On My Block: fenomenologia di un’adolescenza americana5 min read

Ambientato nel quartiere immaginario di Freeridge a Los Angeles, On My Block, una delle ultime serie targate Netflix, ci catapulta sin dalle prime scene nella vita dei quartieri più poveri della città, dove vivono, regnano e lottano tra loro le bande di latinos e afroamericani. Tuttavia, ciò che spesso viene ignorato della vita di questi quartieri sono i personaggi sullo sfondo, quelli che si ritrovano a vivere in queste zone senza avere alcuna affiliazione a tali bande. Di questi personaggi viene o ignorata l’esistenza o resa visivamente con connotazione drammatiche fino agli eccessi.

Al contrario della maggior parte della produzione culturale con questa ambientazione, soprattutto filmica (ad esempio Gran Torino, American History X, I guerrieri della notte, End of Watch) i protagonisti di On My Block sono un gruppo di ragazzini di appena quattordici anni che si apprestano a iniziare l’high school con i normali sogni e le aspettative di quell’età. In tutti i titoli precedentemente citati, i protagonisti sono sempre membri di gang o corpi della polizia che le fronteggiano, ma mai ragazzini le cui vicende si svolgono parallele alla vita criminale di quartiere.

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Tuttavia, anche in questo gruppo, uno dei membri, Cesar, viene inserito come variabile impazzita, essendo affiliato a una delle bande rivali del quartiere per linea familiare, ma fortemente contro la sua volontà. Gli altri quattro, l’intrepida Monse, l’irriverente Ruby, il timoroso Jamal e l’ultima arrivata Olivia -tutti appartenenti a famiglie latino o afroamericane- sono invece ragazzini ‘comuni’ (mi permetto di usare il termine comuni per diversificarli da chi fa parte di una banda, mentre in realtà, come si scoprirà nel corso delle puntate, sono tutto men che comuni).

Se gran parte dell serie tv del genere crime, come Peaky Blinders, Sons of Anarchy, Narcos e The Sopranos, si carattrizzano pr un tono drammatico e raramente ironico, On My Block si distingue per un tono narrativo prettamente comico. La comicità e l’ironia che i protagonisti  fanno su ogni situazione assurda in cui si trovano contribuisce a dipingerli per la loro ‘normalità’: esterni al mondo delle gang, fanno di tutto per sfuggire da quell’universo. La maggior parte degli eventi che li coinvolge,sarà paradossalmente legata al tema centrale della serie: riuscire a salvare il loro amico Cesar, impedendogli di diventare un membro permanente della banda dei Santos.

Per quanto i protagonisti cerchino di fuggire dalla vita da quartiere malfamato, questa continua a bussargli alla porta, dimostrando che anche le persone meno inclini alla malavitosità possano trovarsi facilmente invischiate in situazioni lontane dalla loro idea di tranquillità. In particolare Cesar sarà protagonista di un vero e proprio percorso psicologico per riuscire a superare il trauma permanente dato dalla sua situazione, che lo colpisce tanto nella sfera degli affetti quanto nello svolgimento di attività comuni per un ragazzo della sua età, come andare a scuola.

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La comicità dunque viene usata come espediente per esprimere più realisticamente la condizione mentale dei protagonisti. Uno stato di perenne dramma è senza dubbio più sensazionalistico, ma mette da parte quel lato normalizzante della vita di tutti i giorni. Ssoprattutto quando si parla di un gruppo di quattordicenni, i cui drammi più grandi dovrebbero essere ben diversi dallo scappare dalla vita di quartiere e dai conflitti tra gang. Infatti, parallelamente alla vicenda cardine, si sviluppano altre piccole sottotrame dal tono squisitamente comico, prime tra tutte le loro giovani storie d’amore, una pazza caccia al tesoro di Jamal e della nonna di Ruby, l’organizzazione della quinceañera di Olivia e molto altro.

L’elemento che è spesso stato tralasciato nella rappresentazione di storie appartenenti a questo genere, come negli esempi filmici e seriali già citati, è proprio questo: raramente protagonisti sono stati degli adolescenti come quelli di On My Block e, anche quando lo sono stati, venivano dipinti come dei mini adulti la cui esistenza era scandita da un dramma dietro un altro. Non viene negato che questa sia anche una fetta consistente di una realtà come questa, ma è innovativo che On My Block sia andata a completare dal punto di vista rappresentativo cinematografico/seriale l’universo culturale dei quartieri malfamati delle grandi città statunitensi e non solo.

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Chiaramente i protagonisti non sono ignari del trauma e della situazione drammatica in cui vivono e che li circonda. Piuttosto, attraverso la risata, cercano un coping mechanism per sopravvivere psicologicamente alla condizione di disagio data dal vivere in un quartiere con un così alto tasso di criminalità. Ad esempio, in una delle scene di apertura della serie, forse anche una delle più emblematiche e ambigue, il gruppo sta spiando da fuori una festa di adolescenti un po’ più grandi di loro, quando sente dei colpi di sparo; oltre ovviamente a scappare, i ragazzi fanno un gioco durante la fuga: tirano a indovinare a seconda del suono dello sparo che tipo di pistola ha esploso il colpo. Per quanto possa sembrare paradossale, e anche leggermente grottesca, una scenasimile, in tutto il quadro generale della storia, si dimostra estremamente realistica e coerente.

Con questa breve ma intensa serie (già rinnovata per una seconda stagione), vi ritroverete nel piccolo ma turbolento universo degli adolescenti più irreverenti, ma soprattutto tremendamente realistici, della comunità seriale di Netflix. Per lo spettatore di qualsiasi età, sarà infatti molto facile specchiarsi e anche mettersi nei panni dei cinque giovani per seguirli nelle loro scorribande attraverso Freeridge e Los Angeles.

Potete vedere tutta la prima serie di On My Block sul sito ufficiale di Netflix.

Le foto in questo articolo sono sotto © John O’ Flexor/Netflix

 

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By |2018-09-10T10:52:36+00:00settembre 10th, 2018|Recensioni|0 Comments

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