A distanza di quasi cent’anni dalla sua fondazione, la casa di produzione fondata da Walt Disney continua a dare spettacolo – in tutti i sensi. Fondata nel 1923, la madre di alcuni dei più famosi personaggi animati non sembra dare segni di cedimento. Anzi: da oramai parecchi anni, la Disney è cresciuta a dismisura, raggiungendo dimensioni che sarebbero state impensabili solo qualche decennio fa. Ripercorriamo in breve il recente passato per cercare di capire che cosa è successo, e che cosa ci aspetta.

Marvel comicsA partire dagli anni 2000, la Disney ha iniziato a inglobare una serie di altre aziende produttrici di contenuti: nel 2006 è stata la volta della Pixar, fino ad allora legata al nome di Steve Jobs; nel 2009 è stata acquisita la Marvel Studios; tre anni dopo ecco aggiungersi al gruppo anche la Lucasfilm, a cui dobbiamo la produzione della saga di Star Wars. In poco tempo, insomma, l’azienda di Walt Disney si è trovata a possedere i diritti di un database immenso di film, e quindi di storie e di personaggi, che non ha esitato a sfruttare per nuove produzioni cinematografiche più o meno riuscite (è famoso il fenomeno Star Wars, rilanciato in casa Disney con nuove produzioni che hanno deluso molti fan, a tal punto che alcuni hanno addirittura lanciato una petizione per rimuoverli dal canone).

Soprattutto, le continue acquisizioni hanno portato la Walt Disney Company a disporre di una quantità di risorse senza precedenti, col conseguente effetto di ridurre la concorrenza nel mercato a pochi soggetti.

Un mercato che, ricordiamolo, era già abbastanza accentrato nelle mani di pochissimi attori: è così che funziona il sistema dei media a livello globale. Infatti, nonostante la miriade apparentemente infinita di film già prodotti o ancora in produzione, in America sono solo sei le grandi case di produzione (le cosiddette majors) responsabili per la maggior parte di ciò che viene visto e poi esportato in gran parte del mondo.

Logo Fox Ecco perché, quando la Disney ha annunciato di voler acquistare anche gran parte della 21st Century Fox nel 2017, il dibattito si è fatto incandescente. Disney e Fox, infatti, costituiscono due delle sei majors, il che significa che la loro fusione potrebbe sconvolgere ulteriormente il panorama dei grandi produttori, portando la Disney in testa a tutti gli altri. Questo particolare non è sfuggito all’opinione pubblica e, subito dopo la notizia, in molti hanno iniziato a parlare di monopolio Disney e a invocare l’antitrust americano perché interrompesse l’accordo. È avvenuto esattamente il contrario: l’antitrust ha benedetto l’unione, dando il via libera alla fusione.  

Oramai, quindi, è ufficiale: il gigante Disney si aggiudicherà anche la Fox, e con lei tantissimi film e serie tv prodotti in casa Fox. Parliamo di film importanti, come La forma dell’acqua e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri soltanto per citare i più recenti, o di franchise cult, come I Simpsons, o ancora di serie tv seguitissime, come New Girl e Modern Family.

Ma cosa significa tutto questo e perché è importante?

Innanzitutto, perché la Disney è a tutti gli effetti il principale storyteller di molte generazioni. Anno dopo anno, i prodotti Disney contribuiscono a creare un immaginario condiviso, fornendo a bambini e adulti figure in cui riconoscersi, storie in cui immedesimarsi e su cui riflettere. In seguito alle recenti acquisizioni, poi, si è dilatato di molto il pubblico di spettatori cui la Disney intende rivolgersi, inglobando produzioni rivolte ai teenagers ma anche a un pubblico adulto. E da grandi poteri, si dice, derivano grandi responsabilità. Responsabilità che la Disney ha gestito a volte in maniera abbastanza ambigua.

Torniamo a Star Wars: come segnalato da una TED Talk molto interessante, per molto tempo c’è stata un’abbondanza di merchandise Disney ispirato ai personaggi maschili della saga, ma una pressoché totale assenza di prodotti ispirati, ad esempio, alla principessa Leia. Questo squilibrio si era fatto a un certo punto così evidente che gli utenti avevano preso d’assalto i social, bombardando l’account della Walt Disney Company con l’hashtag #WhereIsLeia e ottenendo, alla fine, dopo l’imbarazzo della Disney, i gadgets desiderati.

La stessa storia si è ripetuta dopo l’uscita di Guardiani della Galassia (2014), in cui Gamora addirittura era stata eliminata dalle immagini di gruppo, nelle quali comparivano invece solo alcuni guardiani, quelli di sesso maschile. Gamora era letteralmente scomparsa, e i fan questa volta avevano chiesto su Twitter #WhereIsGamora.

Le scelte di marketing della Disney, in questi casi, non erano state semplicemente sbagliate, ma dannose, perché avevano di fatto rilanciato stereotipi limitanti con cui spesso crescono bambini e bambine, rinforzando l’idea che quello dei supereroi sia un un mondo prettamente rivolto e accessibile all’universo maschile, senza alcun posto per le donne. Idee certamente sbagliate, ma che diventano pervasive e difficili da allontanare quando sono le uniche in circolazione.

Ed è qui il cuore del problema. Chi protesta contro la strategia Disney non si sta opponendo specificatamente alla Disney, ma all’idea che un’unica voce possa avere così tanto potere in un ambito, quello dell’intrattenimento e della produzione culturale, che ha profonde ripercussioni sulla nostra percezione della realtà, creando e rafforzando stereotipi poco rappresentativi delle differenze di genere in ottica davvero inclusiva. In un contesto invece di concorrenza, in cui quindi sono più numerosi i soggetti attivi nella produzione cinematografica, è più facile che si creino contenuti diversificati, il che permette anche di bilanciare eventualmente le imprecisioni dei singoli, della Disney nel nostro caso specifico. Soprattutto, questa pluralità di punti di vista stimola costantemente il pensiero critico dello spettatore di fronte a quello che viene rappresentato e alla prospettiva da cui è raccontato.

È ancora troppo presto per dire come e quanto tutto questo cambierà il mondo del cinema, o come Disney intenda armonizzare dei contenuti così diversi. Per ora, possiamo stare relativamente tranquilli: non siamo ancora al punto del monopolio. La Disney ha sicuramente un grosso vantaggio, ma ci sono al momento tanti altri attori a competere per catturare l’attenzione del pubblico, il che garantisce terreno fertile per creatività e diversificazione. Per quando riguarda il futuro, lo scopriremo solo guardando.

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