Kwanzaa: tra passato e presente, per saper andare oltre8 min read

Il censimento della popolazione statunitense del 2017 ha rivelato che la comunità di origine afroamericana oggi rappresenta con i suoi 40.695.277 quasi il 14% dell’intera nazione a stelle e strisce (321.418.821 in totale).

Il numero continua a crescere anno dopo anno così come, censimento dopo censimento, le generazioni si susseguono continuando a gonfiare quel dato. Un dato che però risponde a una etichetta – “comunità afroamericana” – che rivela un fattore importante: il tempo passa, storicamente ci si allontana dalle pagine nere della storia dell’umanità (quella della tratta degli schiavi deportati dalle coste occidentali dell’Africa verso il nuovo continente), ma la comunità presente si identifica ancora saldamente come “altro”, andando ben oltre la mera opposizione tra pluralità culturale e assimilazione culturale. Si tratta al contempo di una comunità che deve fare i conti con la retorica governativa di Trump e con la sua agenda politica sempre più escludente, tipica di una società in cui regna la supremazia bianca e maschilista.

È per questa ragione che, quest’anno forse più che in altre occasioni, vale la pena soffermarsi sul valore, sul peso, sull’importanza che con sé porta la celebrazione del Kwanzaa.

Kwanzaa è il nome della settimana che va dal 26 dicembre al 1 gennaio dedicata alla celebrazione delle origini afroamericane da parte delle comunità di colore risultanti dalla diaspora africana che a più riprese ha solcato le pagine della storia.

La celebrazione non ha origini africane. Fu fondata nel 1966–67 da Maulana Karenga uno dei leader più impegnati nel black power movement degli anni Sessanta, impegnato nella lotta per i diritti e l’autonomia politico-culturale della comunità afroamericana degli Stati Uniti. Nel 1965 è stato anche tra i fondatori dell’Organizzazione US (da us, “noi”, ma anche dalla sigla degli Stati Uniti), che diventò famoso per i suoi scontri durissimi, anche fisici, con il più celebre gruppo delle Pantere Nere.

L’attivista americano volle fondare il Kwanzaa sulla scia del Freedom Day, giornata dedicata al ricordo dell’abolizione della schiavitù africana in America.

Il Kwanzaa deve il suo nome a una frase Swahili “matunda ya kwanza” che può essere tradotta come “i primi frutti del raccolto”. A questo sono dedicate alcune feste in Africa, – kwanza, appunto. Karenga, ispirato dal racconto di una di queste, decise di aggiungere una “a” a questo termine e usarlo come nome per la festa da lui fondata, per darle una valenza simbolica maggiore, giungendo quindi a sette lettere per sette giorni di festa.

Lo scopo è quindi puramente nazionalistico: far ricongiungere la comunità afroamericana alla sua cultura originaria. Il risveglio della cultura e tenere vivo il legame con le proprie origini sono dettagli di un quadro chiaro per Karenga: secondo lui, prima di una vera e propria rivoluzione nella società per portare maggiore dignità e più diritti alla comunità afroamericana c’è bisogno di una rivoluzione culturale. Solo con questa si riescono a definire chiaramente le identità, gli obiettivi e la direzione che la comunità deve intraprendere con consapevolezza.

Il significato di Kwanzaa quindi non è religioso e non intende contrapporsi ad altre festività (in primo luogo, naturalmente, al Natale, festeggiato a ridosso del Kwanzaa). Questo è in contrasto con le opere di Karenga degli anni Sessanta e Settanta, in cui si erano espresse frasi e pensieri esplicitamente contrari al cristianesimo, presentato come la “religione dei bianchi” ed espressione quindi della cultura predominante in America. Quando poi il Kwanzaa divenne più popolare e sempre più cristiani cominciarono a prendervi parte, lo storytelling attorno alla celebrazione sciolse ogni dubbio: il Kwanzaa non era un invito ad abbracciare delle alternative religiose al cristianesimo; la sua essenza culturale doveva spingere a riflettere sulla celebrazione di principi universalmente validi per chiunque e trasversali (volendo) a tutte le culture. Il che generò una vera e propria compresenza di afroamericani e bianchi sia durante il Kwanzaa sia nei rituali culturali occidentali (dal Natale al Capodanno, per esempio).

Questo è riassunto perfettamente nel sito ufficiale del Kwanzaa:

“Any particular message that is good for a particular people, if it is human in its content and ethical in its grounding, speaks not just to that people, it speaks to the world.”

Il kwanzaa celebra i sette principi dell’eredità culturale africana che Karenga formulò e descrisse come “the best of African thought and practice in constant exchange with the world”. Ciascun giorno della settimana della celebrazione è dedicato a commemorare uno di questi principi. Simbolicamente i sette principi sono rappresentati da altrettante candele poste su un candelabro a 7 braccia. Le tre candele a sinistra sono rosse e rappresentano gli sforzi; le tre candele a destra sono verdi e rappresentano la speranza; quella al centro è nera e rappresenta il popolo afro-americano.

I sette principi vengono indicati con altrettante parole della lingua Swahili, parlata tradizionalmente in Africa Orientale.

Umoja (unità, trad.) – lottare e mantenere unità nella famiglia, nella comunità, nella nazione;

Kujichagulia (autodeterminazione, trad.) – tutto parte dalla definizione che diamo di noi stessi. Questo atto di estrema autoconsapevolezza ci permette di parlare, di creare, e di vivere per noi stessi;

Ujima (lavoro collettivo e responsabilità, trad.) – costruire e mantenere unita la nostra comunità di fratelli e sorelle, empatizzando con i problemi e le necessità di tutti, aiutandoci a vicenda;

Ujamaa (economia cooperativa, trad.) – creare i nostri mercati e business da cui poter trarre vantaggio tutti insieme. il concetto deve la sua esistenza al modello economico proposto da Julius Nyerere per le politiche di sviluppo socio-economico della Tanzania nel 1961 all’indomani dell’indipendenza dalla Gran Bretagna;

Nia (obiettivo, trad.) – è la vocazione primaria di sviluppare una comunità per il bene di tutti;

Kuumba (creatività, trad.) – fare sempre del nostro meglio per contribuire alla grandezza della nostra tradizione culturale, lasciandola ai posteri sempre più ricca di valori e bellezza;

Imani (fede, trad.) – credere fermamente in qualcuno o qualcosa, sia esso la propria comunità, la famiglia, le guide, sia esso la giustizia e la vittoria ottenuta con le proprie fatiche.

Durante la festa il candelabro a sette braccia è posto su una stuoia di paglia che rappresenta le fondamenta storiche africane e su cui sono poggiati altri oggetti dal valore simbolico. Tra questi ci sono un cesto di frutta, tante spighe di grano (o pannocchie) quanti sono i bambini presenti nella famiglia e una coppa che rappresenta l’unità e da cui ogni membro del gruppo deve bere durante la festa. Ai festeggiamenti prendono parte anche i bambini, perché sin da piccoli imparino il valore del rendere grazie ai propri antenati e rispettare le proprie origini portandole sempre con sé. Inoltre, le case vengono decorate con oggetti della tradizione artistica africana, frutta fresca, e si utilizzano molti addobbi che richiamano i colori della bandiera africana (rosso, verde e nero). Anche nel vestiario, si tende a indossare gli abiti tradizionali.

I festeggiamenti prevedono momenti collettivi di riflessione, rituali dell’accensione delle sette candele, dibattiti e letture collettive sui principi della cultura e della storia africana. Se in un primo momento questa celebrazione non era festeggiata insieme a quelle delle tradizioni culturali differenti, per non violare il principio dell’autodeterminazione, oggi è frequente vedere nella stessa casa il candelabro a sette braccia e l’albero di Natale, ad esempio. Per chi festeggia entrambe le celebrazioni, questa è una occasione per generare una vera e propria commistione culturale e portare la propria tradizione in feste quali il capodanno o il Natale. L’ultimo giorno, si accende l’ultima candela e si scambiano dei regali.

Nonostante un picco di popolarità negli anni Settanta, ad oggi il Kwanzaa sembra essere meno sentito e celebrato. I motivi sono diversi.

La National Retail Foundation ha rilevato che nel 2017 solo il 13% degli afroamericani ha osservato le tradizionali celebrazioni della comunità, quindi si arriva a circa 4,7 milioni di aderenti.

Alcuni di loro volontariamente decidono di non partecipare alla celebrazione per motivi religiosi, rivelando quindi che la sovrapposizione dei piani tra religione e cultura in senso ampio non è ancora stata risolta del tutto. Altri entrano invece in contrasto con l’origine di questa festa e in particolare con la scelta della lingua Swahili in cui non tutti gli afroamericani si riconoscono. Questa infatti traccia un filo diretto con l’Africa dell’Est, mentre la tratta degli schiavi nella storia interessò l’Africa occidentale. Altri non apprezzano invece la figura del fondatore della festa. Karenga stesso, che propugnava la coesione e l’unità, era stato accusato di aver generato non pochi scontri violenti all’interno della Organizzazione US.

Nonostante questo, molti curiosi si avvicinano al Kwanzaa non confondendolo con una religione, ma come una festa dai principi generali con cui empatizzare, considerandolo un terreno comune che può essere condiviso tra tutti pur partendo dalla cultura afroamericana.

Non sono stati resi pubblici i risultati dei sondaggi preliminari di quanti avranno intenzione di partecipare ai festeggiamenti di quest’anno. Di certo, sciogliere i nodi di cui sopra, trascendere dalla figura del fondatore della cerimonia e dai paletti forti dei simboli, permetterebbe di soffermarsi sui valori e sui principi universali veicolati dal Kwanzaa. Magari proprio riuscendo ad andare oltre questi schemi ci potrebbe essere spazio per il dialogo (oggi necessario) tra le minoranze, gli outsider e la cultura della maggioranza, riscrivendo l’agenda politica e il dibattito pubblico.

 

Fonti

https://factfinder.census.gov/faces/tableservices/jsf/pages/productview.xhtml?pid=ACS_15_1YR_DP05&prodType=table=American

https://www.wikihow.it/Celebrare-il-Kwanzaa

https://www.ilpost.it/2011/12/26/oggi-inizia-kwanzaa/

http://www.officialkwanzaawebsite.org/index.shtml

https://www.history.com/topics/holidays/kwanzaa-history

https://www.thoughtco.com/what-is-kwanzaa-2834584

https://www.hrc.org/blog/kwanzaa-celebrating-who-we-are-and-who-we-can-become

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By |2018-12-23T15:43:58+00:00dicembre 23rd, 2018|Extra|0 Comments

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