L’8 Novembre 2020 si celebra l’Intersex Day of Remembrance, o Intersex Solidarity Day. Questo evento, istituito a livello internazionale su proposta della Organizzazione Internazionale Intersex (OII) nel 2005, vuole mettere in rilievo i problemi affrontati dalle persone intersessuali fra cui la mutilazione genitale intersessuale e i limiti del sistema binario di genere.

Nonostante questa giornata sia celebrata da diversi anni, in Italia e nel mondo non molti sanno cosa significhi essere intersessuale e quali siano le esperienze di vita delle persone intersessuali che spesso trovano una degna rappresentazione solo in associazioni specifiche oppure nei circoli territoriali LGBT+

1. Cos’è l’intersessualità? 

La parola intersessualità è un calco dal tedesco Intersexualität. Coniato dal genetista Richard Goldschmidt nel 1915, il termine è costituito dal prefisso ‘inter-’ e da ‘sexus’, dal latino ‘tra’ e ‘genere’. 

Sebbene inizialmente venisse usato in riferimento a manifestazioni di genere esteriori non riconducibili a una delle alternative del sistema binario uomo-donna, oggi la definizione di intersessualità è più complessa e comprende una varietà di condizioni per cui una persona nasce con un’anatomia riproduttiva o sessuale che non rientra nelle tipiche definizioni di femminile o maschile (Intesex Society of North America, 2008).

Più precisamente:

L’intersessualità è un termine ombrello che comprende diverse variazioni fisiche che riguardano elementi del corpo considerati “sessuati”, principalmente cromosomi, marker genetici, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali, e l’aspetto somatico del genere di una persona (Intersex Esiste).

Intersessualità è quindi il termine scelto da persone intersessuali per parlare della propria realtà e ha sostituito altre espressioni come ermafroditismo o “disorders of sex development” (DSD). La prima, infatti, è oggi considerata un termine stigmatizzante e fuorviante in riferimento a umani. Oggi viene definito ermafrodito un organismo animale o vegetale avente entrambi gli organi riproduttivi maschili e femminili (Dreger et al., 2005). La seconda, invece, è stata introdotta in ambito clinico per superare i termini intersex o ermafrodito, ma è stata oggetto di critica in quanto essa stessa limita la realtà sociale dell’intersessualità a disordine o malattia (Holmes, 2011).

In base a una stima del 2015 basata sugli studi di Anne Fausto-Sterling, professoressa alla Brown University, circa l’1,7% della popolazione mondiale è intersessuale, una percentuale molto più alta di quella di quello che si potrebbe normalmente credere, simile a quella della popolazione con i capelli rossi (fra 1 e 2%). 

Oltre al pregiudizio per cui la popolazione intersessuale sarebbe riconducibile a un pugno di pochi casi anomali da relegare al puro interesse dei medici, c’è anche un altro stigma che attanaglia l’intersessualità. Spesso in riferimento a questa, si è soliti supporre che si tratti di orientamento sessuale o di una identità di genere. Non si tratta né dell’una né dell’altra. L’intersessualità riguarda le caratteristiche sessuali con cui nasce una persona, non la sua sessualità o il genere. Le persone intersessuali si possono identificare con qualsiasi identità di genere o orientamento sessuale (InterACT, 2016).

2. Medicalizzazione intersex

Le persone intersessuali devono fronteggiare più che spesso una medicalizzazione il più delle volte imposta e non sono tutelate da alcun tipo di legislazione nella maggior parte del mondo.

Valentina Coletta

Valentina Coletta, esponente del Movimento Identità Trans (MIT), spiega che molti bambini sono ancora sottoposti a interventi chirurgici di normalizzazione sessuale per potergli assegnare un sesso nel certificato di nascita. (Maffioletti, 2020) Sebbene il termine intersex abbia un’accezione più politica che medica, la chirurgia interviene spesso per normalizzare condizioni fisiche che non avrebbero niente di anormale. Stando all’esame degli interventi di questo tipo sulle persone intersessuali e che sono noti nella letteratura medico-scientifica, si rileva chiaramente come si decida di ridurre la “confusione” anatomica optando per salvaguardare la presenza di alcuni tratti piuttosto che altri. Questa pratica, nota come modello interventista talvolta ha smosso la critica in senso sessista, ma soprattutto ha potato a denunciare come mancasse di rispetto verso un concetto cardine dell’attivismo: l’autodeterminazione della persone intersex. Ad oggi molti studi mettono in rilievo come sui soggetti intersex la comunicazione tra i coinvolti nella scelta in merito alla medicalizzazione abbia influenzato la vita futura, la crescente tendenza a ritardare le medicalizzazioni eventuali a un’età in cui la persona è in grado di fare una scelta autonoma, e si sottolinea l’importanza della comunicazione e dell’attenzione anche verso la salute psicologica del paziente.   

In uno studio della Dott.ssa Balocchi, membro del Centro di ricerca PoliTeSse con sede presso l’Università di Verona, pubblicato nell’ambito del progetto INTERSEXIONS, si legge: «La richiesta di rispettare l’integrità corporea e l’autodeterminazione intersex si riflette in questa ricerca, come pure in altri studi recenti e in centinaia di testimonianze. Nella comunità medica, a livello nazionale e internazionale, sono stati espressi seri dubbi sugli attuali protocolli clinici, ma quelli che ne parlano apertamente sono pochi».

La mancanza di una panoramica ben documentata che mostri la frequenza delle variazioni intersex e la scarsità (o, in molti casi, l’assenza di dati quantitativi sulle stesse), è anche dovuta all’occultamento e alla negazione dell’intersezionalità in quanto fenomeno. La dottoressa continua: «Trovare dati quantitativi non è solo uno strumento per l’analisi epidemiologica e sociodemografica, ma è un obiettivo di per sé». 

Dato che l’intersessualità si può manifestare in svariate forme, non necessariamente in una variazione dell’aspetto delle gonadi, diverse associazioni per i diritti intersex esprimono la necessità di supportare il benessere di ogni corpo intersessuale senza bisogno di conformarlo o imporgli a prescindere un’identità di genere al momento della nascita. 

Il primo stato in Europa a riconoscere per legge i fattori sociali che giustificano la normalizzazione medica delle persone intersex è stato Malta. Nel 2015 è stato approvato il Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics (GIGESC) Act che comprende misure di protezione e anti-discriminazione in materia di identità di genere. Non solo questa legge riconosce il diritto all’integrità fisica e all’autodeterminazione di ogni individuo, ma rende anche illegali le pratiche mediche di riassegnazione sessuale su minori che possono essere rimandate a quando l’individuo potrà dare il suo consenso informato (Cabral & Eisfeld, 2015).

Malta è stata poi seguita da altri stati come Bosnia-Erzegovina e Grecia, dove i diritti delle persone intersex sono tutelati da leggi contro la discriminazione, e dal Portogallo, dove dal 2018 i cittadini sono liberi di modificare il proprio nome e genere senza bisogno di una diagnosi o interventi di riassegnazione sessuale e le operazioni di normalizzazione su neonati intersessuali sono vietate (Agence France-Presse, 2018).

Sempre nel 2018, in Germania, è stata approvata una legge che riconosce la possibilità di tralasciare il genere o indicarlo con la dicitura ‘divers’ sul certificato di nascita. È inoltre riconosciuta la possibilità per le persone con una variazione dello sviluppo sessuale di sostituire o eliminare all’anagrafe l’indicazione del loro sesso, ma solo se in possesso di certificato medico (Kehrer, 2018).

3. Realtà intersex nella cultura e nei media 

Nella realtà di oggi l’intersessualità è raramente rappresentata, indipendentemente dal tipo di medium. Se negli Stati Uniti si parla ancora poco di intersessualità e diritti intersex, in Italia il termine non è neppure parte del vocabolario di gran parte delle persone. Ad esempio, i diritti e le discriminazioni che subiscono le persone intersessuali non sono stati presi in considerazione nella stesura della proposta di legge contro l’omolesbobitransfobia, che ad oggi comprende anche misoginia e abilismo, cioè il DDL Zan

Mentre infatti a livello europeo associazioni come ILGA Europe o singole amministrazioni nazionali si occupano in maniera indipendente di diritti intersex e dei problemi connessi alla medicalizzazione delle persone intersex, in Italia solo alcuni collettivi o organizzazioni, fra cui Arcigay Milano, il Cassero LGBTI Center di Bologna, La MALA Educación o Intersexioni, parlano di intersessualità e celebrano la Intersex Awareness Week e l’Intersex Day of Remembrance, includendola apertamente nella loro agenda politica.

A queste rappresentazioni si aggiungono i dibattiti linguistici che negli ultimi anni si sono fatti più frequenti per lingue con il genere grammaticale, fra cui anche l’italiano. Se infatti in inglese è possibile evitare distinzioni linguistiche di genere, sia al singolare che al plurale, in italiano usare alternative alfabetiche e non genera ancora confusione e ostilità da parte di molti parlanti, specialmente da coloro che non percepiscono la necessità di espressioni e desinenze che indichino un genere neutrale e inclusivo (Gheno, 2020).

Come si può parlare quindi con e di persone intersessuali?

Vera Gheno, sociolinguista, ha stilato una lista di proposte per espressioni neutre e spiega che, per quanto riguarda l’italiano, nelle discussioni su come superare il binarismo grammaticale di genere  “[…]non c’è mai stata una vera linea comune, tanto è vero che sono state adottate molte soluzioni” (2020). Al contempo, l’autrice sottolinea che se non abbiamo ancora una regola grammaticale per parlare di entrambi i generi (o, in merito all’intersessualità, per parlare oltre ai generi) è importante iniziare a immaginarla, a pensarci e a discuterne. La questione linguistica, infatti, non ha solo rilevanza culturale ma anche sociale: rivitalizza la lingua e allo stesso tempo promuove l’inclusione.

Dall’asterisco allo schwa (ə), passando anche per la -u e il femminile politico: le prospettive di un linguaggio inclusivo non sono mancate nel corso degli anni e sono state (e vengono tutt’oggi) usate da molti quotidianamente, sia in ambito attivista che no. L’intento di queste formule è dare una rappresentazione a una realtà che non solo è politicamente nascosta agli occhi della società, ma non trova neanche sfocio sui vari medium e prodotti culturali in maniera adeguata. 

A contribuire a una rappresentazione appropriata del tema, andando ben oltre il mito e la leggenda, è stata Abigail Tarttelin, scrittrice inglese che nel 2014 ha dato alle stampe il suo secondo romanzo, Golden Boy, dando avvio a un vero e proprio caso letterario. 

Golden Boy

Qui, l’intersessualità diventa oggetto di una narrazione densa di interrogativi, incomprensione, ricerca urgente di una risposta all’interrogativo “chi sono?”, in una cornice di violenza, amore, parole non dette e bisogno di ascolto

Max, un nome volontariamente tanto maschile quanto femminile, è un adolescente alle prese con il disagio di non poter esprimere appieno la sua sessualità e viverla come i suoi compagni di classe ormai fanno da tempo: cosa vuol dire avere una fidanzata? Cosa significa andare al sodo con qualcuno? Max è un ragazzo intersessuale, figlio del tipico uomo d’affari troppo alle prese con la sua carriera politica per (apparentemente) accorgersi delle esigenze del primogenito e del figlio più piccolo, affetto da autismo. La madre, apprensiva a livelli estremi, cerca di dividersi tra lavoro, affetti famigliari e dialoghi coi figli in selciati ben tracciati dalla sua mania del controllo. Capitolo dopo capitolo, la narrazione si srotola cedendo la parola a turno a tutti i personaggi del romanzo che, in questo modo, possono restituire la propria prospettiva e interpretazione degli eventi, delle urgenze e dei bisogni legati al tema dell’intersessualità, delineando la complessità del contesto in cui si muovono. Ci sono un prima e un dopo ben marcati rispetto al primo dei turning point del romanzo e della vita di Max. Tutto quello che ne consegue è un chiaro esempio di cosa voglia dire prendere delle decisioni oppure non prenderle; cosa significhi sentire il peso della responsabilità della vita altrui prima ancora che della propria; vivere all’ombra di un segreto carico di retaggi culturali, stigma e pregiudizi troppo inadeguati a vivere secondo i dettami dell’affetto e del dialogo reciproco. La crudezza e il realismo con cui le vicende mediche, fisiche, affettive e introspettive di Max vengono narrate, la costruzione paratestuale del romanzo e i riflettori accesi sul trattamento medico riservato all’intersessualità, fanno del testo di Tarttelin un titolo urgente, a buona ragione reputato una pietra miliare della rappresentazione LGBT+ nel mondo della letteratura contemporanea.

4. Conoscere l’Intersessualità

Per aggiornamenti ed esperienze quotidiane di persone intersessuali, trovate di seguito alcuni progetti che si occupano seriamente e attivamente di questo tema:

  • Pidgeon Pagonis: attivista intersex american_, si identifica come queer e nonbinary e sostiene i diritti umani intersex.

Sito web: https://pid.ge/

  • InterACT – Advocates for Intersex Youth: organizzazione americana che sostiene i diritti dei bambini intersex da un punto di vista legale e medico.

Sito web: https://interactadvocates.org/

  • Intersex Esiste: un progetto divulgativo sull’intersessualità del Centro Europeo Studi sulla Discriminazione, finanziato da Astraea e Intersex Fund.

Sito web: http://www.intersexesiste.com/

  • Intersexioni: collettivo di attivist_ e studios_ volontar_ che si occupa di divulgazione e formazione in materia di disuguaglianze di genere, intersezionalità, diritti intersex e molto altro.

Sito web: https://www.intersexioni.it/

  • The Interface Project: progetto di divulgazione delle storie ed esperienze di persone intersex tramite video interviste.

Sito web: https://www.interfaceproject.org/

5. Riferimenti

A.D. Dreger, C. Chase, A. Sousa, P.A. Gruppuso,  and J. Frader. “Changing the Nomenclature/Taxonomy for Intersex: A Scientific and Clinical Rationale”. In Journal of Pediatric Endocrinology and Metabolism, Vol. 18, Is. 8. Aug. 1 2005. Web

https://www.degruyter.com/view/journals/jpem/18/8/article-p729.xml

Agence France-Presse. “Portugal parliament approves new gender change law”. In ABS-CBN News. JUl 13, 2018. Web 

https://news.abs-cbn.com/overseas/07/13/18/portugal-parliament-approves-new-gender-change-law

Cabral, Mauro. Eisfeld, Justus. “Making depathologization a matter of law. A comment from GATE on the Maltese Act on Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics”. In Internet Archive for GATE – Global Action for Trans* Equality. Apr 8, 2015. Web

https://web.archive.org/web/20150704213308/http://transactivists.org/2015/04/08/making-depathologization-a-matter-of-law-a-comment-from-gate-on-the-maltese-act-on-gender-identity-gender-expression-and-sex-characteristics/

Gheno, Vera. “Lo schwa fra fantasia e norma”. In La Falla. Jul 2020. Web

https://lafalla.cassero.it/lo-schwa-tra-fantasia-e-norma/

Hida. “How Common is Intersex? An Explanation of the Stats.”. In Intersex Campaign for Equality (IC4E). Apr 1, 2015. Web

https://www.intersexequality.com/how-common-is-intersex-in-humans/ 

Holmes, Morgan. ‘The Intersex Enchiridion: Naming and Knowledge”. In Somatechnics, Vol.1, Iss. 2. 2011. Web

https://www.euppublishing.com/doi/10.3366/soma.2011.0026

InterACT youth. “What is Intersex?”. In InterACT youth tumblr. Oct 26, 2016. Web

https://interactyouth.tumblr.com/post/152394235880/if-you-missed-intersex-awareness-day-yesterday

Intersex Esiste. “Cos’è l’intersessualità?” In Intersex Esiste. Web

http://www.intersexesiste.com/cose-lintersessualita/

Intersex Society of North America. “What is intersex?”. In Intersex Society of North America (FAQ). 2008. Web

https://isna.org/faq/what_is_intersex/

Kehrer, Ino. “La legge tedesca e il riconoscimento delle diversità nelle caratteristiche di sesso”. In Intersexioni. Dec 30, 2018. Web

https://www.intersexioni.it/la-legge-tedesca-e-il-riconoscimento-delle-diversita-nelle-caratteristiche-di-sesso

Maffioletti, Fabrizio. “Intersex, Coletta: ‘In Italia i bambini e le bambine intersex non sono per niente tutelati’”. In Pressenza. Apr 2020. Web

https://www.pressenza.com/it/2020/04/intersex-coletta-in-italia-i-bambini-e-le-bambine-intersex-non-sono-per-niente-tutelati/

Tarttelin, Abigail. Golden Boy. 2014. Mondadori

Foto di Valentina Coletti da Projeto Colabora

https://projetocolabora.com.br/ods5/o-drama-dos-refugiados-lgbt-na-italia/