Poetessa, romanziera, critica letteraria, saggista, inventrice, insegnante e attivista ambientale, Margaret Atwood è una delle penne più autorevoli e note della letteratura nordamericana contemporanea.

1.La Carriera

Nata a Ottawa nel 1939, Margaret Atwood cresce tra luoghi isolati a nord del Quebec e inizia a frequentare la scuola full time solo a 12 anni. 

Fin da piccola, matura una forte passione verso la scrittura e decide di dedicare i suoi studi alla formazione letteraria, per diventare una scrittrice professionista. Per questo si iscrive al Radcliffe College dell’Università di Harvard.

Da allora, la penna di Margaret Atwood non si è mai fermata. Scrittrice prolifica, ha all’attivo ben 17 libri di poesia, 16 romanzi, 10 libri di saggistica, 8 raccolte di racconti brevi, 8 libri per bambini e un graphic novel. 

Wynne-Davies, curatore della biografia Margaret Atwood (2009), ha messo in evidenza la potenza e l’innovazione della firma della scrittrice, posta a completamento di opere tematicamente molto distinte. È difficile soffermarsi su tutte le tematiche affrontate in quasi sessant’anni di carriera: il femminismo, i diritti animali, la politica,il rapporto tra genere e identità,oppure tra religione e mito, il potere del linguaggio, l’ambiente e i cambiamenti climatici.

Margaret Atwood

Altra impresa ardua, d’accordo col curatore, è cercare di catalogarla come scrittrice di un solo genere letterario. Dalla fantascienza al Cli-Fi, passando per lo speculative fiction, la produzione di Margaret Atwood ha spaziato in maniera attenta, clinica e dettagliata attraverso diverse produzioni, intrecciandole al fil rouge del suo impegno femminista.

Un impegno riconosciuto anche dalla critica internazionale, insignito dei premi e dei riconoscimenti più importanti: dal Booker Prize – vinto ben due volte – all’ Arthur C. Clarke Award, passando per il Governor General’s Award, Franz Kafka Prize, il National Book Critics e il PEN Center USA Lifetime Achievement Awards. Inoltre, la Atwood è uno dei fondatori del Griffin Poetry Prize e degli Writers’ Trust of Canada e Senior Fellow del Massey College di Toronto.

Oltre a essere una scrittrice acclamata in ogni dove, Margaret Atwood è anche l’inventrice e la sviluppatrice di LongPen, un device che consente a una persona di scrivere – in qualsiasi parte del mondo – tramite tablet, PC o Internet e una mano robotizzata con inchiostro. Permette inoltre una conversazione audio e video tra gli endpoint (nodi per la comunicazione di rete), come un fan e un autore, mentre un libro viene firmato.

2.Margaret Atwood, Parole e Climate Change

In quanto membri di una popolazione globale, inclusiva di esseri umani, fauna e flora, siamo al contempo responsabili e soggetti nel mirino del cambiamento climatico del nostro pianeta. La letteratura, grazie al Cli-Fi, prova a generare una risposta seria nel lettore, spronando la sua empatia verso una presa di coscienza che parte dal presente per migliorare il futuro. Margaret Atwood ha contribuito a questo genere letterario, incarnando proprio questo pensiero, provando a sbarrare gli occhi dei suoi lettori e dei suoi ascoltatori durante conferenze e dibattiti pubblici. Come lei stessa ha dichiarato:

This isn’t climate change – it’s everything change.

(Atwood Margaret, 31/05/18).

cambiamento climaticoPer Margaret Atwood la letteratura può aiutare a rintracciare e rispondere alle esigenze climatiche del nostro pianeta agendo attivamente sul lettore e sulla sua presa di coscienza. Come ha raccontato ai microfoni di Fiona Harvey, in una intervista per The Guardian, la portata del cambiamento climatico e le sue implicazioni in ogni aspetto della vita umana possono essere messi a nudo da un serio lavoro di analisi a cui la letteratura non può esimersi dal prendere parte. Questo parte da una domanda: come dare una giusta risonanza al tema ecologico? Letteratura e scrittori individuano nel Climate Fiction, caratterizzato dal ringiovanimento linguistico, la risposta giusta a questa urgenza.

I romanzi di questo genere hanno risposto finora all’esigenza di legare

words to visible things

(Ralph Waldo Emerson, 1854: 30)

permettendoci di parlare e di essere attenti al nostro ambiente. Questi romanzi sul clima intrecciano le narrazioni scientifiche, tecniche o economiche generate dal cambiamento climatico a storie e narrazioni di forte impatto, proprio come accade in Oryx and Crake (2003) di Margaret Atwood

Si tratta di narrazioni che, nel pieno spirito del “cambiamento del tutto” – per riprendere le parole della Atwood,  deve essere espresso anche tramite un linguaggio in trasformazione. Se da un lato ci si confronta con la perdita (anche di vocaboli), dall’altro lato assistiamo alla produzione di nuovi termini che descrivono scenari futuristici e verosimili, in riferimento alla natura e ai paesaggi, come: 

  • ‘uso del suolo’ (comporta la gestione e la modifica dell’ambiente naturale in un ambiente costruito); 
  • ‘clima estremo’ (‘influenza del cambiamento climatico su eventi meteo estremi come prolungate siccità, ondate di calore e alluvioni);
  • ‘deforestazione’ (eliminazione della vegetazione arborea in un’area boschiva o forestale).

E se queste nuove parole diventano il nuovo lessico base del genere, facciamo fronte alla perdita di tutti quei termini descrittivi di panorami pronti a scomparire ridisegnando le cartine geografiche del nostro globo (come nel caso delle coste attuali pronte a essere sommerse dallo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento del livello delle acque) e la perdita dei nomi di alcune specie destinate all’estinzione.

Oryx and Crake3.Oryx and Crake

Margaret Atwood ha capito l‘importanza del linguaggio in relazione al cambiamento climatico nel suo Oryx and Crake.

Si tratta di una favola che mette al centro la natura manipolata artificialmente dall’uomo; una natura che, proprio in virtù di un controllo estremo cessa di essere ‘natura’ per diventare un prodotto dell’intelligenza umana. La società è divisa in due: da un lato chi vive all’interno dei compounds (plebopoli); dall’altro lato, chi ne resta escluso. 

Una divisione che vale poco nella quotidianità: la vita è ugualmente desolante, sia nei bassifondi pieni di criminalità sia all’interno dei compounds artificiali e dispotici. Crake vuole mettere fine a questo scenario, eliminando l’umanità tramite una pestilenza creata artificialmente. Solo Jimmy viene risparmiato: Crake vuole servirsene per farlo diventare il guardiano di una nuova specie umana ed ecologica (i Crakers) creata artificialmente per abitare quel che resta del mondo.

Jimmy è una figura centrale nel romanzo: ricorda gli eventi trascorsi che lo hanno portato a tale situazione, come era il mondo prima della catastrofe e prima che Crake generasse la nuova specie. I Crakers sono, all’inizio del romanzo, molto diversi dagli umani, in quanto erbivori, immuni alle radiazioni solari e repellenti per gli animali carnivori.  

Il lettore è portato a credere che Jimmy – o Snowman come si ribattezzerà in seguito – sia l’unico sopravvissuto costretto a combattere contro l’ambiente ostile alla sopravvivenza di un umano. Lui è impegnato da un lato nella ricerca di cibo e dall’altro nella protezione dei Crakers

Alla fine del romanzo è chiaro che anche altri abitanti di questo mondo siano rimasti vivi. Nonostante la convinzione di Crake di aver perfezionato una nuova razza umana in grado di vivere senza tendenze verso il dominio, il crimine e gli atteggiamenti dannosi verso l’ambiente, il suo esperimento alla fine fallisce: anche i suoi Crakers iniziano a imitare quel comportamento umano distruttivo che Crake tanto odiava. 

L’analisi di Hannes Berghthaller, docente presso la National Chung Hsing University (Taichung, Taiwan), suggerisce che il romanzo sia:

principally concerned with the question of what role language, literature and, more generally, the human propensity for symbol-making can play in our attempts to deal with the ecological crisis

(Bergthaller, 2010:729).

Sempre secondo lo studioso, bastano delle conoscenze ecologiche basilari per capire che la vita è possibile solo in relazione a altre specie: la biodiversità è necessaria per la sopravvivenza di tutti. Infatti, in ecologia l’estinzione di una specie influenza il resto del suo ambiente e può portare a un’eliminazione, simile a un domino, di creature, piante e habitat. Al mutare dell’ambiente che ci circonda, fa seguito il cambiamento del lessico: anche le parole si estinguono proprio come le specie sulla terra e i panorami a cui siamo stati abituati.

L’ecocidio (distruzione consapevolmente perpetrata di un ambiente naturale) rivela l’inadeguatezza di alcuni termini, la lacuna del vocabolario usato finora e la necessità di descrivere la realtà con nuovi termini e nuove significazioni. Man mano che determinate parole diventano ridondanti attraverso l’ecocidio, la rete linguistica inizia a guastarsi e le lacune nel vocabolario aumentano l’inadeguatezza di altre. Oryx and Crake mostra questo collasso linguistico partendo dai sostantivi che si riferiscono alle entità fisiche arrivando poi a nozioni più astratte di cui viene rinegoziato ogni nesso tra materia e significato. Nel romanzo, Jimmy riflette su questa relazione:

Can a single ant be said to be alive, in any meaningful sense of the word, or does it only have relevance in terms of its anthill?

(Atwood, 2003:429)

Ciò suggerisce che il significato esiste solo in relazione al rapporto che esso ha con il suo contesto di riferimento. A causa di questa struttura a catena, più questo rapporto si interrompe, maggiore è la perdita di significato e la difficoltà dell’uomo di proseguire nella decodifica della realtà circostante per come è abituato a procedere, assegnando a forme e termini significati radicati da tempo. Come risultato, l’intero sistema diventa obsoleto e retto da legami troppo tenui per mantenere in piedi l’intera struttura. Come fa notare Crake a Jimmy: 

All it takes […] is the elimination of one generation. One generation of anything. Beetles, trees, microbes, scientists, speakers of French, whatever. Break the link in time between one generation and the next, and it’s game over forever. (Atwood, 2003: 262)

Jimmy vede la distruzione dell’ambiente come una perdita di parole, che diventa sempre più evidente nel paesaggio distrutto o artificiale:

What’s happening to his mind? He has a vision of the top of his neck, opening up into his head like a bathroom drain. Fragments of words are swirling down it, in a grey liquid he realizes is his dissolving brain.

(Atwood, 2003: 165)

Jimmy riconosce l’importanza di mantenere queste parole poiché capisce che con la loro scomparsa anche il loro significato è minacciato: di fronte a un ambiente in distruzione, anche i mezzi per comprenderlo diventano sfuggenti.


4.Conclusione

La Atwood affronta così una tematica complessa e multiforme: il cambiamento climatico non distrugge solo l’ambiente, ma anche il mezzo che usiamo per comprendere ciò che ci circonda: le parole

Oryx and Crake è un romanzo che, come altri della scrittrice, esamina diversi argomenti quali ecocidio, postumanesimo, estinzione, ingegneria genetica, neoliberismo e relazione uomo-natura, tutti temi che legano inestricabilmente la Atwood e la sua opera al Climate Fiction.

ghiacciai sciolti

I Cli-Novel della Atwood hanno alla base la capacità di comunicare, catturare e impegnarsi contro la distruzione ambientale. Le nozioni di omogeneizzazione e perdita sono temi chiave in tutti questi romanzi e sono fondamentali per i modi in cui i personaggi sperimentano l’ecocidio: quando l’ambiente si restringe materialmente, anche il loro linguaggio, percezione e comprensione.

Il cambiamento climatico modifica la lingua, ma la lingua può modellare e arricchire il processo tramite cui diamo un senso a ogni luogo. Il mondo naturale costituisce una base per la nostra lingua, come illustrato nel romanzo della Atwood, ma l’ecocidio non lascia la possibilità di nominare liberamente ciò che ci circonda; non permette di raccogliere quei “parametri” esterni che vengono dall’ambiente e che la nostra mente tende a elaborare. Di fronte alla perdita del vocabolario e dei nessi semantici a cui l’uomo è abituato, il cambiamento climatico offre un nuovo lessico, basato sul discorso politico, tecnico, scientifico e tecnologico.

 

Questo dizionario si appresta a diventare parte della nostra immaginazione culturale e creativa per poter rispondere e considerare l’importanza dei cambiamenti climatici. Queste parole nuove e particolari aiutano a sviluppare una coscienza ecologica, quella che Margaret Atwood si impegna a creare nei suoi lettori

 

Bibliografia


Atwood, Margaret. Oryx and Crake. Vol. 2. Anchor, 2004.

Emerson, Ralph Waldo. The Selected Letters of Ralph Waldo Emerson. Columbia University Press, 1997.

Bergthaller, Hannes. “Housebreaking the human animal: Humanism and the problem of sustainability in Margaret Atwood’s Oryx and Crake and The Year of the Flood.” English Studies 91.7 (2010): 728-743.

 

 

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