Politica e poetica in «Walking» di Henry David Thoreau17 min read

Dissidente politico, naturalista e lucido critico della sua epoca, Henry David Thoreau è una figura imprescindibile nella storia letteraria degli Stati Uniti, il cui pensiero continua a rivelarsi attuale.

1) Introduzione: una questione di stravaganza

2) Contesto storico e politico

3) Il camminare come atto sovversivo

4) Una strada tortuosa verso i commons 

 

1) Introduzione: una questione di stravaganza

Nel 1842, Ralph Waldo Emerson scrive nel suo diario una critica al suo giovane discepolo, Henry David Thoreau, naturalista e scrittore alle prime armi. Quest’ultimo aveva consegnato a Emerson una bozza del saggio A Winter Walk, da pubblicare nel «The Dial», la rivista di ampio respiro del gruppo dei trascendentalisti di Concord, Massachussets. Nel diario di Emerson, riguardo a questa bozza, si legge: 

H.D.T. sends me a paper with the old fault of unlimited contradiction. The trick of his rhetoric is soon lerned. It consists in substituing for the obvious word or thought its diametrical antagonist. (Thoreau, Essays, p. xvii)  

Sebbene qui in forma di critica, Emerson colse il seme di quello che sarebbe stato il centro della sua poetica del giovane scrittore in erba nel decennio successivo.  

Infatti, nella conclusione di Waldenl’opera magna dell’autore per la quale verrà ricordato dalle generazioni successive, Henry David Thoreau riflette sul proprio linguaggio, e fa della critica di Emerson un vero e proprio manifesto poetico:

I fear chiefly lest my expression may not be extra-vagant enough, may not wander far enough beyond the narrow limits of my daily experience, so as to be adequate to the truth of which I have been convinced. Extra vagance! It depends on how you are yarded. (Thoreau, Walden, p. 352)

Sebbene in questo contesto si riferisca a una riflessione meta-letteraria, alle numerose digressioni che infittiscono la sua prosa, questo termine può essere illuminante anche per quel che riguarda il suo rapporto con lo spazio come categoria politica. Prendiamo ad esempio le due principali definizioni che Noah Webster dà di “Extravagance” nel suo American Dictionary of The English Language del 1828:

1) Literally, a wandering beyond a limit; an excursion or sally from the usual way, course or limit.

2) In writing or discourse, a going beyond the limits of strict truth, or probability; as extravagance of expression or description.

(Webster, “Extravagance”)

Nei suoi scritti, queste due definizioni sono in relazione interdipendente fra di loro: nelle sue passeggiate, Thoreau il naturalista era sempre alla ricerca di spazi inesplorati nelle topografie di Concord, oltre i confini delle fattorie, oltre le strade principali, al margine della ferrovia; nei suoi scritti, Thoreau lo scrittore era sempre alla ricerca di forme di espressione che andassero oltre le convenzioni della lingua, “a return to the primitive analogical and derivative sense of words” (Thoreau, I To Myself, p. 96).

In entrambi i campi, sia nello spazio virtuale della scrittura che in quello fisico, il suo obiettivo era far emergere aspetti estranei, perennemente rigenerati, dalla materia nota. Emerson aveva colto la confluenza di questo apparente dualismo, quando nell’elogio al suo discepolo recentemente scomparso scriveva: “The length of his walk uniformly made the length of his writing. If shut up in the house, he did not write at all.” (Emerson, Thoreau).  Ma questa relazione intercorreva anche in senso opposto: come Thoreau scrive in una lettera a H.G.O. Blake, “It is after we get home that we really go over the mountain, if ever” (citato in Walden, p. 373). Scrivere significava per lui interiorizzare le esperienze, facendone emergere le verità soggiacenti.

È in questa zona grigia tra queste due accezioni di “extravagance” che si colloca il saggio Walking, in cui la poetica e la politica confluiscono in quello che, insieme alla sua controparte Life Without Principle, può essere definito il manifesto del pensiero thoreauviano

Henry David Thoreau Dagherrotipo

Henry David Thoreau – Dagherrotipo di Benjamin D. Maxham, 1856

 

2) Contesto storico e politico

Nonostante sia stato pubblicato postumo dall’Atlantic Monthly solo nel 1862, Walking nacque da una serie di discorsi che Thoreau tenne nell’incendiario clima politico della prima metà degli anni ’50: in seguito all’annessione del Texas, il decennio si aprì con quello che divenne noto come the Compromise of 1850. Questo, tra l’altro, inaspriva e applicava agli stati del nord il Fugitive Slave Act, che delegava alle autorità federali il dovere di riconsegnare gli schiavi fuggiti ai loro legittimi proprietari.

Tra coloro che sostennero il compromesso, l’adesione più sorprendente fu quella senatore del Massachusetts Daniel Webster, maestro della retorica ed eroe dei trascendentalisti: il 7 marzo 1850 tenne uno dei suoi discorsi più incisivi, The Consitution and the Union, in cui, appunto, parteggiò per il compromesso, sacrificando i principi degli stati del nord in un disperato tentativo di consolidare l’unione degli Stati Uniti. Il discorso si apriva con la sua dichiarazione di voler parlare non come cittadino del Massachusetts, e nemmeno come cittadino del New England, ma allargando gli orizzonti verso qualcosa di più grande:

Mr. President, I wish to speak today, not as a Massachusetts man, nor as a northern man, but as an American, and a member of the Senate of the United States. (Webster, “The Constitution and the Union”)

Il suo appoggio verso questa legislazione causò indignazione tra gli stessi cittadini del New England, i quali videro il loro più capace oratore schierarsi di fronte a una legge che tradiva i loro principi. La più influente voce di indignazione fu quella del senatore dello stato di New York William Henry Seward, il quale rispose al discorso di Webster ribattendo che c’è una legge superiore alla costituzione, Higher Law, termine che incendierà le menti dei trascendentalisti e che darà il titolo a uno dei capitoli cardine di Walden (Parker, The Transcendentalists, pp.  554-5).

Il 23 aprile 1851, un anno dopo il controverso The Constitution and the Union, nel pieno del trambusto politico che seguì l’applicazione del Fugitive Slave Act, Thoreau presentò per la prima volta Walking al Concord Lyceum, echeggiando quella stessa dichiarazione con cui si apriva il discorso di Webster:

I wish to speak a word for Nature, for absolute freedom and wildness, as contrasted with a freedom and culture merely civil, – to regard man as an inhabitant, or part and parcel of Nature, rather than a member of society.

Seguendo le orme di Seward, Thoreau si fa promotore della Higher Law, allargando ulteriormente l’orizzonte che aveva aperto Webster, includendo qualcosa più grande dell’unione, ovvero considerando l’uomo come parte integrante della Natura. Il fatto che Thoreau usi la retorica di Webster, e più in generale della politica dei suoi tempi, per promuovere la natura, mette luce il carattere proclamatorio di questo saggio: a differenza dei suoi saggi di denuncia, come Slavery in Massachusetts, nati dallo stesso clima politico, Walking si fa promotore di un’alternativa, spostando l’attenzione dal mondo civile verso quello selvaggio e indisciplinato della natura sconfinata. A riguardo, sull’uso della retorica, l’incipit continua così:

I wish to make an extreme statement, if so I may make and emphatic one, for there are enough champions of civilization: the minister, and the school-committee, and every one of you will take care of that. (Thoreau, Essays, pp. 243)

Questa dichiarazione potrebbe essere letta come “istruzioni per l’uso” per la lettura dello stesso saggio: sebbene ci fossero maestri della retorica per quel che riguarda la civilizzazione, nessuno fino ad allora si era mai cimentato nel fare della natura la propria agenda politica. Il saggio che segue questo incipit ne è proprio un tentativo, e contrapporre la natura alla civilizzazione significa anche fare emergere le contraddizioni di quest’ultima. Infatti, è attraverso una serie di contrasti che si sviluppa Walking: la libertà assoluta della natura messa a confronto con quella, tinta di ipocrisie, “merely civil”; un sistema di valori basato sul profitto contrapposto a uno basato sulle necessità dell’essere umano; le divisioni arbitrarie del territorio che vengono a meno in favore di uno spazio comune in cui non esiste la proprietà privata, e così via. 

Atlantic Monthly

Prima pagina dell’«Atlantic Monthly» su cui venne pubblicato postumo il saggio. Fonte: http://commons.digitalthoreau.org/walking/

 

3) Il camminare come atto sovversivo

Se il senso principale dell’esperienza a Walden era affrontare la vita intenzionalmente, “to live deliberately” (Walden, p. 97), in contrasto con una vita incosciente e in balia degli eventi, Walking ne rappresenta un’estensione e, se vogliamo, la sua più efficace formulazione teorica.

Come implica il titolo stesso, tutto il saggio ruota intorno a un processo, il camminare. Se prendiamo le varie componenti che definiscono questo processo singolarmente, vedremo che in ognuna c’è una critica al nuovo sistema dei trasporti e, per estensione, al complesso tecnico e ideologico che si stava affermando in maniera definitiva in quegli anni. In primo luogo camminare implica la volontà di un’agente di mettersi in moto, azione che si caratterizza per essere più individuale che collettiva; poi dovrà scegliere una direzione, su un percorso determinato e a un ritmo stabilito da sé stesso, secondo le sue necessità o volontà. Estendendo questo processo a metafora di ogni azione umana, Walking si fa promotore di una via alternativa, di una maniera di vivere lontano dagli schemi della società, per riscoprire, come scrive Laura Dassow Walls, “a space of true freedom and a way of life that could take us to that space daily” (Walls, Henry David Thoreau: A Life, p. 318).

La più grande minaccia alla libertà individuale per Thoreau era proprio la ferrovia, in quanto coinvolgeva i cittadini in un movimento collettivo ma incosciente, in una direzione non determinata da loro stessi e con un ritmo imposto. Per esempio, il 31 agosto 1850 Thoreau annotava nel suo diario:

I see that men do not make or choose their own paths, whether they are railroads or trackless through the wilds, but what the powers permit each one enjoys. (Thoreau, I to Myself, p. 59)

La più efficace intuizione che Thoreau ebbe nei riguardi nella tecnica fu considerarla non come entità in sé, ma come un insieme di relazioni che ha un suo effetto sulla coscienza degli uomini. Questo è evidente nei primi due capitoli di Walden in cui, dall’attenta diagnosi sociale che fa sui cittadini di Concord, la tecnologia emerge come la principale causa della perdita di coscienza individuale. Forse l’immagine più efficace è quella che appare nel capitolo Where I Lived, and What I Lived For, in cui Thoreau gioca sul duplice significato del termine sleeper:

Did you ever think what those sleepers are that underlie the railroad? Each one is a man, an Irishman, or a Yankee man. The rails are laid on them, and they are covered with sand, and the cars run smoothly over them. They are sound sleepers, I assure you. (Walden, p. 99)

Su questo aspetto è fondamentale l’influenza che ebbe sui trascendentalisti il pensiero di Thomas Carlyle, filosofo scozzese che con Emerson intrattenne una corrispondenza durata più di cinquant’anni.

Già nel 1829 infatti, nel saggio Sign of the Times, Caryle scriveva: “Not the external and physical alone is now managed by machinery, but the internal and spiritual also.” (Carlyle, The Sign of Times). Dunque, alternando il senso di “sleeper” come traversa che tiene insieme i binari e come stato di incoscienza, Thoreau fa emergere che l’apparato tecnico non si regge affatto, paradossalmente, sulla tecnica, ma piuttosto sul consenso, o meglio sull’incoscienza, dei cittadini a riguardo, anticipando di un secolo Martin Heidegger quando scriveva: “the essence of technology is by no means anything technological” (Heidegger, The Question Concerning Technology). 

È proprio in opposizione a questo senso di inconsapevolezza che Thoreau definisce in Walking la figura del saunterer, una sorta di nuovo ordine cavalleresco, “a sort of fourth estate, outside of Church and State and People”,  viandante che viene definito nella prima pagina attraverso un curioso gioco etimologico: da una parte fa risalire la parola da sans-terre, coloro costretti a vagabondare perché non avevano una casa; dall’altra, trova la matrice etimologia in Saint-Terrier, i pellegrini che si recavano alla terra promessa.

Unendo il significato di queste due origini apparentemente opposte troviamo la caratteristica principale del viandante di Thoreau: “without land or a home, which, therefore, in the good sense, will mean, having no particular home, but equally at home everywhere.” (Thoreau, Essays, pp. 243-4). In una nazione come gli Stati Uniti del diciannovesimo secolo, in cui progresso era la parola chiave e tutto quanto era in funzione di una meta da raggiungere, Thoreau consiglia al lettore di abbandonare la destinazione in favore del viaggio, di rallentare e, estendendo la metafora, di creare i propri sentieri individuali, non tracciati dall’autorità. 

Quello che lo definisce infatti è proprio questo senso di volontà, e nel suo muoversi liberamente nello spazio esprime il suo dissenso verso le forme istituzionalizzate di potere, raggiungendo quello che Thoreau chiama Wildness (da non confondere con Wilderness), che è sia un luogo fisico che uno stato mentale. D’altronde, attraverso la lettura di On the Study of Words di Richard Trench, trova in questa parola, wild, il perfetto connubio tra natura selvaggia e volontà umana:

Trench says a wild man is a willed man. Well, then, a man of will who does what he wills or wishes, a man of hope and of the future tense, for not only the obstinate is willed, but far more the constant and preserving (Thoreau, I to Myself, p. 179)

Ne deriva che Walking è anche in buona parte un elogio dei terreni incolti, sia della natura che, per estensione, dell’essere umano. Mente e natura nell’opera di Thoreau sono un binomio inseparabile, ed è questo che fa si che la Wildness di cui parla nel saggio sia da intendere sia come spazio esteriore che come spazio interiore. Da ciò deriva che da una riduzione degli spazi naturali, da quella che oggi chiameremo una distruzione degli ecosistemi e una riduzione di biodiversità, ne consegue un impoverimento dell’essere umano, in quanto esso stesso natura, “a part and parcel of nature”. Questo atteggiamento nel saggio culmina quando arriva a teorizzare, iperbolicamente, “a Society for the Diffusion of Useful Ignorance”:

I will not have every part of man nor every part of a man cultivated, any more than I would have every acre of earth cultivated: part will be tillage, but the greater part will be meadow and forest (Essays 272).

In questo senso, a una mente selvaggia, non coltivata, corrisponde una mente non del tutto educata, in cui c’è ancora spazio per l’intuizione, di cui Thoreau si fa campione: è appunto quell’atteggiamento mentale stravagante, in cui l’immaginazione vaga liberamente, oltre i limiti della “strict truth”, come la definiva nel suo dizionario Webster. L’educazione, invece, non è che l’imposizione di una griglia su un terreno incolto, e pertanto, è causa anch’essa della limitazione della libertà individuale. Infatti, come scriveva lo stesso Thoreau nel suo diario, “What does education often do? It makes a straight-cut ditch of a free, meandering brook” (Thoreau, I to Myself, p. 59).

Fitchburg

Tracciato della Fitchburg Railroad, ferrovia che collegava le città di Fitchburg e Boston, passando per Concord e costeggiando il lago Walden.

4) Una strada tortuosa verso i commons 

Quest’ultima immagine, del fiume tortuoso, è fondamentale in Walking, e compare ripetutamente in tutti gli scritti di Thoreau: essa è presente nella prima pagina del saggio, dove viene comparata al libero vagare del camminatore, “[which] is no more vagrant than the meandering river” (Thoreau, Essays, p. 243), e ritorna nell’ultima pagina, nell’idillio dello spazio sconfinato accessibile solo al saunterer, [where] there is some little black-veiled brook in the midst of the marsh, just beginning to meander” (Ivi,  p. 279). L’insistenza su questa immagine porta alla luce il primo significato di “extra-vagance”, quello di andare letteralmente oltre i confini prestabiliti.

Queste immagini assumono ancora più senso se comparate ad una lettura del territorio americano: con la Land Ordinance del 1785,  la divisione del territorio dei nuovi territori dell’ovest fu attuata in maniera del tutto arbitraria, senza considerazione per lo spazio topografico. La mappa, strumento di astrazione e iscrizione sul territorio stesso, divenne così lo strumento per eccellenza del Manifest Destiny, con il quale si legittimava l’assoggettamento a tutti i costi dei terreni apparentemente disabitati dell’ovest. A riguardo, William Boelhower scrive:

only in the text of the map can one so visually see to what extent the politics of the global was hopelessly committed to and at the mercy of the local, the removed, the aleatory, the rooted, the placed (Boelhower, Through a Glass Darkly: Ethnic Semiosis in America, p. 45)

Lette sotto questo punto di vista, queste immagini di corsi sinuosi non sono altro che una forma di dissenso verso l’ideologia dominante, che si manifestava attraverso il sistema dei trasporti sul territorio stesso. Solo il “Walker Errant” ha la possibilità di muoversi liberamente nello spazio, senza seguire arbitrariamente i quattro punti cardinali. Così facendo, il saunterer devia dalla letteralmente strada principali, prediligendo i boschi, in cui, come ricorda Boelhower, “There was no order (. . .), its space of circulation was the exact opposite of the road. It could not be controlled, movement in it was random, unchanneled, non-Euclidean(Ivi, p. 61).

Paradossalmente, anche le strade stesse sono una figura che si ripete spesso nelle pagine di Thoreau, ma non sono le strade principali, le highways, bensì le strade in abbandono, ai margini della civiltà, quelle che ormai non portano da nessuna parte. Uno degli esempi più suggestivi di queste immagini lo si trova in un brano del suo diario del 21 luglio 1851:

 Now I yearn for one of those old, meandering, dry, inhabitated roads, which lead away from towns, which lead away from temptation . . . where you may forget in what country you are travelling; where no farmer can complain that you are treading down his grass . . . where my spirit is free; where the walls and fences are not cared for; . . . where earth is cheap enough by being pubblic; where you can walk and think with least obstruction, there being nothing to measure progress by (Thoreau, I to Myself, p. 79)

Questo brano diventerà la base della poesia centrale di Walking, “The Old Malborough Road”, che ne costituisce appunto l’immagine centrale intorno alla quale ruotano i temi del saggio:

If with fancy unfurled
You leave your abode,
You may go round the world
By the old Malborough road.
(Essays 252)

È ai margini della civiltà, negli spazi dimenticati oltre la mappa, che Thoreau trova l’emblema per il vero progresso della razza, oltre il commercio e il profitto, e lontano dalle istituzioni. Questa è la terra santa a cui può avere accesso solo il saunterer, a Holy Lander”, i cosiddetti commons, gli spazi aperti comuni a tutti, “where the walker enjoys comparatively freedom”. Il fatto che Thoreau ponga così tanta insistenza su queste immagini porta con sé un senso di emergenza, in cui si preannuncia un giorno in cui quegli spazi non esisteranno più: “when fences shall be multiplied, and man-traps and other engines invented to confine men to the public road, and walking over the surface of God’s earth shall be construed to mean trespassing on some gentleman’s ground” (253).

Eppure, ciò che propone in Walking è proprio una maniera per dissolvere i confini imposti, per attraversarli con indifferenza, abbandonandosi all’unica verità persistente, la natura selvaggia e incontaminata. Solo attraverso questo processo si può raggiungere quello stato sia mentale che fisico della Wildness, in cui ogni cittadino gode degli stessi diritti. Nelle ultime pagine di Walking Thoreau racconta di aver assistito ad uno spettacolare tramonto, ma ciò di cui si delizia di più è il rendersi conto che questo era spettacolo del quale avrebbe potuto godere chiunque in maniera indistinta:

When we reflected that this was not a solitary phenomenon, never to happen again, but that it would happen forever and ever an infinite number of evenings, and cheer and reassure the latest child that walked there, it was more glorious still. (279)

Bibliografia

– Boelhower, William. Through a glass darkly: ethnic semiosis in american literature. Oxford University Press, 1987.

– Carlyle, Thomas. “Sign of the Times.” Victorian Web, http://www.victorianweb.org/authors/carlyle/signs1.html. Ultimo accesso: 27 dicembre 2017.

– Emerson, Ralph Waldo. «Thoreau.» The Atlantic, agosto 1862, https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1862/08/thoreau/306418/. Ultimo accesso: 20 dicembre 2017.

– Heidegger, Martin. «The Question Concerning Technology.» University of Hawaii, http://www2.hawaii.edu/~freeman/courses/phil394/The%20Question%20Concerning%20Technology.pdf. Ultimo accesso: 2 gennaio 2018.

– Parker, Barbara. “The Transcendentalists.” Cambridge History Of American Literature, a cura di Sacvan Bercovitch, vol. II, Cambridge University Press, 1995, pp. 329-604.

– Thoreau, Henry David. Essays: a fully annotated edition, a cura di Jeffrey S. Cramer, Yale University Press, 2013.

– Id. I to Myself: an annotated selection from the journal of Henry D. Thoreau. New Yale University Press, 2007.

– Id. Walden, or Life in the Woods, a cura di Jeffrey S. Cramer, Yale University Press, 2004.

– Walls, Laura Dassow. Henry David Thoreau: A Life. Chicago University Press, 2017.

– Webster, Daniel. “The Constitution and the Union .” United State Senate,

https://www.senate.gov/artandhistory/history/resources/pdf/Webster7th.pdf.

Ultimo accesso: 30 dicembre 2017.

– Webster, Noah. “Extravagance.” Webster’s Dictionary 1828 – Online Edition, http://webstersdictionary1828.com/Dictionary/extravagance. Ultimo accesso: 20

dicembre 2017

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By |2018-10-03T11:49:23+00:00ottobre 3rd, 2018|Saggi|0 Comments

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Eterno pendolare. Sto ancora cercando di capire cosa voglio fare nella vita, ma ho tutta la vita per pensarci. Nel frattempo, ammazzo il tempo coi libri.

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