Shortcomings è l’unico graphic novel creato da Adrian Tomine in cui l’autore riflette in modo diretto su cosa comporti essere un giovane uomo di discendenza asiatica nella società americana contemporanea. La storia segue le vicende sentimentali di  Ben Tanaka, un giovane californiano di discendenza giapponese con lo scopo di problematizzare le nozioni di “razza”, “etnia” e “genere”.

1. Etnia e razza negli Stati Uniti

2. Color blindness e identità asiatica

3. L’emasculation dell’Asian American

4. Conclusioni

5. Bibliografia

 

 

1. Etnia e razza negli Stati Uniti

 

Il termine “razza” non deve essere qui  interpretato come una realtà biologica (queste tesi sono state ampiamente smentite da vari genetisti, tra cui Cavalli-Sforza in un noto saggio del 1996, Geni, popoli e lingue), ma come prodotto di una costruzione sociale: il razzismo. Usando la definizione offerta da Omi e Winant (2015:111), “Race is a concept, a representation or signification of identity that refers to different types of human bodies, to the perceived corporeal and phenotypic markers of difference and the meanings and social practices that are ascribed to these differences.” Gli studiosi osservano anche come il concetto di razza funga da  principio organizzativo della struttura sociale, innescando un processo di emarginazione e plasmando la psiche collettiva e individuale.

È importante rimarcare come nel contesto statunitense i concetti di etnia e razza non siano sovrapponibili. Infatti, mentre ai diversi gruppi etnici è stata concessa la possibilità di conformarsi e iscriversi all’interno della società americana, le minoranze razziali sono sempre state escluse da questo processo di assimilazione. In particolar modo l’identità asiatica è stata costruita come aliena e conseguentemente inassimilabile. Lo status giuridico di alien citizen costruisce l’eredità culturale asiatica come un elemento trasmesso geneticamente e non culturalmente. Nonostante questo modello sia stato ampiamente superato a partire da fine degli anni ’60, l’opera dimostra come determinati pregiudizi e cliché permangano nel tempo.

Inoltre, il testo propone riflessioni riguardo il ruolo dell’immagine nelle costruzioni identitarie. I personaggi sono spesso ritratti nell’atto di osservare qualcosa (o qualcuno) o a essere osservati attraverso schermi televisivi, monitor di sorveglianza, fotografie. Questi mezzi simboleggiano sempre una distanza (fisica o psicologica) tra soggetto e osservatore.

Lo sguardo diventa spesso “double consciousness” (Du Bois, 2005[1903]). Infatti, l’identità razziale non è costruita soltanto attraverso un atto di riconoscimento allo specchio, ma anche in relazione allo sguardo esterno della società.

Infine, è interessante la scelta da parte dell’autore di esplorare il concetto di razza in un fumetto senza colori, considerato il ruolo che quest’ultimi giocano nella costruzione di categorie razziali. Infatti, come osservato da Lee (1999),

Yellowface marks the Asian body as unmistakably Oriental; it sharply defines the Oriental in a racial opposition to whiteness. Yellowface exaggerates “racial” features that have been designed “Oriental,” such as “slanted” eyes, overbite, and mustard-yellow skin color. Only the racialized Oriental is yellow; Asians are not. Asia is not a biological fact but a geographical designation. Asians come in the broadest range of skin color and hue. (Lee, 1999:2)

L’assenza di colori è probabilmente dettata dalla volontà di rivelare l’artificialità del termine “razza”. Infatti, nel graphic novel di Tomine la costruzione sociale su cui si fonda l’idea di razza permane anche in assenza del suo referente.

 

 

2. Color blindness e identità asiatica

 

In Shortcomings, Adrian Tomine problematizza il concetto di razza mostrando come questa costruzione sociale giochi un ruolo identitario importante nella vita del protagonista.

L’opera inizia con la proiezione di un film all’Asian American Digi-Fest, un film festival fittizio dedicato alla produzione Asian-American con sede nella Bay Area, California. L’evento è stato organizzato da Miko Hayashi (la fidanzata del protagonista) e suoi colleghi. Il film proiettato in sala è una produzione indipendente a basso costo di genere sentimentale. L’opera sembra riscuotere relativo successo tra gli spettatori presenti in platea. Tutte le persone presenti sembrano apprezzare l’opera tranne Ben Tanaka, il fidanzato dell’organizzatrice. Ben è un trentenne scontroso di discendenza giapponese, il quale dopo aver rifiutato di partecipare all’after-party organizzato per festeggiare la conclusione dell’evento, inizia a vomitare veleno sul festival.

Infatti, Ben commentando la proiezione chiede a Miko, “Why does every thing have to be some big “statement” about race? Don’t any of these people just want to make a movie that’s good”(Tomine, 2007:13). Ben sembra dunque non riconoscere un valore alle produzione artistiche che cercano di mettere in luce l’identità razziale. Tuttavia, questa affermazione è presto seguita dalla risposta di Miko che lo accusa di essere “ashamed to be an Asian”. Alla quale Ben controbatte affermando che: “After a movie like that, I’m ashamed to be Human!” Questo breve scambio riecheggia alcuni dei dibattiti riguardanti la letteratura etnica e razziale negli Stati Uniti evidenziando le contraddizioni interne  e i limiti di entrambe argomentazioni.

Da un lato osserviamo la posizione assunta da Miko che valorizza il film proiettato in sala come rappresentativo di una comunità. La produzione artistica in questo contesto viene valutata secondo criteri sociologici. Tuttavia, questo approccio tende a produrre visioni reificate di una comunità, analizzando e valorizzando soltanto gli elementi divergenti rispetto alla cultura mainstream. Uno dei rischi maggiori di questo paradigma è la tendenza a proporre argomentazioni basate sull’ethnic exclusivity, ovvero un’interpretazione dell’esperienza americana incentrata principalmente sulle differenze esistenti tra i vari gruppi etnici e razziali e, quindi, cieca agli elementi culturali comuni e alle relazioni esistenti tra le varie componenti della società.

Queste posizioni se portate all’estremo possono portare a un’autoreferenzialità del gruppo che si ripiega su se stesso. Il gruppo tende a chiudersi intorno al concetto di comunità, inventandosi tradizioni e delineando nuovi confini identitari relativamente omogenei. Tuttavia, il graphic novel mostra i limiti di tali costruzioni. Se l’identità Asian American può essere usata come strumento di rivendicazione politica, essa è tuttavia incapace di rendere conto di esperienze identitarie complesse.

Questa complessità è evidenziata in particolar modo attraverso due personaggi. La visita di Ben alla famiglia della sua migliore amica, Alice, mostra l’esistenza di conflitti inter-etnici e pregiudizi all’interno della stessa comunità. Infatti, nonostante, giapponesi e coreani siano raggruppati in un’unica categoria (Asian American) a causa delle comuni forme di discriminazione subite, le frizioni tra queste due etnie non hanno mai smesso di esistere. Allo stesso modo, Meredith, la fidanzata di Alice, mette in discussione le linee di confine che marcano il gruppo, essendo euroasiatica. Infine, entrambe, essendo lesbiche, complicano la nozione di appartenenza al gruppo attraverso il loro orientamento sessuale. In particolar modo, Alice teme la mancata accettazione della sua identità sessuale da parte della sua famiglia e del suo gruppo etnico.

Viene quindi mostrata la sovrapposizione (o intersezionalità) di diverse identità sociali e le relative discriminazioni. Infatti, il razzismo non agisce in modo indipendente, bensì è interconnesso ad altre forme di oppressione.

Contrariamente alla racial consciousness manifestata da Miko, Ben sembra adattare una retorica che nega la rilevanza dell’elemento razziale nella società americana contemporanea, la color blindness (cecità al colore). Ben diventa il promotore di un’identità universale, capace di trascendere i confini imposti dall’idea di razza.

Tuttavia, diverse episodi raccontati nel graphic novel ricordano l’ingenuità di questa argomentazione. L’opera mostra come determinati valori riconosciuti universali  (per esempio l’American Dream) siano connotati da un punto di vista etnico-razziale.

Nonostante Ben sembri negare che le forme di discriminazione subite abbiano implicazioni di carattere razziale, il testo ci ricorda costantemente come gli stereotipi razziali abbiano influito sulla sfera affettiva e sessuale del protagonista. Lo stereotipo razziale subisce quindi un processo di internalizzazione e questo limita le possibilità di contrastarlo.

Il presupposto su cui si basa la color blindness è che con l’avvento del Civil Rights Movement,  durante gli anni ’50 e ’60, le differenze razziali negli Stati Uniti si siano livellate. Si sarebbe quindi avviata una nuova epoca “post-razziale”, in cui la nozione di razza non ha più alcuna rilevanza. Tuttavia, è importante notare come l’uguaglianza formale non sia spesso sufficiente.

 

 

3. L’emasculation dell’Asian American

 

Shortcomings ripropone un cliché della letteratura etnica: l’attrazione del protagonista verso la donna bianca. Infatti, nella letteratura etnica e razziale, la donna bianca rappresenta la nazione americana e la sua conquista simboleggia la raggiunta integrazione. Nella retorica americana, per di più, il matrimonio viene visto come l’istituzione in cui il melting pot può realizzarsi, in quanto “sacralizes loving consent as the abolition of prejudices of descent” (Sollors, 1986:72).

Questa narrazione è rinforzata dalla presenza di un’altra convenzione di genere: la contrapposizione tra descent e consent (Sollors, 1986), ovvero tra la fedeltà alle proprie radici culturali e la volontà individuale di integrarsi accettando le leggi dello stato di accoglienza. In Shortcomings, la contrapposizione tra questi due elementi è simboleggiato dai due interessi amorosi di Ben, Miko (donna di origine giapponese) e Sasha (donna bianca).

Tuttavia, come spiegato dal personaggio di Meredith, l’attrazione che Ben prova nei confronti di Sasha non è dettata da una reale passione, ma da una “sublimated form of assimilation”(Tomine, 2007:92), una tesi confermata dalle fantasie sessuali di Ben, il quale passa il tempo a guardare video pornografici con attrici bianche.

Come osservato da Therrien (2013),

In application to the pursuit of white women by Asian-American men, there is no greater means of demonstrating the achievement of the American Dream than through the approval of those who serve as the gatekeepers to that dream. In this sense of masculine objectification within the Asian-American pursuit of the American Dream, the social capital provided by a white woman is greater than that provided by any object of material wealth. (Therrien, 2013:64)

Questo graphic novel si discosta da questa narrazione trasformando l’amore romantico in feticismo razziale. Le fantasie sessuali di Ben sono spesso voyeuristiche e mediate da uno schermo (monitor di videosorveglianza, foto e TV). Il suo desiderio è costruito attraverso i cliché creati dalla pornografia mainstream, che feticizza il corpo delle donne (indipendentemente dal loro orientamento sessuale) per il consumo dello spettatore maschile. Inoltre, questa fantasia sessuale non è dettata soltanto dal desiderio di integrarsi, ma soprattutto dalla volontà di riaffermare la propria mascolinità.

La castrazione metaforica del protagonista è avvenuta a causa di una battuta a sfondo razziale pronunciata da una ragazza durante il college e ascoltata per caso dal protagonista. Lo stereotipo riguardante la mancanza di virilità dell’uomo asiatico danneggia profondamente le relazioni affettive di Ben.

Questo stereotipo razziale affonda le proprie radici sia nell’Orientalismo europeo sia nella storia americana. Infatti, finita la costruzione della ferrovia transcontinentale in California a metà ‘800, molti uomini di origine asiatica furono ricollocati come aiutanti domestici. Questa tipologia di impiego ebbe due effetti: minò i valori e la struttura patriarcale di quelle comunità e diffuse l’immagine dell’asiatico come appartenente a un ipotetico terzo sesso (Kim, 1982). L’asiatico era rappresentato come effeminato e/o infantile con il fine di rendere la sua presenza all’interno delle mura domestiche accettabile. La relazione tra padrona bianca e servitore asiatico era descritta come un tabù, ricorrendo spesso a metafore relative all’incesto (Lee, 1999).

È interessante notare come questo stereotipo riguardante la sessualità asiatica venga riprodotta dalla pornografia mainstream. Infatti, mentre la visione di materiale pornografico permette a Ben di esercitare il un controllo sulle immagini di donne (in contrasto con la sua incapacità di relazionarsi con l’altro sesso), egli ne risulta al tempo stesso vittima.

Infatti come osservato da Oh (2016:115), “Pornography employs sex as a medium through which messages about the legitimacy of racism and sexism are communicated.” Ben è dunque inconsapevole di essere inscritto in un loop che produce e riproduce stereotipi. Attraverso la sua attività di spettatore, Ben consuma cliché sessisti ed è al tempo stesso vittima di stereotipi razzisti. Infatti, l’ipersessualizzazione dei personaggi femminili è spesso utilizzata per rimarcare la presunta mancanza di virilità dell’asiatico.

Nonostante Ben neghi il legame tra il concetto di razza e le sue insicurezze sessuali e affettive, egli è inconsciamente consapevole della loro relazione. Infatti, quando affronta il tema razziale con la sua amica coreana Alice, la sua mente rievoca in modo automatico l’impatto che la battuta riguardante le “dimensioni” ha avuto sulla sua vita. Un’insicurezza che si trasforma spesso in sessismo.

Tuttavia, la relazione tra Ben e Sasha non è soltanto caratterizzata dal sessismo del primo. Sasha non esita a costruire il corpo di Ben come esotico e a rimarcare stereotipi razzisti (tra cui allusioni alla mancanza di virilità del protagonista) che minano la sicurezza già fragile del protagonista. La linea di confine tra vittima e carnefice all’interno di questa relazione è molto sottile.

Infine, è interessante notare come l’unica relazione sana all’interno del graphic novel sia quella tra Alice e Meredith. Una relazione messa visivamente in contrasto con la rottura di Ben con Miko. Lo scontro con la ex-fidanzata e la decisione della sua mia migliore amica di convivere, porteranno Ben a partire da solo.

 

4. Conclusioni

Shortcomings riflette sul significato dell’esperienza degli Asian American negli Stati Uniti e il ruolo dei pregiudizi razzisti nella definizione della propria identità. Tuttavia, questo graphic novel non cerca mai, usando le parole di Ben Tanaka, di fare un “big statement about race”. Infatti, il testo non costituisce un tentativo di definire e circoscrivere l’esperienza asiatica all’interno di canoni e cliché prestabiliti, ma tenta di restituirne al lettore la complessità. Una scelta confermata anche dal finale aperto e dalla sospensione temporale della scena con cui si chiude l’opera: sei vignette in cui Ben guarda fuori dal finestrino dell’aereo dopo la rottura con Miko. Ben ha probabilmente avuto un’epifania riguardo le cause della rottura del suo rapporto, “We all have our reasons” (Tomine. 2007:107). Tuttavia queste “ragioni” rimangono precluse al lettore. Il finale aperto rispecchia dunque la volontà di non fornire moduli interpretativi alle diverse esperienze identitarie.

 

5. Bibliografia

Cavalli-Sforza, Luigi Luca (1996). Geni, popoli e lingue. Milano: Piccola biblioteca Adelphi.

Du Bois, William Edward Burghardt (2005[1903]). The Souls of Black Folk. New York: Bantam Classic edition.

Kim, Elaine H. (1982). Asian American literature: An introduction to the writings and their social context. Philadelphia: Temple University Press.

Oh, Sandra (2007). “Sight unseen: Adrian Tomine’s Optic Nerve and the politics of recognition”. In Melus, 32(3), 129-151.

Omi, Michael, & Winant, Howard (2015). Racial formation in the United States. Third Edition. New York: Routledge.

Lee, Robert G. (1999). Orientals: Asian Americans in popular culture. Temple University Press.

Sollors, Werner (1986). Beyond ethnicity: Consent and descent in American culture. New York, Oxford University Press.

Therrien, Matthew S. (2013). “Sketching Yellow Picket Fences: Graphic Novels and the Sexualization of the Asian-American Dream”. In Hohonu, (12) 62-68.

Tomine, Adrian (2007). Shortcomings. Montreal: Drawn & Quarterly.

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