The Silence è l’ultimo romanzo di Don DeLillo, annunciato a sorpresa negli scorsi mesi dopo qualche anno di inattività dello scrittore newyorkese, il cui lavoro precedente, Zero K, risaliva al 2016. Il nuovo libro è arrivato sugli scaffali negli Stati Uniti lo scorso 20 ottobre e una traduzione italiana, come sempre per i tipi di Einaudi, è già prevista per i primi mesi del 2021

Riprendendo l’incipit di Underworld (1997), ambientato durante una storica finale del campionato di baseball di metà Novecento, tutta la trama di The Silence ruota stavolta attorno al football, in particolare al Super Bowl del 2022, e a cinque personaggi che si sono accordati per seguirlo insieme alla televisione. Due di loro, i coniugi Jim Kripps e Tessa Berens, si trovano su un aereo diretti a Newark dopo una lunga vacanza a Parigi e dialogano in attesa dell’atterraggio. Contemporaneamente, i loro ospiti, la docente di fisica Diane Lucas, il marito Max Stenner e l’ex allievo di lei Martin Dekker, attendono il calcio d’inizio davanti alla TV, divisi tra i commenti sulla grossa scommessa di Max e la fascinazione di Martin per la teoria della relatività.

Fotografia del Super Bowl del 2005I loro piani, tuttavia, sono destinati a prendere una piega molto diversa: proprio durante l’ultimo spot pubblicitario dopo l’inizio della partita, la televisione e tutti gli apparecchi elettronici della casa smettono di funzionare, in una sorta di blackout planetario che getta il mondo nel panico. Anche Jim e Tessa ne subiscono le conseguenze: il loro aereo precipita e i due sopravvivono quasi illesi allo schianto, ma il cammino verso casa degli amici si trasforma in una faticosa odissea in un mondo spaventato dalle possibili implicazioni geopolitiche di un evento del tutto casuale.

Il primo e più immediato pensiero, infatti, è che il malfunzionamento degli apparecchi elettronici rappresenti un atto di guerra da parte della Cina, che avrebbe segnato l’inizio di un terzo conflitto mondiale. Per quanto il sospetto non venga mai diradato del tutto, è probabile che invece il blackout coinvolga anche i Paesi tradizionalmente alle strette con la diplomazia statunitense e all’umanità non resta che barricarsi in casa e cercare di sopravvivere, in attesa di saperne di più. In particolare, DeLillo si concentra sui nostri cinque protagonisti e sui monologhi profondi ma surreali che ciascuno di loro pronuncia di fronte agli altri, mettendosi a nudo in una situazione inaspettata e inspiegabile.

In un anno in cui la pandemia da Covid-19 ha attratto gran parte dell’attenzione dell’opinione pubblica, The Silence non può esimersi dal confronto con il virus. In questo senso, è normale che le strategie di marketing della casa editrice, così come i critici che hanno recensito il testo sui giornali, abbiano puntato su questo aspetto per rendere più appetibile un romanzo che invece tocca solo di sbieco il problema.

Nel libro, infatti, Martin, il personaggio ossessionato dal manoscritto del 1912 della relatività di Einstein, fa menzione della possibilità di usare virus e altri microrganismi come armi chimiche in una futura guerra mondiale, ma non vi è alcun riferimento al Covid-19 e la proverbiale preveggenza di DeLillo non ha nulla a che fare con questa minaccia. Ciò che il romanzo mette in campo riguardo alla difficile situazione che stiamo vivendo è, invece, una riflessione sul ruolo sempre più centrale assunto dai mezzi di comunicazione di massa

Lo scrittore Don DeLillo durante un reading a New YorkÈ innegabile, infatti, che durante questo lockdown ci siamo concentrati sulla televisione e i social network sia come mezzo di informazione che come occasione per evadere dalla realtà e farci forza l’uno con l’altro. L’ipotesi di DeLillo che tutti gli apparecchi tecnologici possano smettere di funzionare da un momento all’altro scatenerebbe in noi, dunque, la stessa reazione di smarrimento e di logorrea isterica dei personaggi di The Silence, ma con un’intensità forse ancora più esasperata. Trascorrere un nuovo lockdown senza il conforto garantito dai media ci costringerebbe a passare davvero più tempo con i nostri familiari e causerebbe probabilmente un picco dei casi di violenza domestica, già aumentati considerevolmente da marzo a giugno.

Naturalmente, questo ragionamento non deve portare a semplici lodi nei confronti dei mezzi di comunicazione, ma deve anche aiutarci ad aprire gli occhi sull’assuefazione a cui hanno sottoposto la nostra società. Nel ragionare sui media è fondamentale partire da una posizione di studio e interpretare una sorta di alieno che analizzi razionalmente lo stato delle cose contemporaneo, senza essere coinvolto da pregiudizi né positivi né negativi

I personaggi di DeLillo sono perfetti in questo senso: i loro discorsi, che compongono gran parte di The Silence, non riescono a trasformarsi in veri e propri dialoghi, ma assomigliano piuttosto a delle occasioni per ragionare ad alta voce tra sé e sé. Ciò è certamente vero nel caso di Martin, sempre assorbito da Einstein, ma, ad esempio, anche in quello di Tessa: con la sua mania di annotarsi sempre ogni cosa che potrebbe usare nelle sue poesie, la donna finisce per passare più tempo a scrivere che a osservare il mondo esterno, com’è evidente dalla scena surreale con cui si apre il romanzo, in cui il marito tenta inutilmente di scambiare quattro chiacchiere con lei sull’aereo che poi precipiterà.

È interessante notare, poi, come i riferimenti alla scienza di inizio Novecento non si limitino alle frequentissime citazioni di Einstein: anche la natura stessa di esperimento letterario della vita dei personaggi fa pensare nella parte finale al principio di indeterminazione di Heisenberg, coinvolto come Einstein nella Seconda guerra mondiale, per quanto su parti opposte. Il principio di indeterminazione mostra come, in fisica quantistica, l’atto stesso dell’osservazione vada ad alterare almeno parzialmente i dati, rendendo impossibile determinare in un medesimo istante la posizione e la quantità di moto di una particella.

Allo stesso modo, anche i personaggi di The Silence, a seguito del virus che colpisce tutti gli apparecchi elettronici, si trovano costretti a fermarsi a ragionare ad alta voce sulle proprie vite e sui rapporti ambigui e contrastati che, in alcuni casi, li coinvolgono con altri dei presenti. Così facendo, la casa in cui si trovano volontariamente rinchiusi diventa una sorta di mondo fuori dal mondo, in cui le loro esistenze si arrestano e inizia il momento di riflessione su di esse. Tuttavia, l’atto stesso di fermarsi a pensare analizzando le loro vite è per questi personaggi un’occasione di modificarle attraverso il riconoscimento dell’insensatezza di alcune delle azioni a cui si dedicavano con più fervore.

Point Omega e The Body Artist, due degli ultimi romanzi di DeLillo precedenti The SilenceÈ vero, però, che rimangono i classici tipi che il DeLillo post-Underworld fa ritornare con forme e nomi diversi in quasi ognuno dei suoi romanzi: abbiamo lo scommettitore e il tifoso di uno sport tipicamente statunitense, la poetessa il cui comportamento stravagante serve a fare ironia sull’ambiente accademico e l’impiegato in una ditta del centro di New York impegnata in attività più o meno slegate dalla realtà quotidiana. Questo ricorso più o meno ai medesimi archetipi dà sì un tocco marcatamente autoriale anche a The Silence, che è, infatti, facilissimo riconoscere come un romanzo di DeLillo, ma rende altrettanto difficile empatizzare con figure talmente alienate dalla realtà e dalla vita dei lettori da sembrare fredde.

Insomma, The Silence racchiude tutte le qualità e tutti i difetti dell’ultima fase della parabola autoriale di DeLillo, inaugurata ormai nel 1997. Grazie alla sua lunghezza estremamente contenuta e alla vicinanza, per quanto solo tangenziale, alla fase storica che stiamo vivendo in questi mesi, si presenta come uno dei punti di approccio migliori per chi volesse avvicinarsi all’autore newyorkese. Costoro, tuttavia, devono essere consapevoli che siamo lontani dalle vette di romanzi come White Noise (1987) o lo stesso Underworld, nei quali DeLillo ha espresso la sua poetica nella forma finora più perfetta.