Isherwood tra Europa e America: pacifismo, ideali e omosessualità12 min read

Inglese di origine, naturalizzato americano, visitatore di culture, ideali e nazioni: leggere Isherwood vuol dire fare un viaggio in un percorso identitario costruito su prese di coscienza progressive, senza paura, con un piede in Europa e l’altro negli Usa.

  1. L’Inghilterra: quando la cultura e l’educazione stanno strette
  2. Tra Berlino e USA: la libertà e gli ideali
  3. La conversione all’induismo
  4. Don Bachardy
  5. A Single Man

 

1. L’Inghilterra: quando la cultura e l’educazione stanno strette

Isherwood nacque nel 1904 in Inghilterra da una famiglia di proprietari terrieri in condizioni economiche agiate che faceva risalire la ricchezza del suo patrimonio fino ad avi del 1700.

Suo padre era un noto militare rimasto ferito mortalmente durante la Prima Guerra Mondiale. La madre lo educò da conservatrice e tradizionalista ma Isherwood si ribellò ben presto al conformismo e ai privilegi della sua classe sociale, anche grazie alla scoperta e alla piena accettazione della sua omosessualità.

Deciso ad abbandonare la vita imposta dalla madre e che tanto gli stava stretta, lasciò gli studi presso il Corpus Christi College di Cambridge nel 1925 per vivere col violinista André Mangeot. Lavorò per lui negli anni seguenti come segretario, studiò per poco medicina e scrisse i suoi due primi romanzi All the Conspirators (1928) and The Memorial (pubblicato nel 1932 dalla Hogarth Press, la casa editrice di Virgina Wolf, sua estimatrice). In quel lasso di tempo scrisse anche un libro di poesie dal taglio puramente nonsense dal titolo People One Ought to Know, corredato dai disegni del figlio del violinista. Il libro restò inedito fino al 1982.

Al 1925 risale anche il suo incontro con Wystan Hugh Auden, marxista e omosessuale dichiarato. Tra i due ci fu un sodalizio letterario e amoroso che li portò alla produzione di tre sceneggiati The Dog Beneath the Skin (1935), The Ascent of F6 (1936), e On the Frontier (1938), che riflettevano l’ansia politica e psicologica del tempo, intrisi di ideali rivoluzionari.

Nella primavera del 1929, dopo aver dato alle stampe All The Conspirators (1928) – una storia stroncata dalla critica avente per soggetto i conflitti di un giovane uomo schiacciato dalla figura materna – decise di partire lasciandosi alle spalle il conformismo inglese.

 

2. Tra Berlino e USA: la libertà e gli ideali

Partì con Auden alla volta di Berlino. La metropoli tedesca allora attirava a sé molti artisti e giramondo, dandogli il giusto fermento e il giusto spazio per poter vivere apertamente la loro sessualità e, soprattutto, la loro omosessualità.

Nel clima della capitale della giovane Repubblica di Weimar visse anche lui le sue prime vere esperienze omosessuali alla luce del sole, attratto da ragazzi più giovani e in condizioni economiche meno agiate delle sue, come nel caso del suo primo amore, il giovane tedesco Heinz Neddermeyer.

La loro storia durò per circa 5 anni. Nel 1933 i due partirono alla volta di vari Paesi ma in nessuno di questi Heinz riusciva a ottenere un visto. Costretto a tornarsene in Germania, venne arrestato dai nazisti e costretto a prendere le armi.

In quello scenario di drammi sociali, avanguardie artistiche e trasgressioni sessuali, animato dalle prime avvisaglie naziste, incontrò le persone che ispirarono i personaggi dei suoi romanzi successivi, Mr. Norris Changes Trains (1935) e Goodbye to Berlin (1939) – pubblicato spesso insieme in un solo volume dal titolo The Berlin Stories. Il volume fu di ispirazione per la commedia del 1951 I am a Camera e per l’omonimo film del 1955. Dal riadattamento venne tratto il celebre musical Cabaret (1966) che restò in cartellone per tre anni.

Nel 1938 Isherwood e Auden, spinti dai loro ideali rivoluzionari, partirono alla volta di Saigon per raccogliere materiale utile alla stesura di un libro a quattro mani sulla guerra Cino-Giapponese. Il libro dal titolo Journey to War venne dato alle stampe l’anno successivo.

Dopo aver fatto ritorno in Inghilterra, Auden e Isherwood si imbarcarono sul transatlantico Champlain diretto a New York lasciandosi alle spalle una Europa che di lì a poco sarebbe stata dilaniata dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Entrambi vedevano negli Stati Uniti la possibilità di potersi realizzare liberamente tanto nella vita privata quanto in quella lavorativa. Isherwood non voleva più sacrificare la sua identità sessuale e di genere piegandosi al diktat comunista ed era deciso a intraprendere uno stile di vita pacifista. Volle fare a meno degli ideali rivoluzionari che lui e Auden imprimevano nei loro scritti teatrali. La loro scelta fu vista negativamente dalla stampa britannica: agli occhi dei compatrioti erano entrambi dei fuggitivi che lasciavano il Paese nel momento del bisogno. Auden si fermò a Manhattan, mentre Isherwood si stabilì a Hollywood, in California, cercando lavoro come sceneggiatore per film.

Come altri sceneggiatori, registi, attori e tecnici giunti in California in fuga dal nazismo, anche lui poté contare sul supporto di Salka Viertel, moglie del regista viennese Berthold Viertel col quale aveva collaborato qualche anno prima. Lei, a sua volta sceneggiatrice e amica di fiducia di Greta Garbo, accoglieva presso la sua dimora tutti i più grandi emigrati europei e rifugiati del tempo. Fu lei a presentargli Gottfried Reinhardt da poco produttore della major Metro-Goldwin-Mayer. Il suo esordio con la major non fu esaltante ma di lì a poco ebbe modo di far conoscere il suo nome di scrittore a tutti.

In California incontrò Truman Capote, col quale strinse una forte amicizia. Capote rimase affascinato da Berlin Stories a punto tale da essere influenzato da uno dei personaggi femminili del volume nella scrittura del suo Colazione da Tiffany (1958).

 

3. La conversione all’induismo

Isherwood fu molto amico dello scrittore inglese Aldous Huxley col quale aveva avuto modo di collaborare. Huxley fu introdotto alla meditazione e al Vedanta, una corrente filosofica incentrata su Upanishad. Divenne un Vedantista e fu lui a presentare Isherwood al suo circolo nel 1940.

Isherwood divenne un convinto vedantista, in visita ogni mercoledì al tempio e collaborando con il suo guru Prabhavananda sulla traduzione di molti scritti in materia. Con il guru si dichiarò omosessuale sin dal primo incontro e visse un rapporto umano molto intenso fatto di amore fraterno e rispetto reciproco. Il processo di conversione fu così impegnativo che per quegli anni la produzione letteraria di Isherwood si arrestò per far spazio alle traduzioni filosofiche all’inglese.

La sua scelta destò un certo interesse nella comunità artistica e nella comunità gay hollywoodiana di quel periodo e attrasse l’attenzione di un “american gigolò” che in alcuni scritti indicò col nome di Paul e poi col nome di Danny. La loro amicizia andò avanti per moltissimi anni e Isherwood provò ad aiutarlo anche economicamente il più possibile. Alcuni amici di Isherwood si lamentarono con il guru per la condotta dello scrittore: frequentava bar gay, beveva troppo, sperimentava gli effetti dell’hashish e della mescalina, ospitava Paul/Danny a casa sua senza pensare a spese, ma il guru rispondeva ironicamente alle richieste di intervento di chi si rivolgeva a lui per aiutare lo scrittore. Lui aveva accettato quelli che per lui erano i forti difetti del discepolo come la vanità, il desiderio di restare sempre giovane, la passione per la recitazione. Al contempo, aveva scoperto le qualità di Isherwood: la bontà, la capacità di mettersi in discussione, l’introspezione.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Isherwood tornò per qualche mese a Est per lavorare con un’organizzazione della Pennsylvania prestando soccorso ai rifugiati europei di lingua tedesca in fuga dal conflitto. Fece ritorno a Hollywood riprendendo la sua formazione nel monastero e le traduzioni. Il rapporto con Prabhavananda si concluse solo con la morte di quest’ultimo nel 1976. Pur restando un fedele Hindu fino alla morte, lo scrittore decise di non continuare la vita monacale prendendo i voti, come molti si attendevano da lui. Continuò a frequentare il tempio ogni settimana, pregando e servendo la comunità. Questo perché non riuscì mai a liberarsi dal desiderio sessuale e dalla passione per gli alcolici.

Isherwood prese in considerazione l’idea di diventare cittadino americano nel 1945 ma le sue intenzioni trovarono nel giuramento un grosso scoglio: come avrebbe potuto una persona votata al pacifismo come lui impugnare le armi per partire alla volta della difesa del Paese? Nel 1946 rispose al colloquio in modo onesto: avrebbe accettato di buona lena solo di svolgere incarichi non da combattente, come guidare imbarcazioni di beni di prima necessità ai bisognosi. Durante la cerimonia di naturalizzazione l’8 novembre 1946 annunciò pubblicamente di essere un obiettore di coscienza. Si dedicò all’insegnamento della letteratura inglese alla California State University di Los Angeles tra gli anni ‘50 e ‘60.

 

4. Don Bachardy

Il giorno di San Valentino del 1953 fece da sfondo al suo incontro con il teenager Don Bachardy sulla spiaggia di Santa Monica. Il giovane era un amante del cinema e del disegno. Il padre lo aveva sempre limitato nel coltivare le passioni. Isherwood invece lo aiutò a seguire seriamente i suoi interessi anche a livello accademico. Qualche anno dopo, Don Bachardy cominciò a lavorare per giornali di moda come artista professionista e a vendere disegni e dipinti.

Dopo sette anni di relazione Don Bachardy decise di continuare i suoi studi a Londra, dove Isherwood lo raggiunse. Quegli anni furono difficili per la loro relazione: nonostante il successo artistico, Bachardy sentiva di non riuscire a essere indipendente dal compagno sia nelle amicizie sia artisticamente. Per rivaleggiare con le passate relazioni di Isherwood, ebbe delle storie che misero in crisi lo scrittore. Nel 1963, tra gelosie e difficoltà, Isherwood volle quasi metter fine alla relazione, lasciando la loro casa di Santa Monica in uno dei periodi per lui più bui e racchiuso nel racconto A Single Man del 1964.

Negli anni seguenti riuscirono a definire un equilibrio sottile tra impegni lavorativi e vita intima, collaborando su molti progetti cinematografici insieme e passando molto tempo separati per lavori e viaggi. Si tenevano costantemente aggiornati con lettere dettagliate, disegni, ritratti. La loro vita privata divenne così un progetto artistico e culturale che coinvolgeva amici e affetti, e divenne ben presto un modello per tutte le coppie omosessuali.

Nel 1976 diede alle stampe Christopher and His Kind, un romanzo autobiografico che lo fece tornare indietro agli anni ‘30 in Germania, raccontando la sua vita da omosessuale dichiarato a Berlino e la sua relazione travagliata con Heinz. Il libro fece di lui un eroe per la comunità LGBT in quanto esempio di libertà che meritava di essere celebrato per il suo peso per la visibilità della comunità arcobaleno in quei tempi difficili. La stessa onestà pervade le pagine di My Guru and His Disciple del 1980, in cui narra la sua conversione all’induismo e il suo legame fraterno e spirituale con Prabhavananda.

La relazione con Don Bachardy ebbe molti alti e bassi e fu intervallata da diverse separazioni, ma, tra dipinti e ritratti, lettere e affetti, durò per 33 anni, fino a quando il cancro alla prostata portò alla morte dello scrittore all’età di 81 anni, dopo 5 anni di malattia nella sua casa di Santa Monica. Il suo corpo fu donato al dipartimento di scienze mediche dell’Università della California. Dopo la cremazione, le sue ceneri vennero sparse nel mare. Don Bachardy continuò la sua carriera artistica e tra i suoi dipinti, spiccano i ritratti di Isherwood, in particolare quelli realizzati durante gli ultimi anni. Il pittore ha creato la Isherwood Foundation, con sede proprio nella casa di Santa Monica teatro della loro storia.

 

5. A Single Man

Quando nel 2009 è uscito nelle sale A Single Man diretto da Tom Ford e tratto dall’omonimo libro di Isherwood del 1964, la società parlava già dell’autore del libro come di un’icona della cultura gay, un punto di riferimento nelle battaglie per la liberazione omosessuale. Il film deve molto a Chris & Don: A Love Story (2007), documentario realizzato da Guido Santi e Tina Mascara, in cui la testimonianza più emozionante su Isherwood è proprio quella di Don Bachardy.

Il protagonista del romanzo è George, un uomo di mezza età di origine inglese che insegna all’università di Los Angeles. Pagina dopo pagina si ripercorre una sua tipica giornata alle prese con la solitudine dopo la morte del suo giovane compagno Jim avvenuta qualche mese prima. Arrabbiato, solitario, alienato: George appare come un Everyman con cui ci si potrebbe immedesimare alle prese col dolore e con i pensieri che attanagliano la mente, impedendo lo scorrere fluido della vita.

L’individuo è unico perché unica è la vita: l’insegnamento Vedanta è tangibile in A Single Man. Scegliere che questo uomo qualunque sia un omosessuale alle prese con un vicinato ostile e imbarazzato è una mossa politica non da poco nelle intenzioni dell’autore. Tutti gli omosessuali sono rappresentati da George e George è un uomo qualunque, con sentimenti universalmente comprensibili dal lettore al di là dell’omoerotismo o dell’eteronormatività.

Dipingere gli omosessuali con sentimenti comuni a chiunque li rende uguali agli altri. Negli anni in cui il romanzo è dato alle stampe nessuno si sarebbe atteso i moti di Stonewall e ci sarebbe voluto ancora qualche anno prima di vedere una reazione allo stigma che opprimeva la comunità arcobaleno. Gli omosessuali, descritti come una minoranza in molti discorsi pubblici ancor oggi, dovrebbero essere piuttosto etichettati come una delle minoranze rintracciabili nella società. La resistenza di George con il suo procedere lento e doloroso descrive la resistenza di una intera minoranza ed è un invito a prendere atto dell’unicità dell’esistenza e a reagire. Di riflesso è un invito alla resistenza per tutte le altre minoranze.

Nel romanzo si chiede se George riuscirà a evadere dall’ossessione del passato e Isherwood rende visibile questa strada da una prospettiva soprattutto spirituale. Come rendere possibile tutto questo e come facilitare il riconoscimento di chiunque in questa dinamica? Grazie all’espediente dell’everyman, una figura idiosincratica che mostra anche lati più comici in un misto di humor, pathos, ammirazione e affetto. Questo è l’uomo qualunque in cui potersi riconoscere. Ma è un everyman omosessuale, con problemi come quelli di chiunque altro.

Accostando le sofferenze della comunità gay rappresentata da George alle discriminazioni patite da altre minoranze in America, Isherwood restituisce una dignità umana alle persone LGBT. Antesignano dei movimenti di liberazione e rivendicazione omosessuale, A Single Man vuole che si riconoscano valori e rispetto a tutti – gli stessi ideali che qualche anno dopo cominciarono a essere reclamati con i moti di Stonewall e che oggi rivivono quotidianamente nelle nostre vite. Tutti a nostro modo possiamo essere una minoranza, ma nessuno è un’isola.

 

Sitografia

Christopher Isherwood – The art of fiction https://www.theparisreview.org/interviews/3971/christopher-isherwood-the-art-of-fiction-no-49-christopher-isherwood

Christopher Isherwood e il suo mondo https://ilmanifesto.it/christopher-isherwood-e-il-suo-mondo/

Christopher Isherwood – Biografia http://www.culturagay.it/biografia/104

Christopher Isherwood – Biography http://www.isherwoodfoundation.org/biography.html

A single Man https://web.archive.org/web/20150206190142/http://www.glbtq.com/sfeatures/asingleman.html

Print Friendly, PDF & Email
By |2018-08-24T19:21:35+00:00agosto 24th, 2018|Saggi|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment