Parco Poesia 2017 – Intervista ad Antonio Riccardi3 min read

La nostra Federica Bologna intervista Antonio Riccardi, poeta affermato, che ci parla di Mark Strand e della sua produzione poetica.

Essendo lei poeta affermato ed essendo stato direttore artistico della casa editrice Mondadori, le volevo chiedere: chi ritiene che sia un autore americano importante?

Io credo che Mark Strand sia una delle voci più rilevanti della poesia americana contemporanea. Ho avuto la fortuna di conoscerlo molto bene, di incontrarlo più volte, sia qui in Italia che a New York. Mi è parsa una persona assolutamente eccezionale, con una capacità meravigliosa di scrivere in versi tenendo il doppio registro, quello formale e quello di apertura al racconto tipica di una certa poesia americana. In lui però questa capacità non è mai disgiunta dall’aspetto formale, cioè dalla consapevolezza del sistema espressivo che ha lui scelto ed è stato fedelmente coltivato dalla vita fin dai suoi esordi.

Quello che poi mi ha molto colpito di Mark è stata anche la sensibilità verso l’arte. Ricordo di una visita assieme alla Prussiana a Milano e fece degli interventi molto pertinenti, puntuali e intelligenti sulle dinamiche dell’arte sollecitata dall’incontro con i capolavori del passato ma che riguardava più i temi già presenti nel mondo dell’arte contemporanea.

Lui infatti ha anche scritto un libro su Hopper, vero?

Sì, effettivamente Hopper è una pietra miliare e crucialissima della modalità del racconto. Anche in questo è interessante. Il sistema espressivo della pittura secondo la visione di Mark Strand sarebbe un sistema che racconta senza dimenticare le sue necessità formali. Questi sono gli aspetti che mi hanno colpito dal punto di vista poetico, diciamo.

Riguardo invece alla persona, c’è un episodio divertente che ci puoi rivelare?

Mi ricordo molto bene le nostre chiacchere e discussioni sull’architettura. Nel senso che mi sembra di poter dire che Mark fosse un appassionato dilettante di architettura – seppur molto consapevole- con idee molto precise in materia. Ad esempio, conversavamo sul fatto che l’architettura è una delle forme miste più rilevanti della creatività contemporanea. Dico miste nel senso che sono forme espressive che non devono essere disgiunte dalla loro praticità e dalla funzione che devono svolgere, senza d’altro canto dimenticare l’atto creativo. Queste discussioni le facevamo davanti ad hamburger piuttosto pesanti dal punto di vista della digeribilità e sono a me molto care, un bellissimo ricordo.

Poi lui faceva anche alcuni giudizi molto puntuali e taglienti sulla poesia contemporanea di lingua inglese. Mi sembrava che lui fosse più propenso, ad esempio nei confronti di Seamus Heaney, verso la sua intelligenza critica, più che non sulla sua identità autoriale di poeta. Strand ovviamente lo considerava un grande poeta. Ma a me sembrava che fosse personalmente più impressionato dalla straordinaria lucidità critica e intelligenza di Seamus.

Magari questa è una domanda scomoda da chiederti ma voglio osare: pensi che la poesia di Mark Strand sia rimasta in parte nella tua oppure lo ammiri ma ne prendi le distanze?

Io lo ammiro molto, tanto che ne sono stato l’editore per tanto tempo e lo leggo sempre con molta ammirazione. Se sia rimasto qualcosa non lo so. È sempre difficile parlare di residui nel momento in cui si passa da una lingua ad un’altra. Però è anche ovvio che quel senso di racconto articolato, la sua scelta stilistica ha su di me un grande fascino.

Poi lui ha avuto anche un riconoscimento pubblico, è stato poeta laureato. E una volta gli chiesi che cosa avesse dovuto produrre per gli Stati Uniti in quanto poeta, avendo io nella memoria le cose fatte da Robert Frost durante la presidenza Kennedy. Invece lui mi disse che gli era stato chiesto di scrivere una volta sola per una cosa pubblica ed era una targa mi pare per una istituzione culturale o biblioteca situata nella estrema provincia dell’Ohio mi pare. Un impegno relativo… Ma da noi non c’è nemmeno quello.

 

Le foto presenti in questo articolo sono sotto copyright © di Filippo Ripa CloseUp Studio.

Print Friendly, PDF & Email
By | 2017-09-22T17:12:30+00:00 settembre 22nd, 2017|Extra|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment