Il deserto è un’ossessione della cultura americana. Austere e inospitali, le aride distese di sabbia sono lo specchio nel paesaggio dell’inconscio di una nazione retta sulla prosperità: esse sono l’annullamento della vita, l’appiattimento di ogni diversità; genericamente, la morte. Le immagini desertiche permeano costantemente l’immaginario statunitense, e spesso è là dove questo raggiunge i suoi picchi di intensità. Non può che non venire in mente la Waste Land (1922) di T.S. Eliot, con il suo costante susseguirsi di immagini disperate di aridità e assenza di acqua. Oppure il meraviglioso finale di Ask the Dust (1939) di John Fante, in cui il protagonista consegna alle sabbie del Mojave le pagine del suo manoscritto, estinguendo le sue passioni nell’immensità del deserto. 

Tuttavia per avere il capolavoro delle sabbie definitivo, che restituisca la complessità dell’ecosistema desertico in tutta la sua sublime bellezza, dobbiamo aspettare il 1965, anno in cui la Chillton Company, casa editrice statunitense specializzata per lo più in manuali per automobili, dà alle stampe Dune di Frank Herbert. Pioniere della fantascienza ecologica e capolavoro assoluto dell’intero genere, il libro di Herbert è un sistema complesso, un’epopea che tesse insieme tutti gli aspetti dell’umanità in un reticolo di relazioni che si intrecciano intorno all’ambiente ostile di Arrakis, il pianeta-deserto in cui si svolge la storia. 

Il romanzo nacque dalle ricerche sul campo dell’autore. Nel 1957 a Herbert, all’epoca giornalista, venne assegnato di scrivere un articolo su un piano del ministero dell’agricoltura statunitense per fermare l’erosione delle dune costiere nell’Oregon: le sabbie vennero stabilizzate grazie all’introduzione dell’Ammofilia arenaria, pianta erbacea tipica delle dune del mediterraneo. Le relazioni tra l’uomo e l’ambiente colpirono a tal punto l’autore da spingerlo a compiere delle ricerche per cinque anni sulle culture che nell’arco della storia dell’umanità hanno prosperato nel deserto.

Oregon

Le dune dell’Oregon

Il perno della storia al centro del romanzo è l’equilibrio politico: in un futuro dalle tinte medievali, nell’universo di Dune il potere intergalattico è ripartito tra l’Impero centrale, le casate nobili di stampo feudale e la Gilda Spaziale, un’organizzazione neutrale che possiede il monopolio dei trasporti e degli scambi tra i vari pianeti. Un colpo di mano scardina questo equilibrio e fa sì che la casata Atreides venga trasferita su Arrakis, un pianeta totalmente privo d’acqua e di ogni forma di vita, ma anche unica fonte della spezia, sostanza dai poteri psicotropi sulla quale si regge l’economia dell’intero impero. 

Partendo da queste premesse, il romanzo segue le avventure del giovane duca Paul Atreides, erede della Casa Atreides, mentre cerca di riconquistare il potere della casata tradita dai rivali, precedenti regnanti di Arrakis; gli Harkonen. Se l’interesse di questi ultimi, guidati dal vile Barone Vladimir Harkonen, è solo l’opulente ricerca del profitto e del potere, gli Atreides cercano di liberare il pianeta dalle sue condizioni avverse e, soprattutto, allearsi con le tribù native del pianeta, i Fremen

Forse i veri protagonisti del romanzo, i Fremen sono le popolazioni che vivono ai margini dei centri di potere, nelle profondità del deserto: la loro è un’esistenza fondata sulla scarsità dell’acqua, al punto che ogni aspetto della loro cultura ruota intorno a essa. Tuttavia, grazie a una serie di accorgimenti tecnologici, riescono a sopravvivere alle condizioni avverse di vita: indossano le tute distillanti, per esempio, che trasformano l’umidità del corpo in acqua potabile; oppure adottano sistemi per raccogliere la rugiada. Nemmeno una goccia d’acqua viene sprecata: in questa maniera il popolo nomade riesce a sopravvivere alle rigide condizioni dell’ambiente senza cercare di domarlo

Sebbene Dune abbia avuto un impatto enorme sulla formazione di una coscienza ecologica – lo stesso Herbert fu uno degli oratori al primo Earth Day nel 1970 –, quella condizione che all’epoca poteva assumere toni distopici oggi ci è fin troppo familiare: siccità e desertificazione corrono a un passo inaudito, al punto che si stima che ogni minuto perdiamo 23 ettari di terra coltivabile. 

Messi a dura prova dall’ambiente che circonda, la lezione dei Fremen diventa fondamentale: un articolo della rivista online Nautilus mostra come in California, per combattere la siccità che attanaglia lo stato, si stiano implementando alcune tecnologie che potrebbero uscire dritte dalle pagine di Dune. Ancora niente tute distillanti per fortuna, ma l’articolo parla dell’implementazione di reti per raccogliere e sfruttare l’umidità della nebbia. 

Tuttavia, forse la vera lezione di Dune sta nel estendere il campo dell’ecologia a tutte le attività dell’uomo, specialmente alla politica. Come spiega ripetutamente Kynes, il planetologo di Arrakis, le condizioni avverse del pianeta potrebbero essere migliorate, se non fosse che a nessuno converrebbe: le severe condizioni climatiche, inasprite dalla presenza di giganteschi vermi della sabbia, sono le stesse che fanno si che il pianeta produca la spezia, il melange. Arrakis, dunque, è soprattutto vittima dell’avidità politico-economica, dello sfruttamento sistematico solamente ai fini del profitto. 

Nonostante questo instabile equilibrio fosse un ovvio rimando all’estrazione del petrolio in medio-oriente, negli ultimi anni c’è un conflitto ecologico che ancora di più richiama le perverse dinamiche di potere al centro di Dune. Il deserto dell’Atacama in Cile, uno dei deserti più aridi al mondo, fornisce un terzo del fabbisogno mondiale di litio, la vera spezia dei nostri giorni, che alimenta il nostro stile di vita digitale. Inoltre, il Cile è l’unico stato in cui l’acqua è stata completamente privatizzata: questo e l’estrazione selvaggia di metalli rari stanno minacciando duramente le comunità ancestrali del deserto

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Il deserto dell’Atacama – Cile

La notizia che Dune tornerà presto sul grande schermo, dopo un monumentale tentativo fallito di Alejandro Jodorowsky e un semi-sfortunato capitolo nella filmografia di David Lynch, fa ben sperare che il suo messaggio riviva di una seconda vita. D’altronde, i milioni di giovani scesi in piazza per il Global Strike for Future o le proteste non-violente di Extinction Rebellion sono la prova che l’emergenza climatica sta risvegliando le coscienze sui problemi del pianeta: in questo contesto, Dune è il racconto di cui abbiamo disperatamente bisogno. 

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