La vita dopo #MeToo: il movimento continua6 min read

Harvey Weinstein

Poco più di un anno fa, il 5 ottobre 2017, il New York Times pubblicava il lungo reportage che segnava l’inizio del declino di Harvey Weinstein. L’articolo riuniva le testimonianze di decine di donne che denunciavano episodi di molestie e abusi sessuali subite dal mega produttore cinematografico nell’arco di circa trent’anni.

Qualche giorno dopo, Ronan Farrow (che, ricordiamolo, è figlio di Woody Allen, accusato di molestie sessuali più o meno da sempre) rincarava la dose sul New Yorker, raccontando anche i sotterfugi usati da Weinstein e dal suo team per cercare di insabbiare le accuse.

Nel frattempo, sui social cominciavano ad arrivare le prime reazioni al reportage da parte di diversi personaggi dello show business. Tra queste, su Twitter, quella dell’attrice Alyssa Milano, che lanciava l’hashtag #MeToo, slogan che era stato già adottato dall’attivista Tarana Burke nel 2006, aprendo le danze a un vero e proprio movimento che, dal 2017, non si è più arrestato.

Alyssa Milano

Anzi, la velocità di denuncia è stata letteralmente sconvolgente. Mentre c’era ancora chi cercava di superare lo shock dell’accusa di stupro a Kevin Spacey, ecco che arrivava l’articolo su Louis C.K e, mentre Louis C.K pubblicava le sue scuse, un’altra denuncia diventava virale. Ha ragione Trevor Noah, il conduttore del Daily Show, a dire che oramai, quando il nome di una celebrità diventa un Twitter Trend, c’è quasi da sperare che sia perché è morto, perché l’alternativa è che sia stato accusato anche lui (o lei) di molestie sessuali.

Dal mondo dello spettacolo, il movimento #MeToo si è ampliato a tutti gli altri ambiti e non poteva che essere così perché, sfortunatamente, lo show business non ha l’esclusiva quando si tratta di abusi di potere e molestie sessuali. Secondo Bloomberg, sarebbero almeno 400 i nomi coinvolti dalle denunce nel primo anno del #MeToo, e la stima potrebbe essere incompleta. Numeri significativi, soprattutto perché rivelano la pervasività del fenomeno.

Ciò che è peggio è che, in realtà, non c’è niente di nuovo in queste denunce. Forse non conoscevamo i nomi dei personaggi interessati dalle accuse e dal reportage del New Yorker ma tutti potevamo sospettare come andassero le cose ad Hollywood. Soprattutto, tutti a Hollywood lo sapevano, come testimoniano bene gli articoli del New Yorker. Di Weinstein e di cosa fosse abituato a fare se ne parlava da anni negli ambienti dello spettacolo: Seth MacFarlane aveva addirittura scherzato sull’argomento alle nomination degli Oscar nel 2013 quando, dopo aver letto i nomi delle attrici nominate, aveva commentato con “Congratulations, you five ladies no longer have to pretend to be attracted to Harvey Weinstein”.

E se crediamo che tutto questo resti solo dall’altra parte dell’oceano e non interessi il nostro continente, nel maggio 2018 un altro caso di abuso sessuale ha assunto una portata mediatica di proporzioni rilevanti. Jean-Claude Arnault marito di uno dei membri dell’Accademia di Svezia, responsabile dell’assegnazione dei premi Nobel, è stato al centro di un altro scandalo sessuale.

Jean-Claude Arnault

Anche in questo caso, si è innescata una reazione a catena molto simile al caso hollywoodiano e che si è conclusa con un epico finale: il premio Nobel per la letteratura per l’anno 2018 non è stato assegnato ad alcun candidato. La decisione di non assegnare il premio è particolarmente significativa, se si considera che, dal 1901, anno della prima assegnazione del Nobel, l’Accademia ha interrotto le attività soltanto in occasione delle due guerre mondiali. Alcune indagini successive hanno poi rivelato che il comportamento di Arnault era noto a tanti nell’ambiente dell’Accademia e a questo punto la storia inizia a sembrare familiare.

Dalle ricerche, dai processi, dalle testimonianze di chi sapeva e aveva sempre taciuto queste molestie e questi abusi, emerge chiaramente come personaggi del calibro di Arnault e Weinstein sentano di poter agire indisturbati in un ambiente dove regna indisturbata e nel silenzio assoluto una gerarchia di poteri che attutisce ogni eco e ogni rimbombo di questi episodi all’esterno. Ma qualcosa questa volta ha fatto tremare il castello: sono state le denunce, il coraggio di parlare, la forza che nasce dentro di sé perché altri riescono a testimoniare un sopruso simile a quello vissuto sulla propria pelle e diventano un esempio da seguire. Questo dimostra l’importanza di un movimento come #MeToo. Oltre alle denunce, a servire erano innanzitutto un cambio di prospettiva e una scossa al sistema.

Non possiamo permettere che “l’effetto #MeToo” viva e si esaurisca solo nell’attimo in cui i riflettori dell’accusa si accendono su personaggi sul grande schermo. Piuttosto dovrebbe portare a cambiamenti concreti in tutta la società, dal mondo dello spettacolo alla sfera privata, domestica e lavorativa . Lo spazio che il movimento ha avuto sui media e l’impatto che le denunce continuano tuttora ad avere lasciano ben sperare: abusi e accuse di molestie non passano più inosservati. Ma non basta. #MeToo ha creato l’ambiente adatto perché sempre più vittime si sentano sicure nel denunciare, ma le denunce da sole non saranno sufficienti a cambiare il sistema.

Perché le cose cambino davvero, è necessaria una collaborazione delle istituzioni, soprattutto perché, altrimenti, sarebbe il caos. Se il sistema legale non interviene a legittimare le accuse e a garantire un processo corretto per vittime e accusati, non si andrà da nessuna parte. È quello che ha sostenuto la scrittrice canadese Margaret Atwood, in un articolo che è stato subito investito da mille polemiche, ma che centra il punto perfettamente:

The #MeToo moment is a symptom of a broken legal system. All too frequently, women and other sexual-abuse complainants couldn’t get a fair hearing through institutions – including corporate structures – so they used a new tool: the internet. tars fell from the skies. This has been very effective, and has been seen as a massive wake-up call. But what next? The legal system can be fixed, or our society could dispose of it. Institutions, corporations and workplaces can houseclean, or they can expect more stars to fall, and also a lot of asteroids.

Certo, questo implicherebbe una fiducia nelle istituzioni che oggi è sempre più rara, specialmente dopo che, per così tanto tempo, sono state proprio loro le prime a ignorare il problema. Senza contare la difficoltà di provare concretamente molte delle accuse. L’augurio è che il movimento #MeToo non si arresti e che i suoi effetti siano sempre visibili e vigorosi, anche quando non interessano personaggi noti al grande schermo, e che fungano da sprone alle istituzioni (e in generale a tutti) ad ascoltare, a investigare, a correggere i torti. In altre parole, a collaborare.

Harvey Weinstein comparirà in tribunale a novembre per sapere se il processo continuerà oppure se le accuse contro di lui cadranno.

Jean Claude Arnault è in custodia cautelare in preparazione del processo.

Per chi attende giustizia; per chi ancora cerca la forza di reagire; perché si manifesti un reale cambiamento in questa società di squilibri di potere, MeToo continuerà la sua azione di resistenza ed esistenza.

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By |2018-10-24T10:49:06+00:00ottobre 23rd, 2018|Extra|0 Comments

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