Impegno civile, annullamento delle barriere e avanguardia sociale. 

Queste potrebbero essere le parole chiave con cui descrivere lo spessore di Elizabeth Cady Stanton. Autrice, docente e una delle massime voci a essersi erette per i diritti e il suffragio delle donne, il suo nome ha dettato l’agenda politica e sociale del diciannovesimo secolo.

1. Legge e uguaglianza: l’infanzia di Elizabeth Cady Stanton

2. La causa antischiavista e i diritti per le donne

3. Il Quattordicesimo e il Quindicesimo Emendamento

4. Sitografia

 

1. Legge e uguaglianza: l’infanzia di Elizabeth Cady Stanton

Ottava di undici figli, Elizabeth nacque in una famiglia in cui le battaglie legali e la lotta ai diritti erano pane quotidiano.

Il padre, Daniel Cady, fu un avvocato federalista illustre. Basti pensare che ricoprì un mandato nel Congresso degli Stati Uniti dal 1814 al 1817, e nel 1847 fu anche un giudice della Corte Suprema di New York. 

Per questo, Elizabeth ebbe modo sin da giovane di studiare libri di legge e dibattere di temi legali e sociali con i suoi colleghi d’ufficio, ascoltando sempre con molto interesse anche gli interventi con i clienti dello studio legale. E proprio avvicinandosi allo studio della legge cominciò a rendersi conto di quanto questa favorisse gli uomini a danno delle donne, in particolare di quelle sposate, che non godevano dei benefici e delle proprietà riconosciuti invece ai consorti. 

Questo cominciò a instillare dentro di lei il desiderio di battersi per abbattere le iniquità, anche quelle schiaviste e razziali. A spronarla in questa direzione, fu l’incontro con il cugino Gerrit Smith, uno dei principali riformatori, abolizionisti, politici e filantropi americani.

La madre della scrittrice, devastata dalla perdita di molti dei fratelli di Elizabeth in età prematura, cadde in depressione. A crescere davvero la famiglia fu la sorella più grande di Elizabeth, Tryphena, col marito Edward Bayard che, ai tempi del matrimonio, era un apprendista nello studio di Daniel Cady, nonché ex compagno di classe di Eleazar, defunto fratello maggiore di Elizabeth, tanto compianto dal padre.

Dopo la morte del fratello nel 1826, Elizabeth ricorda di aver cercato di confortare il padre promettendogli che sarebbe diventata proprio come lui. All’epoca la risposta di Daniel Cady fu: “Oh, figlia mia, come vorrei che tu fossi un ragazzo!” (Eighty Years & More: Reminiscences 1815–1897, 23). Le parole del padre la ferirono molto e le fecero capire come per lui un maschio valesse molto di più di una femmina. Confidò il suo sconforto al vicino di casa, il Reverendo Simon Hosack, che continuò a insegnarle il greco e la incoraggiò a leggere, rafforzando la sua fiducia e la sua autostima. A differenza di molte donne della sua epoca, Stanton ricevette un’istruzione pubblica in cui riuscì a eccellere senza aver mai subito alcuna discriminazione sessista.

Quelli furono anche gli anni della presa di coscienza religiosa. Le nozioni di presbiterianismo calvinista (apprese durante la sua infanzia) e l’influsso di Charles Grandison Finney (centrale nel movimento di rinascita protestante), la scossero profondamente con il monito del giudizio universale e della dannazione eterna. Grazie a un viaggio ristoratore organizzato dal padre e dal cognato Edward Bayard, si avvicinò con maggiore materialismo e scientificità alla vita, allontanandosi dai precetti cristiani.

Sposò Henry Stanton nel 1840, un docente abolizionista con il quale condivideva la causa antischiavista. Un matrimonio scandito dalla mancanza del suo voto di obbedienza al marito: “Mi sono ostinatamente rifiutata di obbedire a colui con cui stavo per intraprendere una relazione paritaria” (Baker, Jean H., Sisters: The Lives of America’s Suffragists, p. 108). 

 

2. La causa antischiavista e i diritti per le donne

Durante la luna di miele col marito a Londra per prendere parte a una Conferenza mondiale contro la schiavitù, incontrò Lucretia Mott, una quacchera, femminista e abolizionista che, come lei e molte altre donne, fu esclusa dalla conferenza riservata ai soli uomini. Infatti, i delegati uomini presenti alla Conferenza votarono contro la partecipazione delle donne e, solo dopo un acceso dibattito, venne concesso alle presenti di sedersi in un’altra sezione, nascoste alla vista degli uomini. William Lloyd Garrison, famoso abolizionista, in segno di protesta, rifiutò il suo seggio e si sedette con loro. Tutte le escluse gridarono insieme con urgenza il bisogno di un’occasione di dibattito sui diritti delle donne da organizzare una volta tornate in America.

Tornati dall’Europa, gli Stanton si stabilirono presso la casa dei Cady e lì a Boston Elizabeth ebbe modo di avvicinarsi ancora di più alla causa antischiavista, spalleggiando i nomi più in vista nel movimento di liberazione quali Sarah e Angelina Grimke and William Lloyd Garrison, che ospitò regolarmente a casa sua.

Nel 1847 la famiglia si trasferì da Boston a Seneca Falls (New York) per preservare la salute di Henry Stanton. Gli ultimi quattro figli della coppia furono concepiti lì con un programma che Elizabeth chiamava “maternità volontaria”. In un’epoca in cui una moglie doveva sottomettersi alle richieste sessuali del marito, Stanton ribatteva che, anzi, le donne dovessero avere il pieno comando sulle loro relazioni sessuali e sulla gravidanza. In totale, la coppia ebbe sette figli, l’ultimo dei quali arrivò per Elizabeth all’età di 44 anni.

Nel 1848, aprì i battenti di questa prima convention sui diritti delle donne proprio a Seneca Falls. Alla penna di Stanton si deve in quel contesto la stesura del The Declaration of Sentiments, che espande la Dichiarazione di Indipendenza aggiungendo le parole “donna” e “donne” lungo tutto il Documento. Un atto di estrema forza nel guidare i riflettori della visibilità sociale e politica sulle donne: si chiedeva a gran voce di effettuare un cambio di rotta sociale e legale nel riconoscere alle donne il posto meritato. 

In quell’occasione furono stilate 18 richieste di intervento sociale e politico che che chiedevano di porre fine a ingiustizie come l’impossibilità di controllare i propri beni e le loro proprietà, e la perdita della custodia dei figli in caso di separazione dai mariti. Le risoluzioni finali, tra cui il suffragio femminile, furono approvate grazie anche al sostegno di Frederick Douglass, che partecipò e parlò informalmente alla Convenzione.

Nonostante la Stanton restasse sempre legata agli sforzi compiuti per ottenere i diritti di proprietà per le donne sposate e porre fine alla schiavitù, il movimento per il suffragio femminile divenne la sua massima priorità a partire da quegli anni. 

Nel 1851 incontrò Susan B. Anthony e cominciarono a collaborare a dibattiti, articoli e pubblicazioni che dominarono la scena intellettuale per ben mezzo secolo. Quando Stanton non riusciva a viaggiare per seguire le esigenze legate alla crescita dei figli, mandava i suoi discorsi alla collega affinché li leggesse in sua vece. Fu un sodalizio durato per ben 50 anni, fino alla morte di Elizabeth. Anthony la ricordò successivamente come colei che aveva forgiato i fulmini che, poi, lei scagliava. I discorsi della Stanton sulla maternità, sulla crescita dei bambini, sulla legge per il divorzio, sui diritti di proprietà delle donne sposate, la temperanza, l’abolizionismo, e le campagne politiche si diffondevano a macchia d’olio.

 

3. Il Quattordicesimo e il Quindicesimo Emendamento

Una volta giunta a New York nel 1862, la Stanton fu coinvolta negli sforzi della Guerra Civile e si unì alla collega Anthony per sostenere il Tredicesimo Emendamento, con lo scopo di porre fine alla schiavitù. 

Terminata la Guerra, però, le due rivolsero la loro attenzione alla lotta contro il Quattordicesimo e il Quindicesimo Emendamento, atti a garantire il diritto di voto a uomini di colore, escludendo però ancora una volta la controparte femminile. 

Vissuto come un atto di tradimento da parte della comunità afroamericana maschile aiutata fino a quel momento, le dichiarazioni di Elizabeth cominciarono ad assumere connotati razzisti e schierati pienamente dal lato delle donne, senza se e senza ma. Questo la portò a rompere amicizie solide come quella con Frederick Douglass. Elizabeth era una fervida sostenitrice del suffragio universale, sia maschile sia femminile, ma individuava nelle afroamericane ma individuava nelle afroamericane una triplice discriminazione, che aggiungeva quella di genere alle oppressioni di razza e schiaviste dalle quali gli afroamericani maschi non erano più affranti – almeno sulla carta.

Nel 1866 Elizabeth, Susan e molti altri suffragisti stilarono una petizione di suffragio universale che chiedeva il diritto di voto senza considerazione di sesso o di razza. La petizione fu presentata da Stevens, deputato repubblicano e abolizionista, ma non ebbe alcun effetto: il Quattordicesimo Emendamento fu approvato e il Quindicesimo si faceva strada per seguirlo.

Proprio in quel momento, le prese di posizione di Elizabeth generarono una scissione nel movimento delle donne. Per Elizabeth valeva il principio del tutto o niente. Infatti, voleva che fosse approvato non solo il suffragio femminile con il Quindicesimo Emendamento ma che ci fosse anche l’approvazione di diritti per lei inalienabili alla donna: leggi sul divorzio uguali per entrambi i sessi; diritto di rifiutare il marito sessualmente; diritto delle donne di poter avere incarichi all’interno delle giurie; diritti per il riconoscimento della proprietà e del lavoro femminile. Le sue posizioni più radicali includevano anche l’accettazione del matrimonio interrazziale. 

Fu così che con la Anthony fondò il National Woman Suffrage Association nel 1869 per la quale la Stanton era anche responsabile del giornale “The Revolution”. Dall’altra parte, si fondò l’American Woman Suffrage Association, meglio finanziato e con più iscritti. Nonostante le pressioni di Stanton, anche il Quindicesimo Emendamento passò senza modifiche nel 1870.

Per circa 12 anni la Stanton viaggiò e tenne conferenze, affermando la sua popolarità come oratrice, ottenendo molti riconoscimenti pubblici e confermando la sua reputazione come leader preminente del movimento per i diritti delle donne. Nei suoi viaggi, propugnava per il suffragio femminile in tutti gli Stati ottenendo discreti casi di successo e molta visibilità. 

Negli anni ‘80, la Stanton, ormai più che sessantenne si dedicò alla scrittura piuttosto che ai viaggi e alla docenza. Da questa sua dedizione nacquero 3 volumi dedicati alla storia del suffragio femminile, History of Women Suffrage (1881-85), scritti con la collega Anthony e Matilda Joslyn Gage. In questa opera, pubblicata ben dopo la vittoria della causa femminista, le autrici hanno voluto mettere in evidenza le storie individuali e collettive che hanno permesso di sostenere e dare man forte al movimento suffragista femminile

Nell’opera ebbe modo di affrontare anche il tema religioso. Per lei, la religione mancava di riconoscere alle donne gli stessi diritti degli uomini. Tutte le religioni, a suo dire, perpetuavano questo mancato riconoscimento di diritti. Con sua figlia, pubblicò The Woman’s Bible (1895), che fece sorgere molte critiche anche all’interno del movimento suffragista stesso.

Elizabeth Cady Stanton morì di scompenso cardiaco nella sua casa di New York il 26 ottobre 1902, molto prima che le donne ottenessero il diritto di voto negli Stati Uniti. Dopo la morte di Elizabeth, le sue idee poco ortodosse sulla religione e la sua particolare attenzione nei confronti dell’occupazione femminile, portarono molti suffragisti a considerare la Anthony come la fondatrice del movimento del suffragio femminile. 

A rendere omaggio al ruolo che aveva ricoperto in passato Elizabeth, durante le celebrazioni per il 75º anniversario della Convenzione di Seneca Falls, fu solo sua figlia Harriot Stanton Blatch. E, oggi, con la dovuta contestualizzazione, dovremmo farlo tutte e tutti noi.

 

4. Sitografia

Elizabeth Cady Stanton https://www.womenshistory.org/education-resources/biographies/elizabeth-cady-stanto (data di ultima consultazione: 12/11/2019)

Elizabeth Cady Stanton http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/elizabeth-cady-stanton/ (data di ultima consultazione: 12/11/2019)

Elizabeth Cady Stanton https://www.britannica.com/biography/Elizabeth-Cady-Stanton (data di ultima consultazione: 12/11/2019)

Elizabeth Cady Stanton Biography https://www.biography.com/activist/elizabeth-cady-stanton (data di ultima consultazione: 12/11/2019)

The solitude of self : thinking about Elizabeth Cady Stanton https://searchworks.stanford.edu/view/11833744 (data di ultima consultazione: 12/11/2019)

 

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