Il regno del fumetto, anche nei suoi aspetti più dimessi e lontani nel tempo, si intreccia essenzialmente con domande relative al mondo in cui abbiamo vissuto ieri e che abitiamo oggi. In questo rientra anche Nelvana of the Northern Lights, una striscia canadese avente per protagonista una supereroina, pubblicata nel 1941 e recentemente ristampata. Vedremo come il fumetto può farsi utile strumento di apprendimento trasversale alle diverse discipline, compresi gli studi etnici e di genere, aiutandoci a sollevare quesiti in merito a specifiche dichiarazioni culturali nel corso della storia, intrecciandosi con la politica e la rappresentazione estetica. Il fumetto come genere si presenta quindi non solo come il prodotto di una cultura in un determinato contesto storico-culturale, ma ne diventa anche lente di ingrandimento per una analisi dettagliata.

1. Canada e multiculturalismo: rappresentazioni passate e presenti

2. La campagna Kickstarter: non solo nostalgia per un’eroina dimenticata

3. Golden Age e contemporaneità: una questione di frontiere

4. L’identità di Nelvana: un caso problematico di identità Inuit

5. Nelvana: un close reading

5.1.  La Nordicity come mindscape

5.2. Nelvana e il Nation-building: patriottismo a fumetti

5.3. Eroina subordinata e/o emancipata

6. Per concludere: celebrare la Canadianess

7. Bibliografia

 

1. Canada e multiculturalismo: rappresentazioni passate e presenti

francobollo raffigurante Nelvana Nel 1988, con il Canadian Multiculturalism Act, il Canada è diventato il primo paese al mondo ad adottare il multiculturalismo come politica ufficiale e a praticare la cittadinanza inclusiva. Questo garantisce l’eguaglianza di tutti i cittadini proteggendo ogni discendenza ed identità e incoraggiando e valorizzando la differenza e l’armonia etnica. Tuttavia, negli ultimi anni, il Canada ha iniziato un percorso di autoanalisi critica in termini di multiculturalismo. L’attenzione si è maggiormente concentrata su due questioni: il rischio di assimilazione alla cultura predominante e il potenziale impoverimento di libertà di movimento dei membri delle minoranze

Ciò vale in particolare per le popolazioni indigene dalla fine del XVIII secolo fino alla storia recente. Ad esempio, molti atti e trattati che promuovevano l’assimilazione delle minoranze all’interno di una società eurocentrica, considerata più civile, furono promulgati fino agli anni ’90. Nel 2008, il Primo Ministro canadese ha presentato una sorta di apologia storica per gli effetti di lunga durata del trattamento mostrato verso le Prime Nazioni, gli Inuit e i Métis. Il Canada ha riconosciuto il contributo delle comunità indigene allo sviluppo della nazione, la loro attuale forza e la loro promessa per il futuro. Insieme a questo, nel 2012 è iniziato il movimento Idle No More, volto sia alla salvaguardia dell’ambiente sia al rispetto della sovranità aborigena.

 

2. La campagna Kickstarter: non solo nostalgia per un’eroina dimenticata

Questo è il clima che, nell’ottobre 2013, ha visto il lancio di una campagna Kickstarter da parte di Hope Nicholson e Rachel Richey, due appassionate della Golden Age dei fumetti canadesi. Le due hanno ristampato Nelvana of the Northern Lights, striscia tutta canadese risalente all’epoca della seconda guerra mondiale, definendo la protagonista Nelvana un’eroina dimenticata.

La campagna è stata un grande successo ed è stata interamente finanziata entro cinque giorni dal lancio grazie al sostegno di più di mille fan. Nicholson e Richey hanno affermato in una loro dichiarazione che “i fumetti dell’Età dell’Oro canadese sono tra i più rari sul mercato. È stimato che esistano meno di dieci edizioni per ciascuno”.

Tuttavia, questa campagna potrebbe essere qualcosa di più di una mera attitudine da collezionisti a conservare e ristampare rari fumetti d’epoca. In gioco ci sono diversi fattori che possono aver contribuito al fenomeno: la relativa istituzionalizzazione del graphic novel, ad esempio, reso sempre più accessibile grazie alla rete, ha contribuito a diffondere un crescente interesse verso vecchie collezioni di fumetti date nuovamente alla stampa.

Così facendo, si suggerisce implicitamente al lettore che è alla moda andare a ripescare nel passato e tirare fuori icone pop dimenticate. Ma la questione è molto più complessa. Secondo Baumann, il crescente multiculturalismo e le società non omogenee hanno causato una grande quantità di stress al cittadino medio, in termini di minore fiducia nel presente e di ansia sociale. La ristampa di vecchi fumetti pone problemi per quanto riguarda il sistema di valori espresso, spesso inappropriato, sollevando molte domande in merito alla correttezza politica (224). Quindi, mentre su di un livello più superficiale la nostalgia potrebbe apparire come un’innocua ricostruzione del passato, essa sottende spesso dinamiche di potere, inclusione ed esclusione (225-231). C’è sempre un processo sommerso di scelta da tenere a mente su ciò che viene recuperato o abbandonato, quando si parla di passato. 

Nelvana combatte nel cieloInfatti, i fumetti non sono silenziosi pezzi da museo, ma immagini aperte che pongono domande sulla nostra cultura (240). Gli autori possono esporre, in modo esplicito o tacito, alcuni pregiudizi di cui sono stati oggetto loro stessi e i loro lettori nel corso di un determinato periodo storico (Dong 2012, 63). In questo senso, le narrazioni grafiche potrebbero essere utili per affrontare i principali temi politici, commentando la nostra società contemporanea (Beatens, 241). Perciò, la scelta di ristampa di Nelvana potrebbe non solo essere un fenomeno di revival storico, ma un segno del contemporaneo Zeitgeist Canadese

 

3. Golden Age e contemporaneità: una questione di frontiere

Nelvana of the Northern Lights (poi semplicemente Nelvana) è stato disegnato da Adrian Dingle tra il 1941 al 1947. La protagonista è stata sia la prima supereroina canadese, sia la prima in tutta la storia del fumetto, anticipando persino Wonder Woman.

Nelvana è stato pubblicato per la prima volta dalla Triumph-Adventure Comics in 31 numeri e alla fine del 1943 vendeva centomila copie a settimana.

Insieme a Johnny Canuck, fa parte dei cosiddetti Canadian Whites, fumetti con copertine a colori e interni in bianco e nero. Questo periodo è stato definito Età dell’Oro dei fumetti canadesi grazie al War Exchange Conservation Act (WECA), ovvero una serie misure di protezione dell’economia canadese che vietavano l’importazione di beni di lusso da parte di Paesi non appartenenti al Commonwealth, Stati Uniti inclusi. Tra questi prodotti c’erano anche i fumetti, il che consentì all’industria canadese di prosperare senza concorrenza, producendo materiale da vendere per il mercato interno.

I Canadian Whites erano per lo più riviste pulp a buon mercato, sebbene il loro aspetto fosse piuttosto curato e sofisticato per l’epoca in termini di stile e impaginazione. Erano pubblicati a puntate, con brevi riassunti all’inizio e cliffhangers, ovvero finali ricchi di suspense. Milioni di copie sono state vendute per decine di titoli durante quegli anni, ma l’industria fumettistica canadese non poteva competere con gli Stati Uniti. L’età dell’oro dei Canadian Whites finì quando i fumetti americani tornarono sul mercato alla fine della guerra. Nelvana non è mai stato ristampato dall’ultima puntata del 1947.

 

4. L’identità di Nelvana: un caso problematico di identità Inuit

Nelvana, come personaggio modellato da Dingle, ha un’identità canadese unica. È una giovane semidea dai capelli corvini, figlia del dio Inuit Kolkiak e di una bellissima mortale. Nelvana sfrutta la forza dell’aurora boreale: tra i suoi superpoteri figurano il volare alla velocità della luce, la telepatia, l’invisibilità, il cambiare forma e aspetto, la capacità di fondere i metalli e l’interruzione delle comunicazioni radio. Nel saggio “Finding Nelvana“, incluso nell’edizione integrale di Bedside Press a cura di Nicholson, Roberts spiega l’interessante genesi dell’eroina, dalla quale sorge il primo aspetto critico del fumetto: Nelvana come problematico caso etnico di personaggio a fumetti.

Dingle ha raccontato in diverse interviste che venne ispirato dai resoconti di viaggio dai territori a nord-ovest del Canada di un amico, Franz Johnston, esponente di spicco del Gruppo dei Sette, pittori canadesi paesaggisti degli anni Venti e Trenta. In particolare, spiega Roberts, Dingle ha raccontato che la sua idea è stata concepita dopo essere stato profondamente affascinato dalle storie di una misteriosa figura di dea Inuit.

donna eschimese con abiti tradizionaliTuttavia, è stato scoperto che Nelvana non si basa solo sulla mitologia, ma piuttosto su una vera donna Inuit, chiamata Nelvana. Johnson probabilmente raccontò a Dingle di una donna che incontrò durante il suo soggiorno a Coppermine, nel Nunavut, che sembrava una Madonna Artica. Curiosamente, Dingle non ha mai rivelato alla stampa la storia della donna e della comunità che lo ha ispirato: questo aspetto fu in gran parte ignorato per oltre settanta anni.

Proprio durante le ricerche sull’identità di Nelvana, sono emerse le prime criticità in merito all’etnia, mai esplicitamente dichiarata. Se è vero che Nelvana è stata generalmente identificata come una “ragazza eschimese” e “supereroina artica” che si riferisce agli Inuit come “la sua gente”, secondo molti studiosi, tra cui Bell, in realtà “appartiene a una lunga serie di regine e dee bianche” (Bell in Roberts 2013). A questo proposito, Dingle oggi potrebbe essere etichettato come fautore di whitewashing e di exploitation ai danni cultura Inuit per i propri interessi artistici e monetari.

Infatti, sottolineando l’alterità del personaggio, cioè l’io etnico, si giunge a quello che Said chiamò Orientalismo, ovvero la costruzione occidentale dell’immaginario dell’oriente. Ciò si collega anche alle teorie di Michel Foucault sul bio-potere e sulle strutture dominanti che affermano il controllo sul “corpo docile”, implicando un individuo “disciplinato [….] manipolato, plasmato, addestrato” (Dong 133, 2012).

La prima difficoltà incontrata nel rappresentare i nativi è infatti quella dello sguardo. Può facilmente essere quello del colonizzatore culturale, che sceglie e seleziona determinati frammenti di una cultura lontana, perpetuandone gli stereotipi (74, 2012). Ciò si traduce in immagini distorte, esteticamente addomesticate, spesso fortemente cariche di clichès semplicistici (67-68). 

Tuttavia, secondo le teorie di Shultz, il corpo umano può resistere, rendendosi non inerte alla reificazione, ma anzi trascendendo le strutture di potere, mettendo in scena varie forme di resistenza e di autopotenziamento, sovvertendo le strutture e le norme sociali.

I fumetti possono contribuire sensibilmente all’effetto dell’identificazione etnica (Dong, 61-69), permettendo al lettore di provare empatia con l’altro sulla pagina, incoraggiando a connettersi a esperienze e comunità che altrimenti potrebbero rimanere sconosciute. In altre parole, ciò che in superficie può essere interpretato negativamente, potrebbe costituire invece un invito a impegnarsi in modo critico.

A questo proposito, Hope, in qualità di fautrice della campagna Kickstarter, ha sostenuto che la ripubblicazione di Nelvana valorizza e rappresenta mediaticamente le minoranze canadesi. Sottolinea anche il concetto di “diversità positiva” e di visibilità come forza di liberazione. In ogni caso, Hope ammette che Nelvana non è perfetta, in quanto “prodotto culturale di un paese in guerra” e quindi “talvolta culturalmente insensibile” o inappropriata. Si riconosce anche che “la vera tragedia sta nel fatto che Nelvana non ha mai avuto la possibilità di crescere […]: era un’idea incredibile, che è stata manipolata e resa ciò che il pubblico al momento voleva, numero dopo numero” (12).

Infatti, è stata espressa la preoccupazione in merito alla rappresentazione della comunità Inuit nel fumetto, e Hope e Richey sono state criticate per la loro decisione di ristampa.

 

5. Nelvana: un close reading

I primi numeri di Nelvana iniziano promettendo al lettori “agghiaccianti ed emozionanti avventure”, “Divertimento e mistero”, creando un reame magico di “eschimesi, montagne, cacciatori”. Nelvana consiste in “64 pagine di eccitazione” grazie a una certa “fulminea selvaggia”, conosciuta anche come la “regina del mondo di cristallo“. Tutto ciò possiede decisamente grande fascino folcloristico per il lettore canadese medio degli anni ’40. La voce narrante fuori campo inizia il racconto con la formula “Molti anni fa…” e termina con un invito: “Segui le emozionanti avventure di Nelvana ogni mese”, che protegge i suoi “fratelli artici dai malvagi piani dei Kablunets (‘malvagi bianchi’)” (Kablunets, Triumph Comics N. 1-7).

uomo inuit che invoca nelvanaGli aspetti che emergono da questa contestualizzazione dell’opera sono diversi. In primo luogo, il significato dell’identità etnica nei fumetti “non si limita all’iconografia o alle immagini statiche”, ma “le figure sono contestualizzate all’interno di un pannello sulla pagina”, il loro modo di comportamento fisico può dirci molto su come il soggetto etnico è costruito (77). Nelvana è rappresentata come un deus ex machina circondato da luci incandescenti, come una bella visione celeste che appare e salva i villaggi dalla fame causata da alcuni malvagi sconosciuti. Nelvana è graziosa e regale, collocata in un regno di cristallo: non è portatrice di una forza bruta, ma una semidea destinata a portare la luce della democrazia nell’oscurità della tirannia. In altre parole, sembra essere in netto contrasto con la popolazione Inuit.

Gli Inuit appaiono piuttosto passivi, deboli, totalmente dipendenti dagli Dei. Parlano spesso un inglese pidgin stilizzato, dal suono primitivo. Inoltre, si presentano spesso come figure ambivalenti. A volte ingenui e innocui, raffigurati come i buoni samaritani del Nord, in linea con la retorica del buon selvaggio, si comportano da amici degli amanti della libertà del Canada. Altre volte, invece, sembrano opportunisti, interessati a vendere pellicce, a fumare erba e a possedere oggetti per loro preziosi. 

I primi numeri della collezione, pongono l’accento sulla protezione dell’ambiente e sulla cura delle specie animali, fornendo ai lettori resoconti etnografici sulle abitudini e tradizioni Inuit (Kablunets, nn. 1-7). Il focus sembra essere sul confronto tra le tribù artiche, il loro senso di collettività e di armonia con la natura, e il letale individualismo degli uomini bianchi. Questi ultimi sono rappresentati come invasori, potenze dell’Asse. Tedeschi e giapponesi sono descritti come “divinità diaboliche”, creature capaci di trasformare tutto in una “terra desolata”. Riducono in schiavitù gli Inuit e li costringono senza pietà al lavoro nelle miniere. Sono tiranni che vogliono governare il mondo con la forza, depredando risorse agli abitanti del villaggio: pesce, cacciagione, olio, pellicce e metallo. Chiamano gli Inuit “mangiatori di grasso” e trivellano senza ritegno la loro terra, violandola senza nessun rispetto o paura, con la loro tecnologia (nel linguaggio degli Inuit, i “mostri di metallo”, mentre gli “uccelli da guerra” sono gli aerei, e i “pesci metallici” sono i sottomarini).

A questo proposito, il “vero altro”, il nemico, sembra essere non tanto il “popolo eschimese”, ma i nazisti nel loro senso più ampio (Kablunets , Nos. 1-7). Nelvana combatte soprattutto contro gli spietati tiranni bianchi e le loro “forze distruttive della guerra moderna”, il cui scopo è quello di “iniziare l’educazione degli eschimesi stupidi, stolti e sempliciotti” (Kablunets, nn. 1-7).

Tuttavia, Nelvana protegge gli Inuit e la sua terra anche da altri avversari: mostri malvagi, quasi lovecraftiani, creature soprannaturali provenienti da mondi ultraterreni, tutte accomunate dall’ essere alieni alla Terra Artica (“Nelvana nello strano mondo ghiacciato di Glacia”, nn. 8-18). Personaggi piatti e situazioni stereotipate sono dunque spesso presenti. Il frame psicologico dei personaggi è piuttosto superficiale e la loro dimensione interiore, quando non apertamente manichea, sembra essere trascurata.

Pertanto, ciò che viene presentato non è il pensiero del personaggio, ma il corpo, una pura figura virtualizzata o de-virtualizzata (Wolk, 2007 99-100): le due dimensioni comiche di spazializzazione e di caratterizzazione (174) servono come icone di riferimento per concentrare l’efficacia narrativa, con il rischio di percepire il corpo umano e il paesaggio come elementi altrettanto decorativi (Royal in Aldama, 108). 

5.1. La Nordicity come mindscape

Nelvana e suo fratello sono chiamati “figli dell’aurora boreale” non solo per sottolineare il loro profondo legame con il padre, ma soprattutto quello con la natura e la libertà stessa. Nelvana è parte stessa dell’Artico. La sua “terra di libertà” costituisce l’elemento fondamentale della natività, un topos della cultura canadese, che porta dritto a valutare un secondo aspetto sempre evidenziato dalle critiche al fumetto: la nordicity.

aurora borealeNelvana si trova nella regione del Nunavut, la più settentrionale del Canada. La natura selvaggia e la sopravvivenza nella tundra artica sono temi di spicco fin dai primi anni del colonialismo in Canada, e la resistenza degli elementi, espressa dal topos canadese dell’endurance, è considerata una particolare virtù (Murphyao 2013, 2).  Per l’immaginario canadese, il Nord rappresenta “più di un punto sulla bussola” (Murphyao 2013, 2), non un luogo ma un’idea, “un mito, una promessa, un destino [….]”. “Il Nord è fondamentale […] a quella ‘comunità immaginata’  […] con tutte le sue contraddizioni, fallimenti, compromessi e successi” (3-4). Questo si è rafforzato durante gli anni Trenta e Quaranta, quando il fascino del pubblico per la parte settentrionale del Canada è cresciuto soprattutto per scopi politici

In effetti, il governo canadese in quel periodo stava implementando politiche di promozione dell’immigrazione in Canada, assieme alle operazioni di perforazione petrolifera e mineraria. Dato che la bandiera canadese a foglia d’acero non era stata ancora adottata, il Nord era il vero elemento legante, afferma Grace (5), diventando un paesaggio della mente e “parte integrante del processo di costruzione di un’identità nazionale canadese, non diversamente da quanto avvenne negli Stati Uniti per l’Ovest” (15). Soprattutto, il Nord di quel periodo mancava di una voce nei centri culturali dell’epoca, perché era esclusivamente il Sud a definirne i modelli.

nelvana cavalca un orsoCome rappresentazione del Sud, il Nord risulta essere uno spazio vuoto e silenzioso, in linea con il paradigma della terra nullius (“terra di nessuno”). Si presenta come una regione incontaminata e non ancora toccata dall’uomo, quando in realtà quelle stesse aree sono state vissute per molti secoli.

Il Nord era dunque una sorta di Altro interno, al tempo stesso subordinato e antimoderno eppure potente e misterioso (5). Il Nord, come l’Artico, è stata “una fabbricazione creata (fino a poco tempo fa) per intrattenere, sviluppare, commercializzare, sempre al servizio degli interessi e degli obiettivi di un discorso meridionale dominante” (2002, 1).

Nelvana è stata infatti commemorata e utilizzata, insieme ad altre icone dei Candian Whites, per la collezione nazionale di francobolli del 1995 (Murphyao, 1). Questo si collega anche con il concetto critico di nazionalismo banale di Billing, che consiste nella rappresentazione quotidiana di una nazione che mira a costruire un senso di appartenenza condiviso e subliminale.

I concetti di nordicity e natività, con le loro implicazioni politiche, culturali e commerciali, rappresentano un solido sottotesto utile a comprendere il personaggio di Nelvana, sia nelle sue gesta eroiche sia per la sua valenza nella società canadese.

 

5.2. Nelvana e il Nation-building: patriottismo a fumetti

A questo proposito, è stato affermato che l’agenda nascosta di Dingle in Nelvana era soprattutto quella di rafforzare il mito canadese della Nordicità. Dingle ha detto a proposito del suo personaggio che “ha dovuto sistemarla un po’ e impiegarla nello sforzo bellico”, dovendo rendere il tutto “naturalmente molto patriottico, no… ?”. (2).

Dingle potrebbe essere accusato di aver materializzato eventi storici e persone per uno scopo: rafforzare la cultura canadese dominante. Potrebbe aver usato Nelvana come strumento psicologico per un’implicita propaganda alleata, non ritraendo il Canada solo come una società distinta dagli Stati Uniti, ma fornendo la convalida alle forze armate canadesi per combattere insieme ad altri paesi del Commonwealth britannico (Murphyao, 3). Inoltre, facendo riferimento agli Inuit come “il mio fedele popolo eschimese” (Nelvana, nn. 19-23), Nelvana sembra esprimere il paternalismo del governo canadese nei confronti delle comunità Inuit nel corso degli anni Quaranta (4).

Ed è questo il terzo aspetto controverso del fumetto: Nelvana come rappresentante dell’incarnazione dell’immaginario meridionale del Nord in un periodo in cui le popolazioni indigene sono state perseguitate e sfruttate dai canadesi. In questo senso, il vero sforzo di Nelvana è quello di mantenere lo status quo, incarnando la nazione come figura femminilizzata: un supereroe al femminile, che si presenta attraente per il mantenimento della pace.

 

5.3. Eroina subordinata e/o emancipata

nelvana invoca il padreNelvana attribuisce sempre il merito dei suoi poteri al padre: dovendo pregare per averli, mostra non solo deferenza ma anche dipendenza da un’autorità patriarcale (Flock 2016, 2). Nelvana non ha alcuna forza di per sé, essendo fisicamente inferiore ai suoi avversari maschi. In ciò, conferma “il ruolo di genere convenzionale per il sesso più debole […], un attributo visto come tipicamente femminile in tempo di guerra in Canada” (6) . A questo proposito, Nelvana sembra essere debole e sottomessa, un personaggio con un costume e una specie di missione pro sociale. In altre parole, un’icona etnicamente, sessualmente e nazionalisticamente carica.

Tuttavia, Nelvana può essere inquadrata sia come eroina subordinata che come eroina emancipata, soprattutto alla luce del contesto storico che l’ha vista nascere e la condizione di genere delle donne nel Paese in quegli anni.

Nelvana sfrutta lo svantaggio di genere a suo vantaggio, giocando solo a volte a recitare la parte della damigella in difficoltà. Mentre è Alana North, una spy-girl sotto copertura, usa persino un paio di tacchi per combattere il male, e Dingle ironicamente scrive che il nemico “non conosce il potere disarmante dei tacchi alti di una donna” (Nelvana, n. 30). Nelvana è efficiente anche quando deve preparare i bagagli per andare su di un altro pianeta, è un’astuta deduttrice, guida da sola e ha il suo appartamento da ragazza single. Ha un aiutante maschio, è coraggiosa e capace e soprattutto ha interesse soltanto nella salvaguardia del Paese.

nelvana usa i tacchi altiNelvana è consapevole della sua posizione e quindi gioca sul fatto che i suoi poteri siano trascurati e sottovalutati da quasi tutti gli uomini che incontra, almeno all’inizio. L’unica volta che le viene detto apertamente: “Questo non è un lavoro per una donna”, risponde con fermezza: “Sciocchezze! Sottovalutate il mio potere di proteggermi”. Anche se quelli che seguono sono poi commenti come “H’mm peccato! È troppo bella per morire”, alla fine Nelvana sconvolge e rompe gli equilibri degli uomini, portandoli a dire: “Francamente io sono stupefatto delle potenze che possedete” (Nelvana, nn. 19-23).

Nelvana è tutt’altro che romantica, soprattutto quando folgora i malvagi lupi manciuriani. In quella scena, due uomini stanno guardando il cielo stellato e uno dei due dice all’altro: “Quando lo guardo, il gruppo di stelle sopra di me assomiglia alla figura d’un uomo sulla schiena di un orso. Ah-ah, credo che i poeti ci vedrebbero invece una donna. Non sarebbe abbastanza romantico avere un uomo in sella a un orso”. Poche pagine dopo, lo stesso uomo dice: “Dammi un pizzicotto! Sono sicuro di aver visto un grosso orso polare con una donna sulla schiena! E che donna!” (Nelvana,  nn. 16-18).

Nelvana può essere interpretato anche come un fumetto che si allea con la dominanza maschile, invece di sovvertirla. È stato obiettato infatti che Nelvana è quasi l’unico personaggio femminile a comparire, implicando che la sua immagine femminile sia oggettivata e prodotta da un uomo per lo sguardo maschile. È stata letta in questo senso come l’ennesima rappresentazione ipersessualizzata di donna, simbolo della sessualizzazione dei corpi aborigeni (Dong, 110).

abiti eschimesi tipici del nunavutSecondo diversi studiosi, il fatto che l’eroina sia chiamata “femme”, “diavolessa” e “strega eschimese” fa sì che Nelvana affondi le proprie origini più nella raffigurazione femminile esotica occidentale che in quella Inuit. Infatti, Dingle stesso voleva creare una supereroina iperborea, come ha dichiarato in un’intervista: “L’ho cambiata un po’. Ho fatto quello che potevo con i capelli lunghi e le minigonne”, cercando di renderla il più attraente possibile (Murphyao, 2). Quindi, Dingle ha deliberatamente trasformato Nelvana, da ragazza Inuit a eroina sexy in mini abito foderato in pelliccia che combina il fascino del Nord con l’appeal sessuale (2). Nonostante gli abiti non siano il massimo per sfuggire all’ipotermia, Nelvana non sembra mai infastidita dalla temperatura estrema, incarnando il tipico stereotipo degli Inuk come popolazione impassibile al gelo.

Quando Nelvana si trova nel traffico cittadino, la situazione sfugge al suo controllo e la gente le urla contro che sembra vestita con un costume di Halloween. Un poliziotto le dice addirittura: “Ma signorina, questo non è proprio l’abbigliamento dell’inizio della primavera (….) Tch-tch, niente casa e niente vestiti!  Ma pensa un po’, vi accompagno a casa. È un sicuro caso d’amnesia, quello che voi avete” ( Nelvana, n. 19-20).

In ultimo, a differenza di molti altri supereroi, anche se raffigurata come un’immortale dea della pace e protettrice del Nord, Nelvana non combatte mai veramente in guerra e nemmeno affronta direttamente Hitler (Kablunets , No. 7). Al contrario, nei panni del suo alter ego Alana North, si unisce al dipartimento di polizia di Nortonville, Ontario, inserendosi perfettamente nel ruolo della segretaria degli anni quaranta.

Tuttavia, la civiltà si è resa conto dei poteri e dell’impegno di Nelvana a favore della causa della libertà e della giustizia, nonché del suo aiuto alla difesa nazionale. Alla fine Nelvana esclama: “Noi della terra non vogliamo più guerre!” (Nelvana, n. 31). Queste le sue ultime parole: è stata sconfitta dal potere del libero mercato e dei fumetti americani nel 1947.

 

6. Per concludere: celebrare la Canadianess

Nelvana è un fumetto poliedrico e controverso. Il potenziale culturale che ne è alla base si è rivelato al meglio quando si è trattato delle rappresentazioni delle popolazioni minoritarie – “gruppi di individui che vivono o sono stati relegati ai margini della società e il cui posto nella storia è stato storicamente riconosciuto come raffigurato da una cultura dominante” (Dong 68).

Come credeva Will Eisner, i fumetti si affidano a simboli e l’iconografia permette loro di parlare in una lingua accessibile a tutti. Quindi gli stereotipi, sebbene in questa ottica siano necessità, non dovrebbero essere presi alla leggera, perché gli atteggiamenti e i pregiudizi di una cultura modellano le sue caricature (69). 

nelvana appare nel cieloOggi più che mai, infatti, le narrazioni grafiche si prestano bene a smantellare le ipotesi e a problematizzare le rappresentazioni etniche e di genere, ripensando i temi dell’indicibilità, dell’invisibilità e dell’inudibilità (Royal in Aldama, 18). I fumetti possono interagire con la cultura vivente, possedendo la facoltà di ribaltarla denigrando gli stereotipi e, in una certa misura, riscrivendo la storia (19). 

Potrebbero servire a sollevare molti interrogativi nella mente dei lettori contemporanei, risuonando sia con il parallelo della posizione outsider/alien degli immigrati, delle minoranze etniche e di molti altri soggetti razziali, nonché con questioni di genere. In altre parole, il fumetto in generale ha il potere sia di dare voce alle minoranze in modo banale, ma anche di presentare un’immagine visiva e testuale su cui proiettare, discutere e persino insegnare l’identità etnica (Dong, 69).

Potrebbe essere ciò che ha dato ragione al movimento Kickstarter sulla ristampa di Nelvana: la volontà di celebrare, di attirare l’attenzione, per ampliare la comprensione storica dell’essenza canadese (Canadianess) in relazione all’essere nativi (Nativeness) e all’alterità (Otherness). Nella nostra falsa era post-razziale il tema del super eroe, o meglio della super eroina, può fungere da importante punto di partenza, incoraggiando la ricerca di varie definizioni di agentività (90). È sempre difficile interpretare la storia per paura di vedere troppo del presente nel passato (Royal, 17), generando una pericolosa tendenza a ignorare, manipolare o, peggio ancora, a dimenticare.

Quindi i fumetti, anche nelle loro forme più impensabili o trascurate, possono aiutare a guardare al passato, svelando e superando vecchi errori.

 

7. Bibliografia

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