Rest Harrow è uno dei romanzi più importanti di Janice Kulyk Keefer, scrittrice e poetessa canadese. Anna English, la protagonista del romanzo, è una figura che ha molto in comune con la biografia dell’autrice, non solo per quanto riguarda il paese d’origine e la professione ma anche (e soprattutto) per il viaggio che decide di intraprendere e per le considerazioni che questo le permetterà di maturare. La storia di Anna permette inoltre all’autrice di far fluire il testo su alcuni temi a lei molto cari che sono epicentro da sempre della sua produzione letteraria: l’ambientalismo, l’urgenza del dissenso e la sostenibilità.

1. Janice Kulyk Keefer e la questione identitaria

Janice Kulyk Keefer è una poetessa e romanziera canadese nata a Toronto nel 1952 da genitori ucraini. Alla University of Toronto studia letteratura inglese e si specializza in letteratura moderna con una tesi su Virginia Woolf che le consente l’accesso al dottorato alla Sussex University, in Gran Bretagna. Keefer è da sempre una studentessa molto attiva nella comunità ucraina a Toronto ma, quando questa inizia ad avvicinarsi a posizioni politicamente e religiosamente estremiste, se ne allontana. L’attivismo nella comunità evidenzia come la scrittrice cerchi di ricongiungersi primariamente con le proprie origini, principalmente per assodare il peso di queste nel riconoscersi cittadina e autrice canadese a tutti gli effetti. 

La questione identitaria occupa da sempre il principale centro riflessivo della scrittrice: dall’inizio della sua produzione, Keefer si presenta come scrittrice canadese per non lasciare che i suoi testi siano collegati solamente a una pura vicenda etnica; quando si sposa decide di prendere il cognome del marito, convinta che sarebbe stato un migliore lasciapassare per farsi spazio all’interno del mondo accademico canadese. 

I have written initially on international themes—travellers and exiles. My present interests lie in exploring my own Eastern European background and its implications for my sense of self as a Canadian and as a writer. (Keefer, 1989:261)

I suoi testi popolano tuttavia uno spazio transculturale (o ex-centric) data la doppia eredità ucraina e canadese. La transculturalità della produzione di Keefer non è da intendersi come opposizione binaria tra centro (Canada) e margini (origini ucraine) ma come un contesto fluido in cui elementi come genere, classe ed etnicità si intersecano; un’area in cui la concezione di centro rappresentato dalla letteratura canadese può essere rivisitato se descritto dal ciglio e una nuova prospettiva da cui esplorare confini dell’identità canadese. Portando alla luce attraverso i suoi testi la sua posizione transculturale, Keefer rifiuta di omogeneizzarsi con quello che è concepito come centro, costruendo una letteratura quanto mai inclusiva e pluralista. I personaggi che abitano i suoi testi sono quasi tutte donne e figure che, come lei, provengono da una posizione marginale e che ricercano la superficie in quanto spazio visibile per restituire valore ad ogni esperienza, soprattutto a quella condannata ai confini. Howells rimarca questo concetto spiegando che vivere questa condizione di passaggio attraverso una pluralità di culture permette di essere costantemente in dialogo con esse:

To live across cultures like Keefer and her lady travellers is to live inside a perpetual border blur, ‘an interpenetration, a collision of worlds,’ to be always in dialogue with another cultural discourse which is frequently coded in another language. It is within such transcultural situations that Keefer constructs her own position as a writing subject. (Howells, 1996:416)

L’esplorazione dei confini nazionali e transnazionali di Keefer e l’interesse per le narrazioni migranti fa emergere, inizialmente solamente indirettamente, una particolare attenzione all’ambiente e alla necessità di un approccio sostenibile, come rivela in Rest Harrow.

 

2. Rest Harrow e il pericolo ambientale

Nel 1992 Keefer presenta al pubblico Anna English, che ha molto in comune con l’autrice stessa: è un’esperta di Virginia Woolf che lascia il Canada “to begin her vita nuova” (Keefer, 1992:69) per trasferirsi e affittare un cottage a Pyrford, un piccolo paese nel sud dell’Inghilterra. Oltre al viaggio che già di per sé è metafora di processo, il primo capitolo porta il titolo “In Transit” riferendosi non solamente al volo che porta la protagonista in Europa ma anche la possibilità di fuggire dal senso di soffocamento subito in Canada. Infatti, essere un’accademica in un ambiente quasi esclusivamente maschile la espone a delle tensioni e a delle riflessioni che non possono più essere rimandate. 

Anche se dall’esterno sembra una donna forte e indipendente, Anna tra le pagine si descrive incostante, colpevole di non saper trovare serenità e come qualcuno che si è sempre modellato sulla sagoma delle persone incontrate. (Keefer, 1992:229) Anna è un personaggio all’inizio (e in apparenza) immobile: lo sguardo critico e le consapevolezze non riescono a fluire in azioni concrete.

Pronta a confermare le sue idee e teorie riguardo la comunità inglese, Anna sente nel profondo un senso di ritorno che prende la forma di una sorta di migrazione al contrario, accentuata anche da tutte le volte in cui con la madre ha sognato di poter trascorrere le estati sui laghi inglesi. 

It wasn’t as tough she were going off to the wars or into an eternity of exile in a desperately foreign land. She did, after all, speak the language; she had, in a sense, already been there. (Keefer, 1992:6)

Anna, che esemplifica il concetto di “voyage in” (Said, 1993:261) utilizzato da Edward Said per descrivere la migrazione tipica degli accademici dalle precedenti colonie verso i paesi colonizzatori, quando visita Londra sente di essere nel cuore del mondo, svelando che in una certa misura condivide la visione eurocentrica che affida all’Inghilterra il ruolo egemonico confinando i paesi subordinati alla periferia politica, ideologica e culturale.

terra verdeLa mitizzazione dell’Inghilterra quale terra accogliente caratterizzata da grandi paesaggi verdi è però messa in crisi dalle sempre più numerose catastrofi ambientali a causa dell’allarmante livello di inquinamento. L’immaginario si converte allora in «a ruined house, a house on fire, a persistent smell of burning.» (Keefer, 1992:239). 

L’immagine descritta da Keefer, combinata agli uragani sempre più frequenti e l’aria sempre più contaminata, delinea senza dubbio la necessità di un cambiamento e l’urgenza di rapportarsi diversamente al mondo e alle sue risorse.

A Natale, Anna spedisce una cartolina in cui scrive: “Greetings from the green and pleasant land. Except it isn’t green anymore, but the colour of toxic sludge” (Keefer, 1992:127). Pur avendo abbandonato l’ideale di isola verde, la consapevolezza delle questioni ambientali non colpisce le sue responsabilità; quella di Anna è una presa di coscienza non (ancora) impegnata.

 

3. La necessità di agire 

Proprio a questo punto, Keefer porta allora sulle pagine delle alternative all’apatia e al disimpegno: si tratta di due figure femminili, due incontri che Anna farà in Inghilterra e che sveglieranno l’attivismo della protagonista.

La prima è Varti, una ragazza inglese di origine indiana che, convinta della condizione di non ritorno su cui muta il mondo, decide comunque di non maturare nella passività e organizza proteste per sensibilizzare su queste tematiche; l’altra è Rosalind, un’insegnante di successo e la proprietaria del cottage in cui alloggia Anna.

Una serata informale organizzata da Rosalind diventa pretesto per discutere della situazione del paese riguardo la fallacia del sistema scolastico e sanitario e la minaccia ai diritti civili che i politici nascondono dietro un credibile consenso. “Fascism with a friendly face” (Keefer, 1992:76) è l’etichetta che viene accostata al governo che cerca di mettere a tacere il diritto di dissentire e di reagire alle ingiustizie. Varti, insistendo sulle responsabilità dell’essere scrittore, chiede ad Anna quali sono le sue responsabilità verso il suo pubblico, essendo lei insegnante: 

You’re a teacher; you write books. Does what you heard tonight touch in any way on what you teach or write? …. The pastoral tradition—I was taught that it was the backbone of English literature. How do pesticides and the pastoral go together? And when the woods decay and fall due to acid rain? (Keefer, 1992:98).

La discussione delle allarmanti condizioni ambientali e gli interrogativi riguardo l’impegno e le responsabilità di un insegnante hanno un risvolto epifanico per Anna. Il risveglio della coscienza e gli obblighi morali del suo status segnano un momento di rottura che la costringono ad affrontare la ricettività passiva che l’ha accompagnata in tutti questi anni. 

Anna diventa allora autrice iniziando a scrivere un libro che non ha soluzioni per la malattia ambientale globale, ma che è pieno di interrogativi che mettono in guardia circa la necessità di agire e di non soccombere all’inerzia. Con il confronto e l’influenza delle figure attive che la circondano, Anna impara a piccole mosse a essere un’ambientalista consapevole, diventando a sua volta attivista.

In questo senso Rest Harrow, il nome del cottage e il titolo dell’opera, sono concepiti come «a transcultural interface where Anna revises her old-world view and acquires a new, ecological one.» (Mårald, 1996:121)

 

4. Il legame tra letteratura e ambiente 

Perfettamente in linea con la critica ecologica, con Rest Harrow Keefer può evidenziare l’importanza della letteratura e i messaggi che essa veicola per la cura e la protezione dell’ambiente. L’eco-coscienza della scrittrice si riversa nelle produzioni letterarie perché la consapevolezza immobile, se mai è stata sufficiente, ora necessità di iniziative concrete. 

ambienteL’adozione di un approccio eco-logico è sostenuto e incentivato dalla letteratura e dal suo soft power e Keefer rappresenta un nodo cruciale davanti questa combinazione. 

La letteratura può giocare un ruolo importante nel preservare un approccio ecologicamente corretto al nostro essere cittadini del mondo. Non solo natura e paesaggio, non solo vita all’aria aperta e riciclo dei materiali, ma anche e soprattutto la relazione rispettosa tra gli organismi viventi e il loro ambiente naturale. […] In questo scenario la letteratura può aiutarci ad andare oltre ciò che appare, a vedere meglio e al di là. (Lamberti, 2016:8-11)

In Rest Harrow, attraverso la consapevolezza di Anna, Keefer da un lato denuncia le ingiustizie ecologiche e dall’altro riconosce la necessità di andare oltre i confini nazionali per favorire la cooperazione tra stati su scala globale. La scrittrice, che riprenderà la tematica in modo ancora più drastico e drammatico in The Waste Zone (adattamento contemporaneo a The Waste Land di T. S. Eliot), sostiene che la globalizzazione nel nuovo millennio non può e non deve concretizzarsi come una nuova forma di colonialismo destinata all’incremento della disuguaglianza e del degrado ambientale.
Lo sviluppo sostenibile, associato alla democrazia ambientale intesa come partecipazione cre-attiva di tutte le comunità, è parte fondamentale del processo in continuo divenire per il raggiungimento della cura ecologica e della giustizia sociale. Non più quindi centri e periferie del mondo ma collaborazione equa ed egualitaria, con la consapevolezza che ognuno porta con sé una parte di responsabilità. Forte di questa necessità, Keefer milita attraverso il potere persuasivo della letteratura per il ritrovamento di nuova armonia e dialogo tra l’uomo e l’ambiente.

 

5. Bibliografia

Keefer, Janice Kulyk, Contemporary Authors: A Bio-Bibliographical Guide to Current Writers in Fiction, General Nonfiction, Poetry, Journalism, Drama, Motion Pictures, Television, and Other Fields, vol. 127. Detroit: Susan M Trotsky. 1989.

Howells, Coral Ann, Janice Kulyk Keefer’s Travelling Ladies, Amsterdam: Editions Rodopi B.V., 1996.

Keefer, Janice Kulyk, Rest Harrow, Toronto: Harper Collins, 1992.

Lamberti, Elena, La zona desolata, la letteratura al confine tra cittadini e potere, Fano: Aras Edizioni, 2016.

Ledohowski Lindi, Janice Kulyk Keefer, 2012.

https://www.thecanadianencyclopedia.ca/en/article/janice-kulyk-keefer

Mårald, Elisabeth, In Transit: Aspects of Transculturalism in Janice Kulyk Keefer’s Travels, Sweden: Umeå University, 1996.

Said, Edward, Culture and Imperialism, London: Vintage, 1994.