Salem oggi: il peso di un trauma secolare12 min read

Salem, Massachusetts, è oggi una cittadina di circa 43 mila abitanti. Ha un’università, è il luogo di nascita della National Guard of the United States, e nel 2011 vi è stata venduta una sedia di antiquariato a prezzi da record. Nessuna di queste caratteristiche spiega la popolarità di Salem come meta turistica, né perché il picco di visitatori si registra sempre in ottobre. Le motivazioni affondano le loro radici nel passato, quando gli Stati Uniti ancora non esistevano e la Massachusetts Bay ospitava uno dei primi insediamenti europei nel continente.

1. La storia

2. Salem oggi

3. Salem e Hawthorne

4. Bibliografia

 

1. La storia

Tra il febbraio 1692 e il maggio 1693 Salem è stata il palcoscenico della più sanguinosa caccia alle streghe nella storia degli Stati Uniti e il trauma di questi eventi continua a vivere nella comunità cittadina e più generalmente nella cultura statunitense. La sequenza di fatti che ha portato all’impiccagione di diciannove persone, alla morte in carcere di cinque, al decesso di un uomo che si è rifiutato di confessare di aver praticato stregoneria, e a un clima di estrema ostilità e isteria collettiva nella comunità dell’epoca ha affascinato storici e intellettuali per anni. Proprio grazie al loro lavoro oggi disponiamo di ricostruzioni molto minuziose di quello che è accaduto.

Per riassumere i fatti in modo conciso è necessario innanzitutto allestire la scena: colonia della Massachusetts Bay, fine diciassettesimo secolo. Due aree abitate, a circa quindici chilometri l’una dall’altra: Salem Town, una cittadina con un porto e una vita commerciale piuttosto attiva, e Salem Village (oggi Danvers), una comunità rurale più povera e meno numerosa. La vita politica di Salem Village era caratterizzata dalla rivalità tra due fazioni: i Putnam (le famiglie agricole meno benestanti) e i Porter (la parte della comunità che si era arricchita grazie ai legami con i mercanti di Salem Town). Le tensioni interne alla comunità erano ulteriormente inasprite da dissidi di natura religiosa, con il pastore di Salem Village che simpatizzava per i Putnam e predicava un puritanesimo ortodosso che non era condiviso da tutti i fedeli.

Parris, il pastore, aveva una figlia e una nipote. Pratica comune ai tempi, Parris aveva anche due schiavi che aveva acquistato alle Barbados: Tituba e Indian John.

Forse influenzate dai racconti voodoo di Tituba (e dopo aver saputo che fatti simili erano avvenuti anche altrove), le bambine cominciarono a comportarsi in modo assurdo e imprevedibile. Incapace di spiegare altrimenti le convulsioni, gli urli, e la sensazione riportata dalle ragazzine di essere morse o punte, nel febbraio 1692 il medico locale avanzò l’ipotesi che la causa di questi comportamenti fosse di origine soprannaturale.

La presunta possessione diabolica cominciò a diffondersi tra altre giovani del paese, e qualcuno suggerì di provare a usare la stregoneria per individuare il colpevole: venne chiesto a Tituba di preparare una witch cake usando le urine delle vittime. La torta sarebbe stata data in pasto a un cane che così sarebbe stato in grado di indicare chi fosse la strega che stava tormentando le ragazzine. Questo esperimento non portò ai risultati sperati. Disapprovando questi metodi pagani, Parris fece pressione sulle bambine affinché indicassero le loro presunte aguzzine. Fu così che il 29 febbraio avvennero i primi tre arresti per stregoneria a Salem Village.

Ciò che le tre donne accusate avevano in comune era il loro ruolo subalterno nella società: Tituba in quanto schiava non aveva nessun tipo di diritti; Sarah Osborn era un’anziana la cui relazione con un indentured servant, un uomo non libero, era malvista dal paese; infine Sarah Good proveniva da una buona famiglia ma dopo essere caduta in disgrazia era stata costretta a vivere di elemosina.

I due magistrati che vennero chiamati da Salem Town per indagare sui fatti non ricevettero dapprima nessuna confessione, ma dopo molte pressioni (e probabilmente non in misura irrilevante per la sua posizione di schiava) Tituba dichiarò quello che i magistrati volevano sentirsi dire. Raccontò di aver stretto un patto con il diavolo — descritto come un uomo bianco di Boston — firmando il suo libro, e disse di avervi letto anche i nomi di Osborn e Good.

La conferma dell’esistenza di streghe nella comunità di Salem Village non fece che incendiare ulteriormente gli animi e le ragazzine vittime dei loro tormenti continuarono a mostrare segni di possessione e a denunciare altri compaesani. Le accuse smisero di essere limitate a persone il cui ruolo nella società era marginale e vennero estese anche ai membri rispettati della comunità di Salem. Curiosamente, i presunti colpevoli erano largamente nemici dei Putnam, e le loro presunte vittime erano persone a loro vicine.

Vi furono numerose confessioni — chiaramente fasulle — di colpevolezza, spiegabili in parte con l’interiorizzazione delle accuse, anche sotto la pressione di autorità e vicini, e in parte con la volontà di evitare punizioni pesanti. I puritani credevano infatti che chi avesse confessato o accusato altre persone di stregoneria sarebbe stato punito da Dio. A finire in carcere o sul patibolo fu, a Salem, solo chi aveva continuato a sostenere la propria innocenza fino alla fine.

Uno degli elementi che contribuì a rendere i processi giudiziari per stregoneria particolarmente ingiusti fu l’ammissione in tribunale di una forma di prova chiamata spectral evidence: se le vittime dichiaravano di essere state tormentate dagli spiriti degli accusati, questi erano considerati colpevoli anche se al momento dei fatti erano altrove.

La prima impiccagione, quella di Bridget Bishop, avvenne il 10 giugno. Il 19 luglio seguirono quelle di Rebecca Nurse e Sarah Good, mentre Sarah Osborne morì in carcere. Nessuna di loro aveva confessato di essere una strega. Il 22 settembre vennero giustiziate altre otto persone, e il marito di una di queste — per essersi rifiutato di dichiararsi colpevole o innocente — venne pressato tra due tavole di legno per due giorni, finché non morì soffocato.

Nel suo libro del 1692 Cases of Conscience Concerning Evil Spirits Personating Men, Witchcrafts, infallible Proofs of Guilt in such as are accused with that Crime un giudice di spicco si espresse contro l’ammissione della spectral evidence in sede d’accusa, dichiarando che “It were better that Ten Suspected Witches should escape, than that one Innocent Person should be Condemned”. Questo principio, leggermente alterato, oggi è alla base dell’idea della presunzione di innocenza.

Questa presa di posizione, associata all’estendersi delle accuse di stregoneria alla moglie del governatore, contribuì a far scemare l’isteria che aveva preso piede nella comunità. Il 12 ottobre si bandirono ulteriori cacce alle streghe e nel maggio 1693 tutte le persone in attesa di processo vennero ufficialmente perdonate e scagionate dal governatore del Massachusetts.

Negli anni immediatamente successivi si cominciarono ad avere le prime ammissioni di colpa e responsabilità negli eventi di Salem: già nel 1697 venne dichiarato un giorno di digiuno e riflessione sulla tragedia derivata dai processi di stregoneria da parte della Corte Generale del Massachusetts, che nel 1702 dichiarò i processi illegittimi. Solo nel 1957 lo stato dei Massachusetts si è scusato formalmente per quanto accaduto e nel 2001 tutti coloro che erano stati dichiarati colpevoli di stregoneria a Salem sono stati dichiarati innocenti.

 

Salem oggi

Pensare che le ferite provocate da questo evento storico sono ancora tanto aperte da necessitare di altri processi giudiziari nel ventunesimo secolo, fa capire l’impatto della tragedia di Salem nella coscienza collettiva americana.

Non è un caso se questa vicenda è stata usata più volte come allegoria per eventi di natura discriminatoria e caratterizzate da una forte ingiustizia. Uno degli esempi più lampanti di questo tipo di operazione è quello di Il crogiuolo (The Crucible), un’opera teatrale scritta da Arthur Miller nel 1952. Dietro quella che è una ricostruzione anche piuttosto fedele dei fatti avvenuti a Salem Village tra 1692 e 1693, Miller nasconde una critica feroce al maccartismo. Il paragone tra una caccia alle streghe alimentata da superstizione, isteria e guadagno personale e l’America degli anni ‘40 e ‘50 — con la paura del comunismo e la conseguente repressione politica — non è esplicito nell’opera, ma emerge chiaramente quando vengono presi in considerazione il periodo storico in cui è stata scritta e le posizioni ideologiche del suo autore. Miller stesso, qualche anno dopo, è stato oggetto di indagini da parte della commissione per le attività antiamericane.

Recatosi a Salem nel 1952 con l’intento di fare delle ricerche su cui basare l’opera a cui stava lavorando, Miller non trovò la quantità di informazioni di cui disponiamo ora, e certamente non lo stesso stato d’animo. A metà del secolo, per gli abitanti del luogo, quella dei processi alle streghe era una pagina oscura nella storia della città ed era meglio non parlarne, non farci troppo caso. Quel che era successo era successo, ma nessuno ne era orgoglioso e certo non era un motivo di vanto per la città.

Le cose sono cambiate considerevolmente da allora, in parte proprio grazie anche all’interesse che Miller ha suscitato per le vicende di Salem. Oggi la città è soprannominata The Witch City, una scuola elementare locale si chiama Witchcraft Heights, le auto della polizia sono adornate da loghi raffiguranti streghe e Gallows Hill — dove si pensava che molte impiccagioni avessero avuto luogo — ospita dei campi sportivi. L’identità della cittadina, passata in mezzo secolo dall’ignorare un evento orribile del proprio passato al celebrarlo e renderlo la propria caratteristica più saliente, ha iniziato a cambiare negli anni ‘70 in seguito a due avvenimenti ben precisi: Salem è stata il set di due episodi della sitcom Bewitched, diffusi su scala nazionale il giorno di Halloween, e l’arrivo di Laurie Cabot.

Laurie Cabot è una delle figure di spicco della Wicca, un movimento religioso new age che dichiara di basarsi sul paganesimo pre-cristiano. Cresciuta in California, è arrivata a Salem nel 1971 e vi ha aperto il primo negozio di stregoneria.

La scelta di questa cittadina del Massachusetts non è ovviamente casuale, al contrario: Cabot la giustifica sostenendo che è probabile che alcune delle vittime dei processi praticassero infatti la magia, ma nella sua forma benefica e inoffensiva. In virtù della loro scelta di morire pur di non dichiarare di essere streghe, dunque, secondo Cabot le vittime dei processi di Salem meritano di essere considerate tali. L’arrivo di Laurie Cabot in città ha fatto sì che Salem diventasse un polo importante per la comunità Wicca, attirando molti dei suoi seguaci e facendoli diventare una significativa minoranza religiosa all’interno dell’area.

Negli anni ‘80 e ‘90 gli attriti tra la comunità cristiana e quella neo-pagana erano piuttosto aspri, ma in anni recenti i loro rapporti si sono appianati. Gli enti turistici e i proprietari di esercizi commerciali di Salem hanno puntato molto sul crescente interesse per i processi per stregoneria e, nel cercare di attirare masse sempre più consistenti di visitatori, hanno iniziato a organizzare un gran numero di attività collegate ad Halloween.

Si è rivelata una strategia vincente dal punto di vista economico, consentendo alla città di raggiungere numeri record di visitatori ogni anno, ma le obiezioni di natura morale ed etica non hanno tardato a farsi sentire: la morte ingiusta di una ventina di innocenti non è, dopotutto, qualcosa da celebrare in modo così spensierato.

Ancora più perversamente, si è persa la percezione del fatto che nessuna delle vittime dei processi fosse colpevole di stregoneria e che anzi si trattava di persone estremamente religiose che probabilmente credevano nell’esistenza delle streghe — e le trovavano assolutamente spregevoli. Forse fare della città dove sono state giustiziate persone per crimini che non solo non hanno commesso, ma che avrebbero odiato, una delle principali mete dove festeggiare Halloween travestendosi da streghe ed esseri demoniaci non è il modo più rispettoso per conservare la loro memoria e ricordare la catena di eventi storici che ha portato alla loro morte.

 

Salem e Hawthorne

Salem è anche strettamente associata a uno dei principali autori della storia della letteratura americana: Nathaniel Hathorne vi nacque nel 1804  e solo più avanti nella sua vita (forse per distanziarsi da un antenato, che aveva partecipato ai processi come giudice) aggiunse una “w” al suo cognome e divenne il Nathaniel Hawthorne che ricordiamo per La lettera scarlatta (The Scarlet Letter) e La casa dei sette abbaini (The House of the Seven Gables). In quest’ultimo romanzo, pubblicato nel 1851, Hawthorne lascia emergere alcuni dei temi che chiaramente hanno ispirato molte delle sue opere e si può dire che il senso di colpa derivante dal ruolo del giudice Hathorne assuma particolare rilevanza.

La trama è infatti incentrata su una casa sulla quale sembra pesare una maledizione, in quanto costruita su un terreno acquistato accusando il legittimo proprietario di stregoneria. La morale del romanzo di Hawthorne è riassumibile nell’idea che i crimini di una generazione ricadano su quelle successive e che le colpe dei propri padri siano di conseguenza un problema e una responsabilità dei figli. Non è difficile immaginare che questo genere di preoccupazioni morali fossero le stesse che affliggevano l’autore stesso.

La casa dei sette abbaini è ispirato a una vera casa esistente a Salem e che ai tempi apparteneva a una zia di Hawthorne. Oggi, dopo diverse peripezie immobiliari, la casa è aperta ai visitatori e rappresenta uno dei pochi luoghi della città dove la storia non cede il passo alla leggenda romanzata e “disneyficata”. Le visite guidate che vi si conducono sono sobrie e non fanno accenno alle varie storie di fantasmi che si sono accumulate attorno alla casa. C’è chi sostiene che vi dimorino gli spiriti di Hawthorne e di suo figlio, e chi immagina sia infestata dalle anime delle vittime dei processi o magari da quelle dei loro aguzzini.

Dopotutto, se si pensa ai fantasmi come simboli di un non-rimosso, di un trauma che continua a ripresentarsi sempre uguale, come può un edificio eretto a Salem prima del 1692 non essere infestato? Forse il coesistere delle due anime della città (quella di luogo dove si è svolto uno dei drammi fondanti della coscienza americana e quella di divertente meta turistica) è un modo per prendere atto delle atrocità che vi sono avvenute senza farsene sopraffare. Mercificare una tragedia secolare il cui impatto psicologico è oggi pesante, probabilmente, potrebbe far sembrare inoffensivo qualcosa che inoffensivo non è, ed è bene essere consapevoli dei rischi che si corrono nell’idealizzare ed edulcorare un passato traumatico.

 

Bibliografia

Colin Dickey, Ghostland: an American History in Haunted Places, Penguin Random House, 2016

Morrison, Dane Anthony e Schultz, Nancy Lusignan   Salem: Place, Myth and Memory, Northeastern University Press, 2015

Pavlac, Brian Alexander Witch Hunts in the Western World : Persecution and Punishment from the Inquisition Through the Salem Trials, Greenwood Press, 2009

Violi, Patrizia  Paesaggi della memoria. Il trauma, lo spazio, la storia, Bombiani, 2014

Hawthorne, Nathaniel The House of the Seven Gables, 1851

Miller, Arthur The Crucible, 1952

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By |2018-11-04T10:48:33+00:00ottobre 30th, 2018|Saggi|0 Comments

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