Brian Weiss è uno psichiatra americano che nel corso degli anni è diventato particolarmente famoso soprattutto per aver promosso un tipo di terapia alternativa: la past life regression therapy, ossia la terapia dell’ipnosi regressiva. 

 

 1. Biografia

 2. Reincarnazione e vite passate

 3. Past life regression therapy (terapia dell’ipnosi regressiva)

 4. Conclusioni

 5. Sitografia e Bibliografia  

 


 1. Biografia 
 

Brian Weiss nasce a New York il 6 novembre 1944.Brian Weiss 

Appena diplomato si iscrive alla facoltà di medicina presso la Columbia University. La scelta non è del tutto casuale: il padre infatti, durante la seconda guerra mondiale, studia medicina al Brooklyn College, ma la nascita di Brian lo costringe a mettersi a lavorare appena rientrato dal servizio militare. Non torna mai più alla scuola di medicina, e questo sogno infranto rimane nell’aria, trasmettendolo al figlio. 

Laureato con lode alla Columbia University, completa il tirocinio medico alla Scuola di Medicina della Yale University. Prosegue la sua esperienza con un internato medico negli ospedali didattici della New York University e riceve, poi, un incarico come docente a Yale per la Facoltà di Psichiatria. Gli viene in seguito affidato il ruolo di professore alla Facoltà di Medicina all’Università di Pittsburgh e a quella di Miami. Per ben undici anni, infine, ricopre la carica di preside del Dipartimento di Psichiatria presso la Mount Sinai Medical Center di Miami, città dove tutt’ora vive.

Dopo aver scoperto i benefici della past life regression therapy, dirige il suo studio privato.  

 

 2. Reincarnazione e vite passate  

A livello culturale il concetto di reincarnazione è presente nella storia dell’umanità fin dall’antichità, sia in Oriente sia in Occidente. 

vite passateNel primo lo troviamo in diverse religioni quali Induismo, Buddhismo, Giainismo e Sikhismo; mentre nel secondo anima gli scritti di diversi filosofi dell’antica Grecia come Platone e Pitagora, e di pensatori come San Gregorio Nisseno e San Girolamo. 

In età contemporanea, diversi studiosi affrontano l’argomento: fra questi troviamo gli studi di Raymond A. Moody, autore di La vita oltre la vita (1975) e in tempi più recenti gli studi di Jim B. Tucker, direttore della clinica di psichiatria infantile della Virginia University e autore di Vita prima della vita: una ricerca scientifica sui ricordi di vite precedenti dei bambini (2005). 

Nell’opera, Tucker riporta quarant’anni di importanti ricerche, svolte con il suo predecessore Ian Stevenson, su casi di 2.500 bambini

Questa ricerca ha come campione di analisi bambini e bambine di età compresa tra i 2 e i 6 anni, diversi per etnia, religione, famiglie di provenienza e residenza geografica.

Dalle ricerche effettuate, vengono raccolte testimonianze di rievocazioni di vite passate raccontate dai bambini stessi. Una volta terminate, i ricercatori decidono di recarsi personalmente nei posti indicati dai bambini, anche per incontrare le persone da loro menzionate nelle loro rievocazioni, riscontrando che tutto combacia perfettamente: dalle date alle descrizione dei luoghi, fino ai nomi delle persone. Tucker ci tiene a sottolineare che tutti i bambini presi in analisi non utilizzano il termine “vita precedente” nei loro racconti, bensì ne parlano come se i fatti appartenessero semplicemente al loro passato.  

Nella cultura di massa, le persone credono sempre più alla immortalità dell’anima e si stima che oggi, in America, il 30% della popolazione creda nelle vite precedenti; il dato è in aumento rispetto agli inizi degli anni Novanta, quando la stima si aggira intorno al 18%. 

 

 3. Past life regression therapy (terapia dell’ipnosi regressiva) 

Nel 1980, all’apice della sua carriera accademica, il dott. Weiss inizia ad assistere Catherine, una giovane donna che avrebbe cambiato completamente la sua vita, professionale e non.

La paziente presenta una serie di disturbi patologici che fino ad allora nessuno, a livello medico, è stato in grado di curare. Catherine ha una profonda fobia: spesso, si sente soffocare, con tanto di conati. Ciò le rende impossibile assumere qualsiasi farmaco nel tentativo di eliminare questa fobia. Messo in difficoltà, Weiss decide di tentare con l’ipnosi. ipnosi

Con questo intervento lo psichiatra spera di mettere la donna nella condizione di rievocare alcuni momenti dell’infanzia a cui possa collegarsi questa sua fobia, andando quindi alla ricerca di ipotetici traumi infantili. 

Dopo un primo tentativo, effettivamente, affiorano traumi passati nell’infanzia ma ancora molto circostanziati e non ricollegabili alla sua fobia di soffocamento. Infatti, quando si verifica il processo di catarsi (ossia la rievocazione di traumi e delle emozioni a essi connessi) i pazienti cominciano progressivamente a migliorare, mentre Catherine continua ad avere gli stessi sintomi. Convinto di dover scavare ulteriormente nella memoria della donna, Weiss tenta nuovamente. 

Durante questo secondo tentativo, la fa regredire delicatamente fino all’età di due anni, ma anche in questo caso non emerge alcun evento significativo. Lo psichiatra decide di ordinare alla paziente, ancora sotto stato ipnotico, di tornare al tempo in cui sono comparsi i primi sintomi della fobia. Il risultato è sorprendente: Catherine inizia a rievocare eventi e fatti di un passato non riconducibile alla sua vita attuale. La paziente comincia a descrivere le vicende di una giovane donna vissuta più di quattromila anni fa in Grecia, soffermandosi in particolar modo sulla sua morte. A causa di un’inondazione o maremoto che devasta il suo villaggio, ella muore affogata insieme ai suoi cari.  

Lo psichiatra rimane sorpreso dalla dovizia dei particolari descritti da Catherine durante la sua rievocazione, escludendo così l’ipotesi di una sua mera costruzione immaginativa. 

Sia lui che la paziente non credono nelle vite precedenti, eppure entrambi ne sono testimoni involontari. 

Ciò che sconcerta di più il dottor Weiss è che, dopo quella seduta, i conati e il soffocamento della paziente siano scompaiono quasi del tutto. Un processo immaginativo o una creazione della fantasia non può curare dei simili sintomi cronici così profondi, mentre la memoria catartica sì. Questo, lo psichiatra, lo sa bene. Una settimana dopo l’altra, Catherine rievoca altre vite precedenti. I sintomi scompaiono definitivamente, senza il ricorso a nessuna medicina. 

Brian Weiss da quel momento passa un periodo particolarmente difficile, dove inizia ad accettare l’idea della reincarnazione, scontrandosi con la sua formazione di stampo scientifico. Dopo l’esperienza con Catherine inizia a far regredire alle loro vite passate più di mille pazienti: tutti registrano sorprendenti miglioramenti clinici.

Durante le sedute, questi rievocano spesso luoghi e date specifici, parlano lingue antiche e alcuni sono riusciti a recarsi presso le tombe dei loro vecchi corpi fisici. 

Abbracciando questa nuova forma di cura, Weiss afferma:

“Questa terapia […] può essere di beneficio per molti tipi di pazienti, specie quelli che accusano disturbi di natura psicosomatica ed emotiva. La terapia della regressione è inoltre estremamente utile nell’individuazione e nella cura di comportamenti distruttivi ricorrenti, come quelli relativi all’abuso di droga e alcol, o ai problemi di relazione” 

– Weiss B. ( 1996), “Molte vite, un solo amore”; pag. 31.  

Brian Weiss seminariInfatti, Weiss riscontra in molti suoi pazienti la capacità di rievocare abitudini, traumi e rapporti violenti verificatisi sia nelle vite passate sia nelle loro vite attuali. 

Il medico spesso ha in cura coppie e famiglie che riscoprono meccanismi che si perpetuano da secoli nelle loro vite. Ad esempio, una sua paziente ricorda di un marito violento in una sua vita precedente e che si ripresenta nella sua vita attuale nella figura del padre che tuttora la maltratta; e ancora, due coniugi in forte contrasto tra loro scoprono grazie alla regressione che in ben quattro vite precedenti sono arrivati ad ammazzarsi reciprocamente. Questi meccanismi, se non vengono spezzati, si ripresentano ciclicamente anche in forme diverse. 

In merito a questo aspetto, lo psichiatra dichiara che: 

“Quando si individua il modello ricorrente e se ne comprendono le cause, la catena può venire spezzata. Non c’è motivo che lo strazio si perpetui. Perché la tecnica e il processo della regressione diano risultati non occorre che terapeuta e paziente credano nelle vite passate. Tuttavia si è riscontrato che solo tentando questa via si raggiungono spesso dei miglioramenti clinici. E quasi sempre si verifica comunque una crescita spirituale”  

– Weiss B. (1996), “Molte vite, un solo amore”, pag. 32.  

Nel corso degli anni lo psichiatra ha modo di approfondire l’argomento sia attraverso  la pubblicazione di molti libri sia girando il mondo per portare la sua esperienza in seminari a cui hanno partecipato migliaia di persone, tra cui anche tanti suoi colleghi. 

 

 4. Conclusioni 

“Reale è il fatto di esistere, e ciò è esistito nella mente di lei.”

– Amy, figlia di Brain Weiss, “Molte vite, un solo amore”, pag. 206 

A prescindere dal fatto che una persona creda o meno alle vite precedenti, i risultati positivi che a livello clinico questo tipo di terapia comporta sono innegabili.

La potenza e l’utilità di ciò che emerge dall’inconscio è ormai noto a ogni terapeuta, pertanto, anche se si trattasse di falsi ricordi, il poter vivere queste storie e poterle rielaborare e contestualizzare all’interno di uno spazio di terapia, può di per sé già essere sufficiente a portare un profondo benessere alle persone. 

Inoltre, in questo tipo di sedute è chiaro quanto il contributo del terapeuta sia veramente minimo. Egli infatti si assicura di creare il “setting”, ma è poi lo stesso paziente che fa fuoriuscire le esperienze represse. 

A oggi, questi tipi di terapie, sono considerate da molti come non valide scientificamente, nonostante i risultati, e sono oggetto di un forte pregiudizio da parte dell’opinione pubblica.  Come in ogni ambito, potremmo ammettere che la commistione tra metodo tradizionale e un approccio alternativo può dare vita a una nuova metodologia, che consente di tenere in aggiornamento costante la disciplina, senza ghettizzarla in schemi stagnati e stigmatizzati. A prescindere dall’approccio e dal metodo, tutti i professionisti dovrebbero avere come unico obiettivo il benessere psicologico del paziente, senza alcun tipo di discriminazione. Questa, prima ancora che dal paziente, però, dovrebbe forse essere estirpata nella comunità scientifica stessa. Come in ogni ambito del sapere e del vivere quotidiano, infatti, si dovrebbe sempre impedire che lo stigma e le prese di posizione personali e culturali prendano il sopravvento sul benessere della persona. Mentre riportiamo questi casi medici, molte sono le ricerche compiute in America e non solo, a volte per rafforzare il metodo di Weiss, altre per provare a smentirlo. Non possiamo che attendere i risvolti, sperando in una soluzione che tenga sempre la salute dell’individuo al centro di ogni premura e considerazione. 


 5. Bibliografia e Sitografia 

Weiss B. (1996), Molte vite, un solo amore, Oscar Mondadori. 

Dr. Enrico Gamba, “Brian Weiss lo psichiatra”, Enrico Gamba

https://www.enricogamba.org/ipnosi/ipnosi-regressiva/brian-weiss