Il 2 ottobre 1950 uno dei più popolari fumetti al mondo fece la sua prima comparsa sulle testate giornalistiche del tempo: i Peanuts. Divenne così famoso da raggiungere i cinquant’anni di pubblicazione nel 2000, proprio nello stesso anno in cui l’autore Charles Monroe Schulz venne a mancare. 

I Peanuts esemplificano molto bene come veniva concepito il fumetto nell’America di quegli anni e come l’affetto del pubblico nei confronti di questo o quel personaggio potesse nutrirne e garantirne la sopravvivenza su carta.

 

1. La  daily strip

Al giorno d’oggi siamo abituati a pensare al fumetto come un oggetto composto da pagine, che raccolgono una o più storie a vignette in un volume. Questo volume può riportare una storia a puntate o essere parte di una collana. 

Negli anni ‘50 il fumetto era però concepito diversamente: non come un prodotto a sé stante, ma come intrattenimento in appendice o riempitivo grafico dei quotidiani dell’epoca. Il formato che meglio si prestava alle necessità editoriali era la strip, comunemente nota come striscia.

Le strisce erano solitamente strutturate in una sequenza di quattro vignette in orizzontale o a quadrato, in base alle scelte grafiche editoriali del giornale. 

Se nella prima parte del Novecento le vignette comparivano nei quotidiani sporadicamente o in ordine sparso senza regole di impaginazione precise, successivamente vennero inserite ogni giorno in pagine apposite, da qui il termine daily

Le daily strips diventarono così un appuntamento fisso, stampate in bianco e nero da lunedì a sabato mentre la domenica, invece, siccome all’epoca era il giorno della settimana in cui solitamente si acquistava più spesso il giornale, le testate puntavano a valorizzare il contenuto con carta di maggiore qualità e stampe a colori.

Le strisce si presentavano come parti di una storia o cicli più ampi, tipici del genere avventuroso, o come episodi autoconclusivi come nelle vignette di genere umoristico, che prevedevano una battuta o un colpo di scena finale. Entrambi gli stili avevano lo scopo di far affezionare i lettori ai personaggi e invogliarli ad acquistare i quotidiani per seguire le storie dei loro beniamini e, al tempo stesso, rendere più competitive le vendite.

È in questo contesto di serialità che mossero i primi passi anche i Peanuts. Per la prima volta, vennero pubblicati con il nome di Lil’folks (letteralmente “personcine”, ndr.), perché raccontavano le vicende di un gruppo di bambini delle scuole elementari. Successivamente, per motivi editoriali, Schulz dovette cambiare il nome in Peanuts (letteralmente “noccioline”, ndr). Il termine alludeva alla cosiddetta peanuts gallery, espressione utilizzata per riferirsi ad un pubblico composto solo da bambini durante lo show televisivo per l’infanzia Hoody Doody (1947-1960), molto famoso all’epoca (inizialmente, nel genere teatrale vaudeville, molto simile all’attuale spettacolo di varietà, la peanuts gallery indicava l’area dedicata ai posti in sala più economici). 

Schulz odiò sempre quel nome perché riteneva che il titolo Peanuts (il cui significato era anche quello di quisquilie) ridicolizzasse la sua opera, depotenziandola.

 

2. Charlie Brown e le altre noccioline: gli anni ‘50

Creare personaggi accattivanti era il perno attorno al quale i disegnatori riuscivano a far ruotare l’interesse dei propri lettori, facendoli affezionare e assicurando la loro lettura quotidiana.

Schulz fu uno dei pochi autori che ideò e realizzò sempre in prima persona i suoi Peanuts e seppe valorizzarli anche negli anni a venire. I protagonisti, ad ogni striscia, acquisivano tratti grafici e caratteriali che ne approfondivano la personalità e li rendevano immediatamente riconoscibili. Schulz fece pronunciare a dei bambini considerazioni e riflessioni che rispecchiavano dilemmi e fragilità non solo tipiche dell’infanzia ma anche degli adulti, permettendo ai lettori di appassionarsi e immedesimarsi. 

Questa alchimia tra contenuto e personaggi diede luogo a situazioni dinamiche e sempre nuove, creando intrecci duraturi e avvincenti.

2.1.   Good Ol’ Charlie Brown

Il primo personaggio figlio della penna di Schulz fu Charlie Brown. Fece la sua prima comparsa il 2 ottobre del 1950 e la sua testa tonda ne divenne il tratto caratteristico.  Negli anni divenne iconico per il suo maglione giallo con un motivo nero a zig-zag attorno alla vita.

La primissima vignetta che lo ritrae mostrava due suoi coetanei che lo descrivevano con il termine Good Ol’ Charlie Brown (letteralmente buon vecchio Charlie Brown, ndr.), inquadrandone fin da subito l’indole buona.

 Charlie Brown è organizzatore di una squadra di baseball che perde sempre, è uno scarso lanciatore e non brilla nello studio. Se da un lato incarnava il disagio di non riuscire a eccellere, dall’altro suggeriva al lettore di non mollare mai. Charlie Brown infatti, nonostante le sconfitte, è molto testardo, diligente e, soprattutto, ha un sacco di amici che gli vogliono bene.

Charlie Brown condivide inoltre tratti personali dell’autore, come la timidezza e il fatto di avere il padre che fa il barbiere. Questo bimbo dalla testa tonda è il collante che legò e intrecciò tutti gli altri personaggi. 

2.2. Snoopy

Due giorni dopo la prima vignetta dei Peanuts, venne introdotto Snoopy, il cane di Charlie Brown. Inizialmente venne inserito come un comune beagle (o bracchetto, la razza del cane che Schulz aveva da piccolo). In un secondo momento, venne disegnato con tratti più antropomorfi e in posizione eretta.

Snoopy non parla, ma i balloon ne mostrano i pensieri, che spesso lo portano a fare riflessioni sulla vita in cima alla sua cuccia rossa. Negli anni, divenne la mascotte dei Peanuts perchè Schulz lo utilizzò spesso per rappresentare in che modo i bambini, grazie alla sola immaginazione e qualche travestimento, fossero capaci di vestire i panni di personaggi di fantasia o che si ispiravano alla storia. 

Snoopy, infatti, quando indossa un paio di occhiali neri, si trasforma in Joe Falchetto (Joe Cool nell’opera originale), un ragazzo ribelle che marina la scuola e che ricorda molto Fonzie della sitcom degli anni ‘70 Happy Days. Altre vignette lo immortalano con sciarpa, occhiali ed elmetto mentre incarna l’Asso della prima Guerra Mondiale, un aviatore che sfreccia nei cieli sul suo Sopwith Camel (un aeroplano interpretato dalla sua cuccia) all’inseguimento del suo acerrimo nemico, il Barone Rosso. Questo alterego di Snoopy risultò così accattivante che molti piloti di aviazione lo dipinsero sui loro velivoli come porta fortuna durante la guerra del Vietnam.

La fama di Snoopy lo portò ad essere un personaggio poliedrico, che permise a Schulz di utilizzarlo per omaggiare eventi storici come, ad esempio, il primo allunaggio. A tal riguardo, la popolarità dei Peanuts inspirò il nome dei due codici di comando della missione sulla Luna del 1969: Snoopy e Charlie Brown.

La figura di Snoopy fu ulteriormente arricchita dalle numerose vignette che lo ritraggono intento a scrivere un romanzo sulla sua cuccia. In questo modo Schulz esemplificó il dilemma dello scrittore che inoltra il proprio manoscritto all’editore, in trepidante attesa di un riscontro (nel caso di Snoopy, sempre negativo). Schulz sfruttò questo lato di Snoopy nell’ultima vignetta dei Peanuts, facendogli digitare a macchina le parole con le quali saluta per l’ultima volta i suoi lettori.

2.3. Schroeder

Nel 1951 la famiglia dei Peanuts si allargò con l’arrivo di Schroeder. È il catcher della squadra di baseball di Charlie Brown. Questo nuovo personaggio venne introdotto inizialmente come un neonato, che crebbe fino a diventare un bambino un po’ più piccolo dei componenti della gang. 

Schroeder divenne ben presto il musicista del gruppo perché appassionatissimo di Beethoven, tanto da festeggiarne il compleanno come se fosse una festa nazionale. Schulz ne fece un artista virtuoso, capace di suonare complessi brani di musica classica con un pianoforte giocattolo. Questa scelta fu la sua volontà di omaggiare la figlia Meredith, alla quale aveva regalato lo stesso strumento musicale.

2.4. Lucy Van Pelt

Dal 1952 Shroeder cercherà di sfuggire alle costanti e mai ricambiate avances di Lucy, una bimba un po’ burbera dagli atteggiamenti tipici di un bulletto che ricorre alla violenza quando non riesce ad esprimersi a parole.

Schulz delineò molto bene il profilo psicologico di Lucy, dipingendola come una bambina poco empatica che non riesce ad esternare al meglio le emozioni che prova, e che cela le proprie fragilità dietro a modi a volte cinici e sarcastici. Lucy ha un fratello più piccolo di nome Linus e se la prende sempre con lui incolpandolo di averla messa, con la sua nascita, al secondo posto circa le attenzioni genitoriali. Ne consegue che Lucy si mostri spesso dispettosa ed egocentrica, alla costante ricerca di auto-affermazione.

Lucy, ben consapevole di essere acuta e saggia, decide di sfruttare la cosa a suo vantaggio offrendo consulenze psicologiche a pagamento presso uno di quei banchetti utilizzati per vendere la limonata. Nel corso degli anni rivelò tendenze femministe, poiché in molte strisce parla a favore delle donne, come attesta la battuta “power to my kind” (letteralmente, potere al mio genere).

2.5 Linus Van Pelt

A differenza della sorella (della quale subisce le costanti angherie), Linus ha sempre una parola gentile per tutti. È il migliore amico di Charlie Brown ed è il filosofo del gruppo. Spesso ritratto mentre si succhia il dito, non abbandona mai quella famosa copertina di Linus, divenuta espressione metaforica nel linguaggio comune per indicare quel gioco o quell’oggetto a cui i bimbi piccoli (e non solo) sono legatissimi. 

Quando le strisce dei Peanuts giunsero in Italia nel 1965, fecero la loro prima comparsa sulla rivista linus. Il periodico, che aveva lo scopo di raccogliere e divulgare i massimi esponenti del fumetto italiano e d’oltreoceano, prese il nome dall’omonimo personaggio in segno di stima nei confronti di Schulz. Linus, infatti, per via dei suoi capelli, era il personaggio che più adorava disegnare. 

Nelle pagine di linus i lettori italiani si imbatterono per la prima volta nel Grande Cocomero. All’epoca non erano ancora diffuse ricorrenze come Halloween e, pertanto, The Great Pumpkin (La Grande Zucca) venne tradotto in modo da renderlo più fruibile ai lettori. Pur perdendo il legame con la festività americana (e quindi il nesso per cui Linus attendeva nel suo orto l’arrivo di una grande zucca proprio la notte del 31 ottobre), rimase intatto il concetto che accomunava il Grande Cocomero a una sorta di Babbo Natale, che si sarebbe librato in cielo e avrebbe portato doni ai bambini che si erano dimostrati buoni.

2.6. Pig-Pen

Pig-Pen si vede per la prima volta nel 1954. È un altro componente della squadra di baseball di Charlie Brown, un bambino di buon cuore ma molto trasandato. Si aggira sempre tutto sporco in una nuvola di polvere e insetti e proprio per questo nessuno gli vuole stare vicino. Nessuno tranne Charlie Brown, che ancora una volta mostra la sua maturità e genuinità perché capace di andare oltre le apparenze ed è l’unico ad accettarlo per quello che è.

2.7. Sally

Ultimo personaggio che chiude il decennio è Sally, la sorellina di Charlie Brown. Comparve per la prima volta nel 1959. Odia la scuola, è sempre in cerca di risposte e viene esclusa dalla squadra di baseball perché ancora troppo piccola. È follemente innamorata di Linus ma purtroppo, come Lucy, è sfortunata in amore perchè non viene ricambiata. 

 

3. La gang al completo: gli anni ‘60

In questo decennio l’attenzione si sposta soprattutto sui banchi di scuola, che permettono di focalizzare l’attenzione su altre tematiche, grazie all’introduzione di nuovi personaggi. 

3.1. Piperita Patty

Piperita Patty (Peppermint Patty nell’originale) è compagna di classe di Charlie Brown (del quale è innamorata) e non c’è giorno che passa senza che odi la scuola. Venne ritratta per la prima volta nel 1966 come una bambina un po’ fuori dagli schemi per l’epoca. Lo studio non è il suo forte ma si dimostra un’abile atleta che ottiene soddisfazioni nel pattinaggio, nel football e soprattutto nel baseball, dove impartisce numerose sconfitte alla martoriata squadra di Charlie Brown. È un’anticonformista che non segue le mode e preferisce vestire abiti sportivi: un vero maschiaccio.

3.2. Woodstock

Nel 1967 il personaggio di Snoopy venne ulteriormente arricchito grazie all’arrivo di Woodstock, un uccellino giallo che svolazza sempre a bassa quota perché teme le altezze. Come Snoopy, non parla e, inoltre, non è possibile conoscerne i pensieri: si esprime unicamente tramite linee tratteggiate che solo Snoopy riesce ad interpretare e comprendere.

Woodstock diventò con il tempo la spalla inseparabile di Snoopy: infatti, lo segue in tutte le sue avventure, diventando il capacissimo dattilografo del suo romanzo e l’esperto meccanico che lo supporta negli inseguimenti al Barone Rosso.

Sebbene Woodstock entri a far parte dei Peanuts negli anni ‘60, rimarrà senza un nome fino al 1970, l’anno successivo all’omonimo festival musicale.

3.3. Franklin

Anche Franklin è un compagno di classe e amico di Charlie Brown e fa parte della squadra di baseball capitanata da Piperita Patty. È il primo personaggio di colore che compare tra i Peanuts e fece la sua prima apparizione nel 1968. Franklin venne inserito in un anno molto importante, infatti l’America dell’epoca fu segnata da profondi cambiamenti: l’assassinio di Martin Luther King e l’approvazione della legge in difesa dei diritti umani contro la discriminazione in base a razza, credo religioso e nazionalità (Civil Rights Act, 1968).

3.4. Marcie

Marcie è l’ultimo personaggio principale dei Peanuts e fece la sua comparsa nel 1971.

È la migliore amica di Piperita Patty ed è, allo stesso tempo, sua complementare: lo sport non è il suo massimo, ma è molto intelligente ed è bravissima a scuola. Scopre con il tempo di essere anch’essa innamorata di Charlie Brown.

 

4. Conclusioni: non solo un fumetto

Schulz disegnò i Peanuts per 50 anni, fino alla sua scomparsa nel 2000. 

Quando un personaggio cattura l’affetto del pubblico, il mezzo del fumetto può diventare un trampolino di lancio verso nuovi orizzonti mediatici e commerciali che permettono di alimentarne l’interesse e raggiungere nuovi appassionati. 

Anche in questo caso i Peanuts non fanno eccezione: dalle loro strisce venne tratta l’idea per il musical You’re a Good Man Charlie Brown del 1967 e per la serie televisiva animata The Charlie Brown and Snoopy Show del 1983. Nel 2014 In Francia venne prodotta la serie animata Peanuts e nel 2015 venne realizzato l’omonimo film, candidato al Golden Globe e al Critics Choice Award.

I Peanuts diedero inoltre l’ispirazione per realizzare gadget, figures, tazze e magliette, volti a omaggiare i personaggi e gli aforismi più iconici delle loro strisce.

Con i suoi personaggi, Schulz riuscì a entrare nel cuore delle persone per generazioni e segnò la storia del fumetto a tal punto che, dopo la sua scomparsa, venne realizzato in sua memoria il Charles M. Schulz Museum, in California. In questa struttura è possibile ammirare l’evoluzione dei Peanuts: come sono cambiati nel tempo il tratto, i personaggi e molte di quelle strisce che in 50 anni hanno saputo, tramite la voce di una gang di bambini, esprimere i temi cardine di quell’epoca e che risultano tuttora attuali.

 

5. Sitografia

http://peanuts.altervista.org/storia/ ultima visita: 28/09/2020

https://peanuts.fandom.com/wiki/The_Charlie_Brown_and_Snoopy_Show ultima visita: 28/09/2020

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https://stageagent.com/shows/musical/1386/youre-a-good-man-charlie-brown ultima visita: 28/09/2020

http://www.divaenerd.com/2016/02/20/be-your-own-hero-la-terza-e-la-quinta-ondata-di-femminismo-nei-cartoni-animati/ ultima visita: 28/09/2020

https://www.fumettologica.it/2020/05/strisce-fumetti-cosa-sono/ ultima visita: 28/09/2020

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http://www.treccani.it/enciclopedia/charles-monroe-schulz_%28Enciclopedia-Italiana%29/ ultima visita: 28/09/2020