Il panorama poetico americano del dopoguerra, sviluppatosi all’interno delle università, tra le strade di grandi città come New York o  incoraggiato dalle istituzioni di Washington, si contraddistingue per la fitta rete di relazioni letterarie alle quali diede vita: in questi anni poeti e artisti vissero a stretto contatto, spesso collaborando e improntando le proprie opere come dialogo con i contemporanei. Elizabeth Bishop e Robert Lowell non furono estranei a questa dinamica.

Tra loro si instaurò un legame particolare, che spicca sia per la lealtà e la dedizione con la quale fu protetto negli anni, sia per la sua capacità di influenzare e commentare le tendenze poetiche del tempo. La profonda amicizia tra Robert Lowell e Elizabeth Bishop crebbe nel corso di 30 anni, fino alla morte del poeta, e fu nutrita in maniera costante da più di 250 lettere, un filo diretto tra due poeti tanto diversi quanto appassionati dalle stesse riflessioni sulla natura dell’uomo e della letteratura – un filo capace, soprattutto, di tenerli uniti malgrado gli oceani e i continenti che li separarono per quasi tutta la loro esistenza.

1. Bishop e Lowell: due caratteri opposti e complementari

Bishop (1911 – 1979) e Lowell (1917 – 1977) si incontrarono per la prima volta nel 1947 grazie a un amico in comune, il poeta Randall Jarrell, in un momento chiave per la loro carriera. Entrambi sulla soglia dei trent’anni, avevano appena pubblicato la prima raccolta e iniziavano a farsi notare nel loro ambiente. Se Bishop era una giovane taciturna e acuta, poco dedita alle chiacchiere mondane per quanto ammirata, Lowell si presentava come un uomo esuberante e perfettamente a suo agio nel proprio ruolo di poeta, una figura a metà tra l’irruento mostro di The Tempest, Calibano, e il pazzo imperatore Caligola, dai quali gli derivò il soprannome di una vita: Cal.

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Robert Lowell con Randal Jarrell e Peter Taylor all’Arts Forum del 1941

Nato e vissuto a Boston, Cal discendeva da una stirpe che risaliva direttamente ai coloni della Mayflower e vantava tra i suoi antenati eroi della Guerra Civile, firmatari della Costituzione Americana e teologi come Jonathan Edwards e Anne Hutchinson. Parente dei poeti Amy Lowell e James Russell Lowell, si collocava nella piena tradizione storica e letteraria statunitense. Dopo gli studi ad Harvard e al Kenyon College, dove entrò in contatto con la tradizione dei New Critics attraverso Allen Tate e John Crowe Ransom, e dopo un primo tentativo di mitizzazione poetica delle sue origini in Land of Unlikeliness (1944) pubblicò la raccolta Lord Weary’s Castle nel 1947, un successo che gli valse il premio Pulitzer nello stesso anno. Un uomo fortemente interessato alla politica, Lowell indirizzò la sua lettera di rifiuto a combattere nella Seconda Guerra Mondiale direttamente al presidente Roosevelt, criticando l’intenzione degli USA di radere al suolo interi paesi europei, pur comprendendo le cause del conflitto. Negli anni ’60, con l’insorgere della guerra in Vietnam, l’autore continuò a protestare apertamente contro la violenza subita dalla popolazione autoctona.

Questo atteggiamento volitivo ed entusiasta non era al contrario familiare a Elizabeth Bishop, una giovane donna che presentava caratteristiche del tutto opposte. Nata a Worcester, in Massachusetts, si trasferì ancora piccola in Nuova Scozia in seguito alla morte del padre e al trasferimento permanente della madre in un ospedale psichiatrico. La sua infanzia fu contraddistinta da numerosi trasferimenti tra il Canada e gli Stati Uniti, che le trasmisero un senso di non appartenenza

Tornata infine a vivere con la famiglia paterna a Worcester, e di salute cagionevole, frequentò la scuola in maniera discontinua, fino all’inizio degli studi universitari presso il Vassar College, dove il suo talento emergente fu riconosciuto. Fu proprio lei a intervistare T.S. Eliot in occasione della sua visita a Vassar, e l’incontro con la poetessa Marianne Moore nello stesso luogo le diede  incoraggiamento per molti anni a venire, diventando un prezioso sostegno per la sua carriera poetica. Pur mantenendo un basso profilo sociale e politico, e trascorrendo il tempo libero sola e in viaggio, le capacità di Bishop non passarono inosservate, e la sua prima raccolta, North and South (1946) aveva ottenuto lo stesso Pulitzer soltanto un anno prima del libro di Lowell.

Sotto il segno di quell’anno promettente per la loro carriera, Bishop e Lowell si conobbero e iniziarono un rapporto epistolare capace di superare la distanza fisica tra loro e di legarli per decenni, accompagnandoli nella loro crescita professionale. Se Bishop ottenne la fama maggiore, fino a essere acclamata come una delle più grandi autrici del suo tempo, Lowell è tuttora celebrato come l’ispiratore del movimento confessionale degli anni Sessanta, quando pose le basi per uno stile poetico più personale di grande ispirazione per autori come Sylvia Plath e Anne Sexton.

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L’edizione italiana delle lettere

Nel loro scambio epistolare risuonano anno dopo anno tanto l’eco di avvenimenti storici e personali di grande importanza – dichiarazioni politiche, pubblicazioni, eventi mondani –  quanto le riflessioni sulla composizione poetica e numerose descrizioni in germe, destinate a diventare versi, ma anche spaccati di vita quotidiana, scherzi, commenti ironici e aneddoti, sempre accompagnati da espressioni di affetto e allusioni private. La loro amicizia e l’affetto reciproco crebbero nel corso del tempo, tanto che i due finirono per considerare l’altro come l’unica vera famiglia sulla quale potevano contare: spesso il loro rapporto è stato descritto come un matrimonio platonico, un’unione letteraria. In nome di questo bizzarro amore e dell’impatto di queste lettere sulla generazione poetica del tempo, le lettere, assieme a numerose cartoline, telegrammi e note (circa 500 documenti in tutto)  sono state pubblicate nella loro interezza nel 2008 da Farrar & Giroux. I singoli documenti, preservati negli archivi del Vassar College, di Harvard e dell’università del Texas contengono più di 320.000 parole.

2. 1947-49: L’amicizia e la fama poetica

L’interesse iniziale tra i due autori, uno dedito alla mitizzazione della propria esperienza di vita e al gusto per il simbolico e il drammatico, l’altra devota a una poesia semplice, evocativa ma radicata nell’osservazione critica, quasi fotografica, di scene di vita quotidiana, si deve probabilmente ai loro comuni interessi poetici. Entrambi avevano iniziato la loro carriera sotto l’influenza dei grandi Modernisti (Eliot, Pound, Santayana) e apprezzavano autori formalisti come Wallace Stevens, Robert Frost e Ford Madox Ford, oltre all’esempio del New Criticism di Tate e Ransom. Tra i loro contemporanei, Bishop era particolarmente legata a Marianne Moore, mentre tra i modelli del passato entrambi annoveravano autori come George Herbert e Emily Dickinson, e guardavano alla loro poesia religiosa con interesse, desiderando rievocare un senso di spiritualità, per quanto laico, a partire dalle descrizioni di paesaggi e scene quotidiane nelle loro poesie.

Il primo passo si deve a Lowell, che nell’anno di uscita di North and South ne pubblicò un’ottima recensione su The Sewanee Review. Ciò che colpì Bishop in particolar modo fu il suo commento, nel quale Lowell tracciò un profilo psicologico, come nota Kalstone (192), dell’opera, registrando al suo interno “due fattori in opposizione” nascosti dietro alle immagini poetiche di Bishop: da un lato il senso morale, il peso della memoria e l’invito al lavoro e alla scoperta, dall’altro il desiderio di morte, riposo e soddisfazione. Così, agli occhi di Lowell, se il pesce catturato in “The Fish” viene infine staccato dall’amo e liberato, il fantastico protagonista di “The Manmoth” gira per le strade di una città aliena fino a desiderare di infilarsi nella luna, una cavità bianca nel cielo nero, e scomparire.

Bishop, ammirata, lo identificò come il primo capace di riscontrare un filo conduttore tra le sue poesie, un insieme di immagini metaforiche che nemmeno lei aveva notato consciamente dietro ad alcune descrizioni apparentemente realistiche. 

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una veduta di Key West, uno dei luoghi più cari alla poetessa

In questo primo periodo, grazie a impegni negli Stati Uniti, i due si videro frequentemente: Lowell era poetry consultant presso la Biblioteca del Congresso, mentre Bishop viveva tra Key West e il New England. Sfruttando la sua posizione, Lowell la invitò a partecipare a numerose poetry readings e conferenze, e le fece registrare alcune delle sue poesie per l’archivio della Biblioteca. I due passarono le vacanze estive insieme nel Maine e per il resto del tempo Cal tracciò per Bishop quadri umoristici e interessanti dei vari autori e delle celebrità che il suo lavoro gli permetteva di conoscere – Robert Frost, Ezra Pound, ma anche  “i Truman e i Simphony”(Travisano:219).

Elizabeth, che apprezzava il rigore e la costanza con le quali l’amico si dedicava alla scrittura, gli offrì consigli per tutto il tempo, discutendo piani e progetti per gli anni successivi. Già tra questi primi scambi, e poi sempre di più negli anni successivi, McIntosh (234) riscontra il continuo eco della mancanza l’uno dell’altro, in ogni occasione di separazione: “Doesn’t anything on our long route allure you? (121); nel 1952 “Heaven’s sake hurry over here” (126); nel 1962 “Dearest Elizabeth, COME HERE AND JOIN ME ITS PARADISE!”; e ancora nel lontano 1968, “Never in the world will I see enough of you”(646).

L’affetto che li univa era tale che Lowell le confessò che aveva immaginato di sposarla. Entrambi avrebbero presto trovato l’amore altrove: l’anno successivo Cal si sposò con la seconda moglie, anche lei chiamata Elizabeth, e si trasferì per un periodo in Europa. Alla partenza insistette perché il suo ruolo di poet laureate fosse passato a Bishop, invitandola a superare la sua resistenza a occupare posizioni di prominenza sociale, notate da lei in molte lettere 

I guess I have liked to travel as much as I have because I have always felt isolated and have known so few of my “contemporaries” and noting of “intellectual life in New York.

Iniziò così un periodo di lunga separazione, sancito nel 1953 dal trasferimento della poetessa in Brasile assieme alla compagna Lota de Macedo Soares, durante il quale Lowell, una volta tornato in America, si prodigò per mantenere viva la fama di lei, facendo domanda a suo nome per vari premi poetici e offrendole suggerimenti nei momenti di insicurezza.

3. 1950 – 1965

Gli anni passati lontani uno dall’altro, tra il 1950 e il 1960, furono dedicati a numerose confidenze sulle proprie difficoltà personali, scambiate per lettera tra i continenti. Elizabeth aveva perso i genitori da piccola, soffriva di alcolismo ed era spaventata dal pensiero che la sorte della madre toccasse anche a lei. Lowell combatté per tutta la vita con un disturbo bipolare, per il quale fu ricoverato a Boston in più occasioni, e che divenne un’ossessione costante nella sua poesia, oltre che un ostacolo ai suoi rapporti familiari. Questi aspetti apparvero nelle loro poesie, rispettivamente, attraverso toni freddi e distaccati o al contrario espressi da un lessico impulsivo ed erratico. La grande forza della loro relazione fu quindi la capacità di smorzare le tendenze eccessive l’uno dell’altra. Ciascuno assimilò i tratti migliori dell’altro, diventando un poeta più completo.

Avere Lowell come confidente fu per Bishop, come nota David Kalstone (176), un primo passo verso una narrazione più intima delle sue esperienze. Rassicurata dall’ammirazione dell’amico, la poetessa si lasciò spesso andare, nelle lettere, a descrizioni spontanee e piene di pathos dei paesaggi che osservava, che spesso, come nel caso della poesia “Key-West” furono poi incorporati nei testi poetici. La donna ammirava la forza allegorica di opere come The Mills of the Kavanaughs (1951) e l’abilità di Cal di attribuire un significato simbolico a ogni immagine  – parlando della descrizione in “The Fish”, di Bishop, lui stesso notò ironicamente della propria poesia: “I’m afraid all my fish become symbols, alas” (Kalstone:192).

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Bishop descriverà spesso i bruli paesaggi della Nuova Scozia nelle sue opere

L’intimità con Lowell coincise per Bishop con un desiderio di ritorno alle origini, segnato da un viaggio in Nuova Scozia, il luogo di origine della madre e nel quale aveva vissuto alcuni dei suoi anni più felici da bambina. Come nota Kalstone (177), questo viaggio le offrì numerose immagini e descrizioni poetiche per anni a venire, ma fu in gran parte l’influsso di Lowell a permetterle di catalizzare queste immagini fino a renderle paesaggi interiori. Tra le poesie di questo periodo, una di quelle più legate al suo insegnamento è “The Prodigal” iniziato nel 1948 e completato tre anni dopo, che riprende la metafora biblica del figliol prodigo in toni più tetri, affrontando più direttamente il tema dell’alcolismo e dell’abbandono della società per il ritiro nella solitudine.

La solitudine era un tema dibattuto tra i due, e una sensazione familiare per Bishop, che notava   “just the kind of “suffering” I’m most at home with and helpless about, I’m afraid. …” oltre che un motivo di contrasto, dal momento che lei riteneva che Cal ne parlasse troppo spesso e in termini troppo melodrammatici (Kalstone: 183). I lamenti dell’amico ebbero però l’effetto di aiutarla a enfatizzare questo aspetto nella poesia, rendendola più pregna di significato e offrendole nuovi termini per descrivere i propri stati emotivi, pur conservando la precisione formale che la contraddistingue. La donna era ammirata dal senso del sublime, una sensazione di orrore e meraviglia al contempo, che scaturiva dalle prime opere di Lowell e dal tono epico dei suoi componimenti, che leggeva quando era in cerca di ispirazione: come ha notato Bidart, “la principale qualità di Lowell è che pensava costantemente a come trasformare il mondo e l’esperienza in poesia… la sua fu una vita focalizzata su immensi piaceri e soddisfazioni come sulle difficoltà e le paure legate alla creazione” (Travisano:227).

Come nota McIntosh (11), “The Prodigal”, riconduce la struttura formale e razionale di un doppio sonetto a un tentativo di tenere sotto controllo il panico scatenato dalla scena rappresentata, nella quale, sotto l’influenza di Lowell, il protagonista scivola nella solitudine e nell’alcol come nel fango e nella vita animale dei maiali con i quali condivide il porcile. Le immagini talvolta disgustose, talvolta materiali e sensuali fanno eco a sensazioni di paura e sofferenza, evocate in questo caso in maniera diretta. Poco prima, Bishop aveva scritto all’amico “I am very tired of sounding so quiet” (Kalstone:190), e questo fu il suo modo di affiancarsi alla voce squillante di Lowell.

Negli stessi anni dopo il lavoro al congresso, Lowell, in ritiro presso la comunità artistica di Yaddo, fu colto dai sintomi della sua malattia e venne ricoverato in un ospedale psichiatrico. La sua carriera di insegnante presso prestigiose università, come Yale e Boston, fu intramezzata da numerosi episodi della malattia mentale. In un momento così difficile per la sua carriera, la capacità di osservazione e la concretezza dell’amica furono ottimi strumenti per bilanciare il contenuto soggettivo delle sue poesie. Se Bishop apprezzava molte delle opere di Lowell, fu sempre sincera nel criticarne altre, consigliando l’amico nei momenti di impulsività.

 Elizabeth fu per Cal un importante sostegno nei vari episodi di mania bipolare che lo prostrarono nel corso degli anni Cinquanta. Alle sue lettere piene di scuse per i toni esaltati e maniacali, la donna rispondeva con incoraggiamenti, pregandolo di non vergognarsi delle sue parole e sottolineando che lei stessa non avrebbe potuto scrivere lettere più interessanti, sostenendolo con affetto e incoraggiandolo nei periodi di permanenza presso l’ospedale psichiatrico.

Da queste terribili esperienze nacque tuttavia l’opera poetica che iniziò una rivoluzione a partire dagli anni ’60: Life Studies, una raccolta di poesie fortemente personali, piene di dettagli intimi e di descrizioni sincere sulla sua condizione mentale, aprì la strada al movimento confessionale

 I’ve been very excited by what I feel is the new breakthrough that came with, say, Robert Lowell’s Life Studies, this intense breakthrough into very serious, very personal, emotional experience which I feel has been partly taboo. (Sylvia Plath, 1962)

La nuova poesia di Lowell era ancora fortemente legata alla tradizione precedente, e non aveva del tutto abbandonato i dettami del formalismo, ma fu considerata come un punto di svolta. In questo contesto, è interessante notare come l’ultimo componimento di Life Studies (1959), e uno dei più rilevanti, “Skunk Hour”, venne dedicato proprio a Bishop, per ringraziarla del suo sostegno durante quegli anni. Come nota Partridge (McIntosh:236), molti anni dopo Lowell spiego che in questa poesia aveva cercato di imitare lo stile semplice e quasi narrativo della poetessa.

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Robert Lowell

La poesia vede il progressivo assimilarsi di una coscienza al paesaggio che descrive – i paesaggi erano caratteristici delle poesie di Bishop – e si conclude con l’immagine di una moffetta che rovista nella spazzatura assieme ai suoi piccoli, in cerca di cibo. L’autore proclama “I myself am hell”, io stesso sono l’inferno, e se una simile dichiarazione non sarebbe mai uscita dalla penna dell’amica, molto più indiretta nelle sue riflessioni, si possono notare le lunghe descrizioni narrative, più razionali che simboliche, e il soggetto della scena finale , un animale, come elementi direttamente ispirati a lei. “Skunk Hour” è infatti modellato sulla poesia che Elizabeth dedicò a Lowell alcuni anni prima della pubblicazione, “The Armadillo” da Questions of Travel (1965), nella quale i fuochi d’artificio del carnevale di Rio si trasformano da luci festose ad armi letali, mettendo in fuga gli animali della foresta, un “coniglietto” e un armadillo inermi davanti ai crudeli giochi umani. Questo componimento si avvicina alle tematiche sociali care a Lowell. L’empatia nei confronti del mondo animale, in particolare, richiama il legame infantile con la natura al quale l’autore era molto interessato. Entrambe le poesie, in conclusione, come nota McIntosh, evocano un tono di disillusione tipico della narrativa realista, oltre a denunciare problemi sociali vissuti nel quotidiano e a riflettere sui temi della solitudine e del rapporto del poeta con la natura (233). Tra altri successi, possono considerarsi come alcune delle poesie più complete di entrambi, proprio grazie all’influenza mutuale che li ispira.

4. Dal 1965 alla morte

Negli ultimi anni della sua vita, Lowell si dedicò alla riscrittura di alcune opera della giovinezza e alla traduzione poetica. Le ultime opere uscite sulla scia di Life Studies, ovvero For the Union Dead (1964) e Near the Ocean (1967) cercavano un equilibrio tra poesia confessionale e poesia formale, sviluppando inoltre il tema politico. In questo campo in particolare Bishop fu nuovamente fonte di ispirazione per Lowell il quale, avendo sempre dato per scontata la sua appartenenza al continente di origine, era rimasto affascinato dall’invidia dell’amica per quel senso di appartenenza da lei mai provato, che meritava quindi di essere celebrato. Lei stessa considerò queste opere tra le migliori mai scritte dall’amico.

Un progetto più lungo, Notebook 1967-68, gli permise nuovamente di registrare le proprie vicende personali sotto forma di brevi componimenti, scritti di frequente e simili a sonetti, caratterizzati da un approccio diaristico. Questi furono rivisitati nuovamente negli anni Settanta nelle opere History, For Lizzie and Harriet e The Dolphin (tutti pubblicati nel 1973). Le ultime due in particolare suscitarono scalpore e attirarono nei confronti di Lowell le antipatie dei contemporanei quando si venne a sapere che contenevano dettagli personali ed estratti dalla corrispondenza privata tra il poeta e l’ex moglie. Nel 1972 Lowell aveva sposato infatti Caroline Blackwood (soprannominata “dolphin”), lasciando la seconda moglie Elizabeth e trasferendosi definitivamente in Gran Bretagna. La stessa Bishop lo rimproverò di questa leggerezza nei confronti della donna, la cui vita privata era stata esposta nei minimi dettagli, facendogli notare: “art just isn’t worth that much” (Hecht: 270).

Per uno scherzo del destino, la partenza di Cal avvenne quasi contemporaneamente al ritorno definitivo di Elizabeth negli Stati Uniti, dopo la morte dell’amata nel 1969. Le ultime raccolte di entrambi, One Art (1976) e Day by Day di Lowell, del 1977, riflettono sulla perdita delle persone a loro care e presentano un bilancio degli anni vissuti e del proprio percorso poetico.

Quando Lowell morì nel 1977, Bishop gli dedicò l’elegia “North Haven”. Come nota Travisano, il luogo che dà il titolo alla poesia richiama l’associazione tra Lowell e il New England, dove i due avevano trascorso insieme alcuni periodi di vacanza. Bishop decise di ricominciare una nuova vita stabilendosi proprio in quella zona, dopo l’esperienza in Brasile, accettando un posto da insegnante all’università di Harvard. Il senso di appartenenza di Lowell finì in parte per diventare una sua eredità e nel tempo la donna iniziò a sentirsi a casa in quel territorio caratterizzato da tanti ricordi. In una delle sue ultime lettere, come aveva sempre fatto, l’amico le scrisse: “ I must see you. I can easily come to Cambridge, or it could be New York if you’d like” (687). L’incontro di addio non avvenne mai, ma il legame con Elizabeth e con gli Stati Uniti ritorna proprio nelle sue ultime parole all’amica. “The color of my blood” ammise Lowell “is in America, friends, memories” (729).

5. Bibliografia

McDonald, Peter. “‘I Seem to Spend my Life Missing You’. Review of Words in the  Air”. The Guardian, 2008. ”https://www.theguardian.com/books/2008/dec/13/bishop-lowell-poetry-review.

Hecht, Anthony. “Robert Lowell”. In Obbligati: Essays in Criticism, New York: Atheneum, 1986, pp. 264-289.

Kalstone, David. “Prodigal Years: Elizabeth Bishop and Robert Lowell 1947-49.” Grand Street, vol. 4, no. 4, 1985, pp. 170–193. 

Logan, William. “‘ I Write Entirely for You’. Review of Words in the Air”. The New York Times, 2008.https://www.nytimes.com/2008/11/02/books/review/Logan-t.html#:~:text=%E2%80%9CWords%20in%20Air%E2%80%9D%20collects%20the,together%20and%20their%20lives%20kept.

McIntosh, Hugh. “Conventions of Closeness: Realism and the Creative Friendship of Elizabeth Bishop and Robert Lowell.” PMLA, vol. 127, no. 2, 2012, pp. 231–247.

Travisano, Thomas. “‘Precipitation into Poetry’: The Bishop-Lowell Letters and the Boundaries of the Canon.” Resources for American Literary Study, vol. 29, 2003, pp. 217–233.

Plath, Sylvia. A 1962 Sylvia Plath Interview with Peter Orr, Modern American Poetry. https://www.modernamericanpoetry.org/content/1962-sylvia-plath-interview-peter-orr.