Ricomporre The Waste Land: The Burial of the Dead8 min read

Primo di cinque appuntamenti in cui il nostro Jacopo Norcini Pala tenta una ricostruzione e parafrasi di alcune delle innumerevoli simbologie del celebre poema di T.S. Eliot.

1.1: Introduzione
1.2: Musica e botanica: l’incipit

1.3: La lettura dei Tarocchi

1.4: Stetson: amico o traditore?

1.1: Introduzione

“On Margate Sands.

I can connect

Nothing with nothing.”

Pare impossibile, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, estrarre fuori dal guazzabuglio psichico di The Waste Land una interpretazione che possa rendere giustizia al poema: persino le note dello stesso T.S. Eliot paiono imprecise e lacunose di fronte al folle lampo lirico della Terra Desolata. Lo stesso autore, a proposito di queste ultime, arrivò addirittura a scusarsi pubblicamente trent’anni più tardi per aver incautamente causato una wild goose chase dietro ai tarocchi e al Santo Graal. Lo scopo di questi cinque mini-saggi è quello di intrufolarsi nei labirinti della mente del poeta e di districare la matassa verbale dove sia possibile. A questo punto sembra assolutamente superfluo aggiungere che ogni successiva speculazione è, appunto, supposizione basatasi su un confronto di note di precedenti curatori, fonti incidentali e così via. L’imbarazzo e la possibilità di prendere cantonate sono quindi talmente alti che mi riservo il diritto di rimangiarmi qualsiasi intervento sia contenuto in queste righe o a ridiscuterne in seguito, con profonde scuse ai lettori in primis.

1.2: Musica e botanica: l’incipit

Il celebre incipit “April is the cruellest month […]” emerge dal sottosuolo insieme ai lillà con il tono grave e solenne della Terra stessa, richiamando quasi la potenza mahleriana del Das Lied von der Erde, che allo stesso modo allude a un ciclico, inarrestabile ed indifferente risorgere dalle ceneri
della Natura indifferente ai dolori degli uomini.

Auguste Renoir – Bouquet

Subito il palpito di Gaia si mescola alla memoria di una giovane donna della nobiltà tedesca (si ipotizza Marie Larisch) e delle sue scampagnate sentimentali con un innominato interlocutore. Affascinante notare come l’autunno, ovvero il periodo in cui Eliot subì il proprio crollo nervoso, sia assente dal ciclo stagionale, così come è ulteriormente interessante notare la simbologia dei lillà: l’olio estratto dai fiori della pianta era infatti utilizzato tra gli antichi per i rituali di purificazione ed equilibrio mentale. Nel linguaggio dei fiori, invece, la pianta ha un significato duplice, amore o innocenza giovanile, dovuto al colore dei petali. È dunque facilmente individuabile un correlativo con la porzione successiva, in cui il racconto di frivola passione nobiliare si ricongiunge a quello più puro di un inverno, stagione evocatrice del bianco, pieno di emozioni ed ammirazione genuine, con un lieve complesso psicosessuale appena accentuato nella fiducia estrema riposta nel cugino senza volto.

L’utilizzo di “us” prefigura il coro polifonico di voci che si sovrapporranno sempre più caoticamente in tutto il poemetto, tanto più che la sua ripetizione attua il primo vero e proprio cambio di prospettiva; allo stesso modo lo Starnbergersee evoca la prima morte per acqua, quella di Ludovico II di Baviera, un re “matto” il cui cadavere fu ritrovato nelle acque del lago.

Si potrebbe ipotizzare un corrispettivo tra lo heap of broken images del figlio dell’uomo davanti alla terra desolata e senza acqua e la condizione mentale di Eliot durante la stesura del poema: il modo in cui il primo sermone di un ancora innominato Tiresia descrive la devastazione indotta dalla siccità ricorda pericolosamente il susseguirsi rapido delle immagini introiettate in una mente disturbata, malata e “secca”, come il suolo incapace di fornire nutrimento alla vegetazione. Un pensiero di questo tipo è però, come quello di Tiresia, in grado di spingersi oltre la ragione e di intravedere il futuro nella sensazione e nel glimpse, e può evocare una figura come quella di Cassandra, inascoltata ma sempre puntuale nelle sue visioni di presenti oltre il velo delle apparenze, assurgendo così al ruolo di catalizzatori, “antenne della razza” umana per citare Pound.

La prima citazione diretta al Tristan und Isolde wagneriano rinforza l’idea di musicalità ed ironia interrotta, con anche un possibile riferimento alla ricerca continua intratestuale (“Wo weilest du?”, letteralmente “dove indugi tu?”) ed extratestuale (il Wagner costruisce la serie armonica di una gran parte delle scene del Tristano in modo che non avvenga mai una risoluzione sulla tonalità di partenza); una spedizione infinita e dalla dubbia possibilità di riuscita, come anche quella del Graal. Allo stesso modo la stanza della hyacinth girl lascia intendere una condizione umana sospesa a metà tra la follia e la sanità, tra la vita e la morte: le varie edizioni critiche lasciano pensare ad un perduto amore, e a conferma di questa teoria affiancano ad essa la seconda citazione “desolato e vuoto il mare”. Da valutare invece la possibilità di una trasfigurazione dell’autore stesso in questa serie di personaggi femminili innominati, in vena totalmente modernista, per cercare di rendere la frammentazione del pensiero durante la malattia, seguendo la traccia lasciata solo un anno prima da Molly Bloom: un’accumulazione di figure femminili che fanno il paio con l’evocazione di quella così dualista e ambivalente come Tiresia, capace di scrutare su entrambi gli abissi delle differenze tra i generi senza mai risultare la somma di essi.

1.3: La lettura dei Tarocchi

La parte dedicata a Madame Sosostris è notoriamente enigmatica: se infatti la voce narrante rivela un certo scetticismo nei confronti dell’indovina, la lettura dei tarocchi suona estremamente credibile e profetica. Eliot stesso si è identificato come un appassionato di tarologia, e la rilettura e l’invenzione di alcuni dei simboli della cartomanzia lo dimostrano.

raffigurazione medievale dell’Appeso

La mancanza dell’Appeso, figura/simbolo dell’arte magica in questione, rappresentante la rinascita e la creatività esplosiva, illustra chiaramente il blocco dell’autore: la conferma sopraggiunge nella rivelazione del marinaio fenicio, un’altra death by water, un’altra trasformazione necessaria per giungere al ritrovamento della musa. La citazione Shakespeariana da The Tempest sugli occhi del morto trasformati in perle lascia trapelare l’importanza di distaccarsi da ciò che la realtà manifesta pone di fronte all’autore e di andare oltre. L’apparentemente incomprensibile avvertimento dell’indovina (Fear death by water) è in realtà un monito nelle intenzioni più che nelle azioni: è necessario essere coscienziosi del cambiamento per poterlo comprendere. In questa ottica, è facile ricollegarsi alla handful of dust simbolo di morte giusto qualche verso più sopra per prendere coscienza del più grande cambiamento possibile: dall’essere al non-essere, in un capogiro stratfordiano che si muove dalle avventure di Prospero al dilemma di Amleto.

Questo terrore del disfacimento morale è ancor più accentuato nella stanza successiva, in cui viene utilizzato il participio undone per i cadaveri ambulanti tra le strade di Londra, persone disfatte da una presa di coscienza e incapaci di catalizzarla nella creazione di nuova arte. Il riconoscimento di Stetson, che alcuni indicano come un’apparizione fugace di Ezra Pound, che all’epoca portava costantemente un cappello omonimo, è solo l’ennesima, esasperata conferma che è impossibile rifugiarsi nella gloria del passato, e che il lettore dedito alla causa, alla ricerca della verità che vuole sottrarsi agli occhi dei molti deve essere lasciato fiorire senza alcun aiuto o interferenza, appoggiandosi esclusivamente sulle proprie forze.

 

1.4: Stetson: amico o traditore?

Il collasso della struttura dell’unreal city, che assume quasi connotati da Inferno dantesco, si realizza d’altronde in piena aura modernista: lo spazio umano cosciente viene soffocato dai fumi di quello sociale, che tinge la nebbia di un innaturale color marrone. Siamo d’altronde di fronte ad uno dei più devastanti e repentini stravolgimenti culturali della storia umana: le certezze positiviste del 1800 sono state spazzate via dal dramma insensato della Guerra Mondiale e dalle rivoluzioni del pensiero operate, a livelli e in campi differenti, da Freud e da Nietzsche come da Lenin. Il comportamento al limite dell’antisocialità di Eliot sembrerebbe però incoerente con la volontà di lasciare che la Storia e l’Uomo traspirino in una narrazione così personale: alla luce delle enormi crisi umane collettive descritte poco sopra, appare chiaro come il posizionamento autobiografico sia in realtà un totem votivo della condizione umana in sé, che l’autore è in grado di descrivere solamente, e necessariamente, tra frammenti di lucidità e frammentazione della ricerca nel passato degli Antichi in schegge impazzite ed anarchiche, ironicamente in completa controtendenza al retroterra politico di Eliot.
Il fatto che gli zombificati passanti si affollino sopra al London Bridge, probabilmente il ponte più antico della City, offre invece suggestive interpretazioni sul progressivo allontanarsi dell’uomo dall’acqua e della noncuranza nei confronti di un fiume mistico come il Tamigi, da cui Tiresia pronuncerà il suo antitetico sermone.

Celebre scatto di un giovane Ezra Pound

A questo punto ogni strada si fa girone, ogni collocazione geografica perde di senso e pare quasi che la voce, qui necessariamente ed inequivocabilmente quella di Eliot stesso, si disperda e si frammenti nell’aria per ricostruirsi in un altro luogo, in un turbinio sempre più confuso ed allucinato. La visione di Stetson deve essere anche vista come un’ancora di salvezza nello smarrimento della psiche umana, in cui il mon semblable, mon frère di baudelairiana memoria è allo stesso tempo un’accusa nei confronti del lettore insensibile e incapace di capire il tormento emozionale del poeta e un riflesso in uno specchio deformante, in cui l’autore riesce a riconoscere la stessa frustrazione intellettuale e al cui tenta di appigliarsi per scampare alla solitudine della pazzia.

Nel caso in cui la teoria secondo cui l’enigmatico Stetson sarebbe in realtà Ezra Pound fosse vera, il riconoscimento nella folla diventerebbe un simbolo extratestuale ancora più significativo di quanto già non sia: il fatto che sia stato proprio l’autore dei Cantos a raffinare l’impeto nevrotico del The Waste Land, tanto da meritarsi la dedica di “Miglior Fabbro”, citando ancora Dante, diviene così una richiesta disperata di aiuto ad un amico per mettere ordine ai propri pensieri. Il fatto che la voce più esplicita di Eliot si faccia sempre più timida e infrequente nel corso del poemetto sembrerebbe confermare l’intenzione di lasciare ai personaggi la ricostituzione di un’integrità che, alla fine di The Burial of the Dead, sembra più che mai persa.

 

 

 

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By | 2017-11-01T15:04:18+00:00 novembre 1st, 2017|Saggi|0 Comments

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