Miné Okubo

Nata in California il 27/06/1912 da genitori giapponesi immigrati in America, è sempre stata spronata a coltivare il suo talento artistico tanto da frequentare il Riverside Community College e più tardi l’Università di California a Berkeley. Ottiene nel 1938 la possibilità di viaggiare in Europa soggiornando in Francia e Italia e a Parigi avrà l’opportunità di studiare con Fernand Léger, famoso pittore dell’avanguardia del Novecento. Fa ritorno in America nel 1939 acausa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e le vengono commissionate diverse opere commemorative come murales e mosaici collaborando anche con Diego Rivera (artista messicano). Dopo l’attacco a Pearl Harbor è costretta all’internamento così come molti altri Americani di discendenza giapponese. Durante il periodo di internamento insegna arte ai bambini e partecipa ad un concorso artistico. Il suo talento viene notato dalla Fortune Magazine che la ingaggia come illustratrice. Questa offerta lavorativa le darà la possibilità di lasciare il campo di concentramento. Nel 1981 testimonia alla Commission on Wartime Relocation and Internment of Civilians la sua esperienza personale nei campi di concentramento. Da quel momento la sua raccolta di disegni accompagnati a didascalie illustranti la vita nei campi, Citizen 13660, pubblicata nel 1946, viene largamente riconosciuta come avamposto essenziale per comprendere quella drammatica esperienza. Riceve numerosi premi e tra questi nel 1984 il prestigioso American Book Award per Citizen 13660. Dopo la pubblicazione di questa importante raccolta, Okubo continua la sua professione artistica e presta la sua voce come cassa di risonanza delle esigenze della comunità Japanese-American. Rimane a New York fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2001. Le sue opere d’arte sono largamente apprezzate dal pubblico grazie alla sua opera di sensibilizzazione al ricordo dell’esperienza dell’internamento. L’opera divenne un best seller a partire dalla giovane generazione che non aveva conosciuto direttamente quegli orrori e chiedeva che non rimanesse più silenzio sulla questione dato che, come disse la stessa autrice, “The war was forgotten in the fifties. People throughout the country were busy rebuilding their lives. ”

per maggiori informazioni, visitare il sito:

http://voices.cla.umn.edu/artistpages/okuboMine.php

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Dal silenzio al grido. L’esperienza dell’internamento in Joy Kogawa e Miné Okubo

Non è la sua prima volta sul palcoscenico ma potrebbe esserlo per quegli spettatori seduti a mirare come Guerra muova i suoi passi sulla scena. Quando cala il sipario, gli spettatori sanno che Guerra non ha ancora smesso di ballare. I suoi passi hanno più risonanza adesso, dietro quella tenda, piuttosto che prima. Continue reading