Se la letteratura è lo specchio della società, cosa ci mostra del panorama socio-culturale del nostro tempo?

Per analizzare il rapporto tra società e letteratura è necessario prendere in considerazione numerosi aspetti. La letteratura è influenzata da norme e valori che impregnano la società; al contempo, nello scorrere del tempo, ne resta a sua volta influenzata dal cambiamento. L’una esercita, quindi, una forte influenza sull’altra in un rapporto che le lega indissolubilmente, a punto tale da poter considerare la letteratura un utile strumento per mappare il cambiamento della società o i suoi problemi, ancor prima che questa se ne renda conto.

Potremmo dire che la letteratura è in grado di cogliere l’ εἶδος (eidos, “forma, aspetto”, trad., qui usata con l’accezione platonica di “idea”) delle cose: può capire qual è la natura intrinseca della materia e l’idea che si nasconde dietro un determinato concetto. Tra i vari generi letterari che provano a gettare luce sui problemi della società, provando a coglierne l’essenza, vi è sicuramente il Climate Fiction (Cli-Fi), conosciuto in Italia come econarrativa. Il Cli-Fi coinvolge ogni forma artistica, dalla letteratura al cinema e alla fotografia e come scopo principale ha la sensibilizzazione delle persone sull’impatto del cambiamento climatico. Cerca di identificare l’εἶδος del problema per permettere a tutti di capire che il climate change è qui.

Nonostante gli studi e gli articoli che provano l’esistenza e i rischi del cambiamento climatico (il più recente UN report ha sottolineato quanto sia di vitale importanza mantenere il livello del riscaldamento globale sotto 1.5°C), il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: “It’ll change back”.

Ovviamente il cambiamento climatico e il riscaldamento globale non troveranno una soluzione se non agiamo seriamente: quanto è stato fatto finora dai governi e dai vertici internazionali non è sufficiente, così come è importante che a capirlo sia anche il singolo cittadino, complice di stili di vita da cambiare. Gli scienziati ci hanno avvisato sul cambiamento climatico per decenni, ma perché non viviamo in modo più sostenibile?

Daniel Gilbert, professore di psicologia alla Harvard University, risponde a questa domanda sostenendo che il cambiamento climatico si sta sviluppando troppo lentamente per permettere alle nostre menti di realizzare la profondità del problema. Esiste, nel nostro cervello, un ottimismo connaturato che non ci permette di concepire le conseguenze del climate change. Non siamo in grado di empatizzare con esso perché ci sembra distante e irraggiungibile e, invece che ammettere la criticità della questione, la evitiamo apaticamente. Eppure, esiste un modo per promuovere l’empatia?

La letteratura potrebbe essere la soluzione. Per diffondere una consapevolezza maggiore riguardo la grandezza del climate change, è necessario chiarire cosa significa davvero e quali impatti può avere (e sta già avendo) sul nostro stile di vita. Non basta imbattersi per pura casualità in una notizia su questo argomento tra le altre che passano in radio, in tv o sul web. Le persone hanno bisogno di far loro il problema, sentirlo sulla propria pelle, percepire davvero il cambiamento che negli anni si è dispiegato. Solo a quel punto ci potrà essere una seria reazione; solo dopo reagiranno.

L’empatia è uno dei temi maggiormente esplorati nei Cli- novels, come nel caso di Do Androids dream of Electric Sheep (1968), di Philip K. Dick. Il protagonista del libro, Dick Deckard, ha passato la sua vita a uccidere androidi fino a quando non arriva a provare pena per loro. Il romanzo fa riflettere i lettori continuamente sul significato di empatia: è qualcosa che si può provare fisicamente o è qualcosa che, al contrario, agisce solo a livello mentale? È qualcosa che solo l’essere umano si trova a dover affrontare?  

 

So this is what Mercer sees, [Rick] thought as he painstakingly tied the cardboard box shut—tied it again and again. Life which we can no longer distinguish; life carefully buried up to its forehead in the carcass of a dead world. In every cinder of the universe Mercer probably perceives inconspicuous life. Now I know, he thought. And once having seen through Mercer’s eyes, I probably will never stop.  (Dick, 1996:46)

 

L’idea di empatia consiste nel mettersi nei panni di qualcun altro, ma soprattutto nell’impossibilità a trattenere le proprie emozioni, dovendole quindi mettere in condivisione. La citazione appena riportata riguarda proprio l’importanza dell’empatia. Quando Dick nella voce di Rick descrive la realtà come “the carcass of a dead world”(carcassa di un mondo morto), il suo punto è che bisogna nutrire quella “inconspicuous life”(vita poco appariscente) per evitare che le cose peggiorino. L’empatia è la chiave per iniziare e sostenere quell’atteggiamento educativo. E, come nota Rick, una volta che inizi a vedere la vita in modo empatico, è impossibile tornare indietro.

Quello che ci si può chiedere ora è: come può l’empatia essere applicata al cambiamento climatico? Esiste un modo per imparare a essere più empatici con il nostro pianeta?

Octavia E. Butler fornisce una risposta esaustiva a riguardo nel suo Parable of the Sower (1993), un romanzo ambientato in un futuro distopico dove le risorse restanti sul pianeta non sono sufficienti e la società sta inesorabilmente collassando. La protagonista del romanzo, Lauren Olamina, ha un dono particolare: l’hyperempathy, è in grado cioè di percepire il dolore altrui.

 

If hyperempathy syndrome were a more common complaint, people couldn’t do such things. They could kill if they had to, and bear the pain of it or be destroyed by it. But if everyone could feel everyone else’s pain, who would torture? Who would cause anyone unnecessary pain? I’ve never thought of my problem as something that might do some good before, but the way things are, I think it would help. I wish I could give it to people. Failing that, I wish I could find other people who have it, and live among them. A biological conscience is better than no conscience at all. (Dick, 1996:115)

 

Se tutti fossero in grado di empatizzare, il mondo sarebbe migliore perché sarebbe molto più facile pensare alle generazioni future e fare qualcosa di concreto per la Terra. Condividere una “biological conscience” potrebbe essere la soluzione che cerchiamo per distruggere l’apatia verso le minacce future. Lauren è convinta di questo, infatti, nel romanzo, intraprende un lungo viaggio per fondare la “first Earthseed community”, una comunità che crede nell’hyperempathy e nella sua potenza.

Do Androids dream of Electric Sheep e Parable of the Sower provano a suggerire in maniera proattiva come gli esseri umani dovrebbero reagire ai grandi problemi: partendo dallo sviluppo delle proprie doti empatiche, nel sentire il dolore che può essere causato al prossimo. Fingere che il clima “will change back” non è una soluzione. Diffondere un genere letterario quale il Cli-fi, con i messaggi e gli scopi che solitamente lo pervadono, può davvero permettere alle persone di capire cosa cambiare nei loro stili di vita, per salvare il pianeta in modo concreto e reale, anche nell’interesse verso il nostro presente e per le generazioni future. Tutto ciò che facciamo oggi ha un impatto domani. Come sottolineato anche da Robert Macfarlane “Humans are equally implicated and all equally affected”.

Il Climate Fiction può connettere le persone, insegnando il significato di empatia. Leggere di econarrativa sicuramente non è sufficiente a salvare il mondo, ma è indubbiamente un genere che aiuta a costruire nuove norme e valori. La letteratura, in questo senso, non è solo lo specchio della società, ma è soprattutto un partecipante attivo che suggerire come cambiare e migliorare le nostre abitudini, nel pieno rispetto del nostro pianeta, come risorsa preziosa e da salvaguardare.

 

Bibliografia e sitografia

Butler Octavia E., Parable of the Sower, Warner Books Edition, New York, 2000.

Dick Philip K., Do Androids dream of Electric Sheep, Ballantine Books, New York, 1996.

Harman Greg, Your brain on climate change: why the threat produces apathy, not action, in The Guardian, 10 Nov. 2014, https://www.theguardian.com/sustainable-business/2014/nov/10/brain-climate-change-science-psychology-environment-elections, accessed 9 Nov 2018.

Holden Emily, ‘It’ll change back’: Trump says climate change not a hoax, but denies lasting impact, in The Guardian,15Oct.2018, https://www.theguardian.com/us-news/2018/oct/15/itll-change-back-trump-says-climate-change-not-a-hoax-but-denies-lasting-impact, accessed 9 Nov. 2018.

Macfarlane Robert, Generation Anthropocene: How humans have altered the planet for ever, in The Guardian, 1 Apr. 2016, https://www.theguardian.com/books/2016/apr/01/generation-anthropocene-altered-planet-for-ever accessed 9 Nov. 2018.

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