuole affatto salvarla: vuole solo il suo bene, senza aspettative. 

Accanto alle sue amicizie più strette e alla sua famiglia, c’è un piccolo coro di donne che sono attive nella crescita personale e nella guarigione della protagonista. La sorella di Mars, Lourdes (Santana Caress Benitez),si rende disponibile a fornire una guida spirituale dopo l’assalto di Nola, arrivando a fornire presumibilmente lavoro gratuito per assicurarle la pace. Anche il capo di Nola, Raqueletta Moss (De’Adre Aziza),la terapista Dr. Jamison (Heather Headley)e la sua padrona di casa Miss Ella (Pauletta Washington), le danno sostegno con un amore duro che la incoraggia allo stesso tempo a prendere delle decisioni in maniera più matura.

4. Conclusioni

La serie tv sembra così riconoscere il valore di una rete forte e solidale di donne. Lee, insieme a un impressionante staff di sceneggiatori che include la vincitrice del Premio Pulitzer e professoressa Lynn Nottage (Sweat), respira la vita di questa nuova e moderna Nola che deve fare delle scelte e non essere scelta. Come dice Spike Lee stesso in un’intervista per afropunk.com:

“One of the themes I’ve thought about that keeps recurring in my films: the choices people make, and the ramifications of those choices. Because the wrong choice could set you back, or you end up being dead. Some serious consequences with the choices people make. And Nola’s just trying to make it work, but… This is the best way I could say it. Nola Darling is a work-in-progress. She’s not finished yet.” 

SpikeLee DeWandaWisePer quanto quindi questo personaggio non sia concluso, il regista sceglie di darle voce proprio nel momento in cui l’amplificazione e la celebrazione delle donne nere che scelgono, invece di essere scelte, è necessario. Elevato tramite un ritratto perfetto da Wise, il nuovo She’s Gotta Have It è ostinatamente nero, sexy, radicale, femminista ma soprattutto è educativo – mostra un’America a cui viene dato sempre poco spazio ma che, come sostiene Lee, ne merita tanto- in un modo che non si è mai visto prima sullo schermo.

“And I think that people like myself, even more people than me, we got to get that message out. They ain’t listen to me, but they’re going to listen to some other younger people. And yo, they need to start talking about that shit. Education is key.”

5. Sitografia 

Edugyan Esi, She’s Gotta Have It: how Spike Lee’s film revolutionised black sexuality on screen, https://www.google.it/amp/s/amp.theguardian.com/film/2017/dec/01/shes-gotta-have-it-film-spike-lee-tracy-camilla-johns 

Wilbekin Emil, afropunk interview: spike lee on ‘She’s Gotta Have It’ https://www.google.it/amp/s/afropunk.com/2019/05/afropunk-interview-spike-lee/amp/