Parco Poesia 2017 – Intervista a Davide Rondoni5 min read

Nella cornice del festival Parco Poesia a Rimini, la nostra Federica Bologna ha intervistato alcuni dei poeti ospiti. Dopo Silvio Raffo è il turno di Davide Rondoni, noto poeta italiano.

Essendo tu un poeta affermato che ha pubblicato per grandi editori come Mondadori e Guanda libri come Apocalisse amore e Il bar del tempo, quale è secondo te un autore americano che ha lasciato il segno nella tua poesia e nella poesia italiana?

Un nome abbastanza ovvio, non solo per me, è quello di Eliot, che è un grande poeta americano che ha segnato sicuramente tutta la poesia italiana del Novecento ed anche la mia, e quindi anche la poesia contemporanea. È uno degli autori imprescindibili del nostro tempo. Poi, col tempo, anche per alcune mie frequentazioni americane e amicizie, ho conosciuto dei poeti molto bravi la cui lettura è stata per me importante. Penso a Charles Wright e Jorie Graham. Uno che mi ha colpito in modo particolare anche per la sua umana simpatia è Yusef Komunyakaa, che è questo nero che aveva lavorato molto coi jazzisti e quindi aveva anche la doppia valenza di un poeta che sapeva lavorare con la musica. Sono quindi tanti quelli che hanno avuto influenza nella mia poesia o comunque con cui mi sono confrontato.

Un aneddoto che ci puoi raccontare che ti lega a questi poeti?

Fotografia di TS Eliot canadausa.netUna cosa che mi ha colpito è che tempo fa ho avuto la fortuna e l’onore di pubblicare per Rizzoli un commento ai Cori da “La Rocca” di Eliot che è un testo straordinario. Allor a pensando a chi chiedere di accompagnarmi in questa avventura chiesi a Piero Bigongiari, che è un poeta italiano straordinario, di scrivere l’introduzione. Fu molto interessante con Piero, che allora aveva già settant’anni, conversare su questo legame tra poesia italiana e un poeta così importante come Eliot. Bigongiari ci aveva lavorato sopra. Lo stesso Mario Luzi, che era mio maestro e amico, aveva tradotto delle cose di Eliot, così come Montale. Cioè Eliot è una figura che sicuramente ha influenzato tantissimo. E in quell’episodio ho ritrovato tutta la potenza di quella presenza poetica.

Invece un altro episodio del rapporto con questo poeta nero Yusef Komunyakaa è di quando lui venne a Bologna: facemmo una lettura con dei musicisti in un locale di Bologna dedicato al jazz e al blues. In quella occasione mi raccontò di questa cosa che mi è poi rimasta sempre in mente: diceva che lui nel lavoro coi jazzisti aveva imparato l’arte dell’insinuazione.

Cioè che la poesia ha a che fare con questo movimento che c’è anche nel jazz per cui un tema non viene detto ma viene come insinuato, ripetuto, si nasconde, poi ritorna. Credo che questa sia anche una verità del lavoro poetico. Cioè le cose che dici in realtà non avvengono perché le dici e le metti esplicitamente a tema in una poesia. Anche se questo avviene non è questo il modo in cui le cose arrivano. Ma è attraverso questa strana insinuazione per cui le parole tue o quelle di un altro poeta entrano nella vita.

…anche per caso quindi…

Rondoni, Piersanti, Copioli, Mussapi canadausa.netSì, magari le ascolti per caso. Poi non è un caso che questo succeda. Se certe parole ti colpiscono è perché la tua vita in quel momento forse cerca quelle parole, le sta aspettando, o non se le sta aspettando ed è giusto che arrivino. Quindi, il caso, o mistero succede in questo modo. Però l’insinuazione nel lavoro artistico, nella poesia, conta perché invita a un certo uso della parola, che è diverso dall’uso che ne può fare uno che scrive un saggio o un pensiero. E questo ha molto a che fare anche con la natura musicale della poesia che è una delle cose oggi più nascoste, più sottovalutate. Vedo troppe poesie che sono dei pensierini.

Pensi che i social network abbiano un ruolo in questo?

Non sono tanto i social network, non sono niente. Sono dei modi in cui le parole girano, quindi non è il social network in sé. È la formazione delle persone che usano i social network in un certo modo che influisce. E c’è forse una sottovalutazione del lavoro poetico come lavoro di ritmo – e in questo Yusef aveva ragione – perché è il ritmo che porta con sé un tema come insinuato. Le parole da sole non bastano. Anzi, le parole solo molte volte rischiano di far diventare la poesia un esercizio di intelligenza. Ma chissenefrega. Allora fammi un articolo, un saggio, un discorso. Mentre invece per la poesia, l’insinuazione della vita, dei temi della vita non può avvenire se non con questo intreccio tra parola e ritmo che deve essere forte, connaturato all’esperienza della poesia. Quindi vedo troppe poesie che sembrano dei pensierini. Intelligenti magari, e anche belli, però non sono poesie.

Per finire ti volevo fare una domanda un po’ antipatica: Eliot ha cercato verso la fine della sua vita di europeizzarsi: lo vedi più britannico o americano?

Fotografia di Davide Rondoni canadausa.netIn realtà, lui ha cercato di anglicizzarsi anche per tanti motivi personali. Ma in quel momento lì, all’inizio del Novecento, l’Europa era la grande casa della cultura. Quindi per gli americani venire in Europa era la grande sfida di andare dove la cultura nasceva, Parigi… Cercavano un’origine che loro non avevano. E infatti grazie alla loro ricerca dell’origine noi abbiamo dovuto riscoprire Dante che loro ci hanno riportato visto da loro in un certo modo. Quindi, come avviene spesso, lo straniero ti obbliga a riguardare meglio chi sei. Questo è sempre salutare. Ed Eliot ha fatto questo.

Non saprei dire se è più inglese o americano. Certo in lui le due cose convivono ed è dimostrazione del fatto che la poesia non ha una patria nazionale come intendiamo di solito, non ha senso la storia della letteratura italiana. La letteratura e la poesia hanno una dimensione, una patria che è molto diversa da quella dei confini nazionali. Eliot è la dimostrazione di questo, che l’oceano invece di dividere unisce e fa diventare un poeta, una grande voce per l’America, una grande voce per l’Europa e questo perché la vera patria della poesia è l’umanità, è l’umano che c’è in ciascuno di noi. Questo può essere la patria della poesia, i confini nazionali dicono poco.

 

  • Foto in evidenza: Davide Rondoni ritratto da Sandro Cristallini a Parco Poesia 2017
  • Foto 1: T. S. Eliot (Wikimedia Commons)
  • Foto 2: Davide Rondoni, Umberto Piersanti, Rosita Copioli e Roberto Mussapi ritratti da Luca Brunone a Parco Poesia 2017
  • Foto 3: Davide Rondoni ritratto da Luca Brunone a Parco Poesia 2017
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By | 2017-09-12T09:52:12+00:00 settembre 12th, 2017|Extra|0 Comments

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