Il comic book americano inizia a svilupparsi a partire dagli anni ’30, quando le strisce a fumetti cominciano a essere raccolte in un unico volume e conquistano progressivamente un proprio spazio autonomo, non più legato al mondo dei giornali. I primi prodotti a poter essere accomunati ai moderni fumetti sono dunque ristampe di strisce a fumetti già apparse sui quotidiani. Tuttavia, come discusso da Sabin (1996: 35), la vera svolta del fumetto avviene a metà degli anni ’30 con la pubblicazione di contenuti originali.

Durante la Grande depressione, gli artisti iniziano per la prima volta a creare opere inedite pubblicati periodicamente sotto forma di libro o albo. Il fumetto diventa così un medium indipendente definendo le proprie convenzioni e fissando un proprio linguaggio.  

È in questa epoca che si afferma per la prima volta il genere supereroistico destinato a far decollare le vendite di questo prodotto, tuttora di forte interesse nel pubblico.

 

1. La Golden Age e la genesi dei supereroi

2. Eroi prosociali ed eroi nazionalisti

3. L’eroe nazionalista, il corpo e la morale della nazione

4. Nelvana: un nuovo tipo di supereroe nazionalista

5. Conclusione

6. Bibliografia

1. La Golden Age e la genesi dei supereroi

Il fumetto acquistò popolarità a partire dal 1938, anno in cui venne pubblicato per la prima volta Superman, uno dei primi supereroi. Per quanto oggi possa sembrare strano, gli autori di questo personaggio (Jerry Siegel e Joe Shuster) hanno avuto difficoltà a trovare una casa editrice disposta a pubblicare il loro lavoro. Superman fu pubblicato soltanto cinque anni dopo la sua creazione. Questo personaggio ha avuto il merito di modificare il volto del fumetto americano. Infatti, il successo ottenuto dalla serie Action Comics (della National), sulla quale fece il suo debutto Superman, segnò l’inizio della “Golden Age of Comic Books”.

Il boom del genere supereroistico durò fino alla Seconda guerra mondiale. È in questo periodo che prende vita una pletora di supereroi tuttora famosi. L’idea sottostante a questa operazione commerciale è quella di declinare il genere supereroistico secondo generi e sottogeneri e raccogliere così un ampio pubblico. Infatti, sull’onda del successo raccolto da Superman, La National, successivamente rinominata DC, dall’acronimo della sua rivista più famosa, Detective Comics, crea tra gli altri Batman, Wonder Woman, Flash.

Nello stesso periodo entra in scena la casa editrice Timely (successivamente rinominata Marvel Comics), destinata a diventare la principale competitrice della National. In questo periodo nascono Namor, la Torcia Umana (da non confondere con l’omonimo personaggio dei Fantastici Quattro) e Capitan America.

A partire dagli anni ’50 l’industria del fumetto inizia a esplorare ed espandere generi diversi, come l’horror, la science fiction, il giallo e il romance. Dopo la Golden Age il genere supereroistico conosce fortune altalenanti.

 

2. Eroi prosociali ed eroi nazionalisti

Come osservato da Dittmer (2013:2), i supereroi sono “co-constitutive elements of both American identity and the U.S. government’s foreign policy practices”  in quanto essi sono strumenti importanti per legittimazione, contestazione e rielaborazione della politica estera dello stato-nazione.

Tuttavia, è importante rimarcare come i supereroi possono essere divisi in due categorie: “prosocial” e “nationalist” (Dittmer, 2013:7). Mentre i primi lottano per gli innocenti e degli oppressi, i secondi si battono per la difesa della nazione. Alla prima categoria appartengono eroi come Batman, Thor e Spider-Man, alla seconda Capitan America, Union Jack, Capitan Bretagna e Capitan Canuck. Questa simbiosi tra personaggio e nazione è spesso resa manifesta attraverso il nome di battaglia e il costume che richiama la bandiera dello stato a cui l’eroe ha deciso prestare i propri servigi.

Come osservato da  Sabin (1996:60), nelle sue prime apparizioni Superman era “a kind of super-social worker”, un difensore degli oppressi capace di incarnare l’idealismo liberale del New Deal di Franklin Delano Roosevelt. Durante la Guerra fredda, gli ideali di Superman cambiano diventando conservatori; l’eroe assume un nuovo ruolo, proteggere l’ordine mondiale.

L’origine di Superman è inoltre legata a uno dei miti su cui si fonda la nazione americana, l‘immigrant narrative (Sollors, 1986). Infatti, la storia di Superman richiama l’ideologia assimilazionista di quell’epoca. Unico sopravvissuto del pianeta Krypton, questo alieno adotta un’identità americana (segnalata anche dal nome Clark Kent) e abbraccia i valori su cui essa è costruita. Le relazioni sociali e affettive che Superman instaura non sono legate alla propria discendenza, ma a un atto di libera scelta.  Questo fumetto richiama dunque tematiche comuni alla letteratura etnica dell’epoca, in particolar modo quella ebraica.

Se in Superman il richiamo alla nazione è costruito attraverso riferimenti più o meno espliciti a miti fondativi, Capitan America abbraccia la propria identità nazionale in modo diretto. Steve Rogers è “il primo supereroe di guerra, nato per combattere il male non genericamente ma nella forma specifica del nemico nazionale” (Barbieri, 2009:40).

Nella copertina di Captain America Comics #1, che marca il debutto dell’eroe, Steve Rogers prende a cazzotti Hitler molto prima dell’intervento degli Stati Uniti in quello che era principalmente un conflitto europeo. Infatti, Capitan America fu pubblicato dieci mesi prima dell’attacco delle forze aeronavali giapponesi alla flotta e le installazioni militari statunitensi stanziate nella base navale di Pearl Harbor, il 7 Dicembre 1941.

I fumetti di Capitan America svolsero il ruolo di strumenti geopolitici, capaci di promuovere una politica interventista. Il fumetto in questo caso non replica soltanto la narrazione ufficiale prodotta dallo stato, ma inizia a fornire spazi per immaginare un cambiamento.  

Questo sentimento interventista si può facilmente spiegare se si tiene in considerazione l’origine etnica di uno dei due creatori (Jack Kirby e Joe Simon) di Capitan America. Infatti, Jack Kirby (nato Jacob Kurtzberg) era il figlio di immigrati austriaci di religione ebraica. Le notizie riguardanti la Kristallnacht che circolavano all’interno della comunità ebraica di New York hanno avuto un forte impatto nella creazione del personaggio. Il fumetto diventa uno strumento per rendere manifesto il pericolo costituito dalle potenze dell’Asse.

Inoltre, il fumetto è un mezzo per coalizzare la nazione verso un nemico esterno e nel frattempo inserire l’identità ebraica all’interno di quella statunitense (Klotz, 2009). È infatti importante ricordare che i sentimenti antisemiti erano presenti anche sul suolo Americano. Simpatizzanti nazisti americani arrivarono a minacciare Kirby e Simon a causa dei contenuti interventisti della loro opera. Per questa ragione, il sindaco di New York Fiorello LaGuardia offrì loro protezione (Evanier, 2008: 55). Questo endorsement istituzionale si può facilmente comprendere se si tiene in considerazione il ruolo propagandistico del supereroe nazionalista.

 

3. L’eroe nazionalista, il corpo e la morale della nazione

Questa identificazione tra personaggio e nazione non si limita soltanto al nome e al costume a stelle e strisce, ma coinvolge anche il corpo dell’eroe. Il fumetto sfrutta dunque antiche metafore che relazionano la nazione al corpo. Soluzioni adottate in precedenza anche dalle vignette politiche, lo Zio Sam personifica gli Stati Uniti. Il corpo diventa dunque un mezzo attraverso il quale la nazione si rappresenta. La diversità nazionale è ridotta (metaforicamente e letteralmente) a un solo corpo, un’operazione che può essere riassunta dal vecchio motto “E pluribus unum”. Questo processo di astrazione è particolarmente interessante perché rivela quali identità vengono messe al margine nella costruzione della nazione come “comunità immaginaria” (Anderson, [1983] 1996).  Le scelte relative al genere, all’etnia, alle capacità fisiche e mentali e all’orientamento sessuale non sono dunque casuali.

Tuttavia, questa narrazione della nazione ha aperto opportunità per la sua riscrittura. Non è un caso dunque che la storia di Capitan America sia stata (e continui ad essere) oggetto di rivisitazioni al fine di mettere in discussione la costruzione della nazione come entità unitaria.

Ad esempio, recentemente la Marvel ha creato la serie Truth: Red, White, and Black in cui viene presentato Isaiah Bradley, un Capitan America nero. Questo nuovo personaggio ha il fine di mostrare le disuguaglianze etniche e razziali presenti nell’esercito americano durante la Seconda guerra mondiale.

Infatti, la storia narrata da Morales e Baker (2004) rivisita gli eventi della Seconda guerra mondiale adottando una prospettiva afroamericana. Nella storia si descrive il tragico destino di un gruppo selezionato di soldati neri usati dal governo come cavie per ricreare il “siero del supersoldato” che aveva dotato Steve Rogers dei suoi superpoteri. I soldati afroamericani sono costretti ad assumere un versione non testata e instabile del siero ignari dei potenziali effetti collaterali a breve e lungo termine.

Come osservato da Nama (2011:118) “Truth boldly signaled the danger of choosing to believe only what makes us feel best about our national political history. Indeed, Truth admonished the reader to incorporate the experiences and histories of black folk that paint a different picture of the cost and quest for freedom and democracy in America.”

Dopo la Seconda guerra mondiale, Capitan America inizia a perdere progressivamente parte dei suoi elementi propagandistici, acquisendo una sensibilità nuova, capace di rendendolo l’incarnazione della coscienza degli Stati Uniti. Negli anni ’70 il personaggio è usato per descrivere l’internamento dei giapponesi negli Stati Uniti come “un-American”. Tuttavia, nei fumetti mainstream durante la seconda guerra mondiale i giapponesi erano solitamente ritratti come essere inumani. Ancora una volta il fumetto permette di (re)immaginare la nazione e i suoi valori.

Questa immedesimazione del personaggio con la coscienza nazionale non si limita soltanto a una superficiale coincidenza di valori (quali la libertà, la democrazia, il cameratismo, la patria, ecc.), ma assume anche le contraddizioni interne e i limiti di questi concetti. Nonostante il supereroe nazionale faccia spesso riferimento a organismi sovranazionali, si riserva sempre il diritto di contravvenire alle decisioni collegiali prese da questi organi quando queste sono in contrasto con la propria concezione di bene (Dittmer, 2013). Posizioni politiche che richiamano in modo chiaro l’eccezionalismo americano e le posizioni talvolta assunte dagli Stati Uniti nei confronti di organismi come l’Onu.

 

4. Nelvana: un nuovo tipo di supereroe nazionalista

Il successo ottenuto da Captain America ha fatto sì che questo personaggio diventasse un archetipo, un modello adattabile a nuovi contesti. Infatti, sulla sua scia furono creati vari personaggi come Capitan Bretagna (ironicamente uscito nel 1976, anno del bicentenario dell’Indipendenza americana) e Capitan Canuck. Quest’ultimo non deve essere confuso con Johnny Canuk, un personaggio nato nella seconda metà dell’Ottocento all’interno di vignette satiriche in cui personificava lo stato canadese. Il personaggio di Johnny Canuck viene riproposto come eroe d’azione per fronteggiare l’Asse durante la Seconda guerra mondiale. Tuttavia, diversamente da Capitan America (e dalle controparti canadesi, Captain Canuck e Guardian) non è dotato di superpoteri e non indossa un costume che richiama la nazione.

Il fronte canadese dei supereroi nazionalisti ci presenta anche un caso editoriale interessante, Nelvana of the Northern Lights. Infatti, questo fumetto creato da Adrian Dingle  presenta una delle prime supereroine dei fumetti precedendo di alcuni mesi la ben più nota Wonder Woman. Inoltre, Nelvana of the Northern Lights è il primo fumetto canadese ad appartenere al sottogenere del supereroe nazionalista. È interessante dunque considerare il genere della protagonista in relazione alla costruzione dell’identità nazionale, una scelta sicuramente non comune, ma capace di (ri)definire un diverso tipo di immaginario collettivo.

Figlia del dio dell’aurora boreale e di una donna mortale, Nelvana è una potente eroina che simboleggia il Nord del Canada. Questa figura è il frutto di un’appropriazione culturale in quanto l’autore si ispirò ai racconti mitologici degli Inuit appresi da un suo collega. In accordo con lo spirito del tempo, Dingle sentì l’esigenza di sbiancare il personaggio al fine di adattarlo alle convenzioni del genere. Tuttavia, come osservato da Dittmer e Larsen (2010:60) questa dialettica fa emergere le diverse componenti su cui si basa la nazione, “The character of Nelvana of the Northern Lights herself embodies and constitutes both the categories of a colonial, white South, a colonized, aboriginal Arctic North, and the Canada that purports to unite them”. Questo dialogo tra bianchi e popolazione indigena non è privo di contenuti spesso paternalistici.

Infine, la connessione tra eroina e nazione è evidenziata anche dalla fonte dei suoi poteri. Se Steve Rogers deriva i propri superpoteri da un esperimento scientifico, Nelvana ottiene i propri poteri dall’aurora boreale e dal territorio. La connessione tra territorio ed eroe nazionalista canadese è stata evidenziata successivamente anche dal personaggio Snowbird degli Alpha Flight. Questo personaggio della Marvel nasce come omaggio a Nelvana (di cui sarebbe figlia) e suoi poteri sono connessi al territorio in quanto è capace di assumere le sembianze soltanto degli animali che vivono nell’arcipelago artico canadese.

 

5. Conclusione

Il fumetto nazionalista permette di fare speculazioni riguardo il modo in cui le nazioni vengono costruite all’interno dell’immaginario collettivo. È possibile dunque interrogarsi sulle modalità di rappresentazione e sul significato delle opzioni scartate, perché ogni scelta è sempre ideologica. Tuttavia, il fumetto offre anche opportunità di riscrittura dell’immaginario e mostra le potenziali contraddizioni insite in ciascun tipo di rappresentazione unitaria della nazione.

Infine, è possibile ricercare il punto verso cui queste narrazioni tendono. Mentre il supereroe nazionalista statunitense è impegnato a difendere la società americana e i suoi valori (spesso in sintonia con quelli del governo in carica), il supereroe canadese difende una territorialità astratta, spesso slegata dal contesto geopolitico. Pertanto, l’eroe nazionalista americano è generalmente interventista e impegnato a mantenere un determinato ordine sociale esterno (relazioni internazionali) e interno (supporto alla coesione etnica) ai propri confini. Il supereroe canadese vive in simbiosi con il proprio territorio, considerato non soltanto in termini politici, ma anche naturalistici, paesaggistici, culturali e antropologici.

 

6. Bibliografia

Anderson, Benedict [1983] (1996). Imagined communities: Reflections on the origin and spread of nationalism. London and New York: Verso Books.

Barbieri, Daniele (2009). Breve storia della letteratura a fumetti. Roma: Carocci.

Dittmer, Jason (2013). Captain America and the nationalist superhero: Metaphors, narratives, and geopolitics. Philadelphia, Pennsylvania: Temple University Press.

Dittmer, Jason e Larsen, Soren (2010). Aboriginality and the Arctic North in Canadian Nationalist Superhero Comics, 1940-2004. Historical Geography, 38, 52-69.

Evanier, Mark (2008). Kirby: King of Comics. New York: Abrams.

Klotz, Brian (2009). Secret Identities: Graphic Literature and the Jewish-American. Senior Honors Projects, 127: 1-38.

Morales, Robert e Baker, Kyle (2004). Truth: Red, White, and Black. New York: Marvel Comics.

Nama, Adilifu (2011). Super black: American pop culture and black superheroes. Austin: University of Texas Press.

Sabin, Roger (1996). Comics, Comix & Graphic Novels: A History of Comic Art. London: Phaidon.

Sollors, Werner (1986). Beyond ethnicity: Consent and descent in American culture. New York, Oxford University Press.

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