Il saggio esplora la nascita e l’evoluzione del personaggio di Batman, con una attenta analisi del contesto storico che ha recepito la nascita del supereroe e ne ha influenzato il cambiamento, con l’entrata in scena di diversi personaggi secondari in una ricca produzione cinematografica e artistica.

Contesto storico-politico d’origine di Batman

Un decennio dopo la Grande Depressione, nel 1939 gli Stati Uniti d’America continuano a vivere una forte recessione, che degenera sempre più in una evidente instabilità economica. Questo è lo scenario sociale che fa da culla alla nascita del personaggio di Batman.

Due anni prima, il presidente Franklin D. Roosevelt ha proposto nuove forme di investimento nel Paese, capaci di rimettere in moto gli ingranaggi del mercato statunitense, generando una nuova svolta economica. Gli anni successivi a queste riforme vedono gli Stati Uniti prender parte alla Seconda Guerra Mondiale e, successivamente, al centro della Guerra Fredda. Il clima di tensione dovuto al probabile scontro tra le due superpotenze – Stati Uniti e Unione Sovietica – entrambe impegnate in una corsa agli agli armamenti nucleari, aumentava di anno in anno. Nonostante il conflitto nucleare sempre evitato, la tensione si protrae per tutti gli anni Sessanta.

Le ostilità politiche non si limitano ai conflitti con le altre nazioni: nuove problematiche politiche emergono direttamente all’interno del Paese mettendo in pericolo la stabilità sociale. Prime fra tutte, le proteste e le rivendicazioni per i diritti afroamericani.

Nonostante la riduzione del sentimento isolazionista, l’apparente apertura degli Stati Uniti contrasta nettamente con i sentimenti di rancore e odio nei confronti degli afroamericani. Il Civil Rights Act del 1964 tenta di frenare questa repressione interna delle minoranze: viene sancita l’uguaglianza socio-economica degli afroamericani e piccoli passi avanti vengono fatti anche sul fronte dei primi diritti civili per le donne. Attraverso l’eliminazione delle differenze razziali e la riduzione della povertà, il Civil Rights Act getta le basi per la formazione della cosiddetta “Grande Società”.

Dal 1955 al 1975, il presidente Richard Nixon porta avanti la propria linea politica, intensificando sempre più la presenza americana in Asia durante la Guerra del Vietnam, generando così ulteriori massacri e creando fratture sociali marcate. Al dolore per i caduti in guerra sul fronte Vietnamita fa da contraltare il dolore dei reduci di guerra. Questi portano con sé in patria il ricordo della violenza vissuta, manifestando una vera e propria “sindrome del reduce”: un disturbo post-traumatico che proprio in coincidenza con la Guerra del Vietnam si manifesta in proporzioni tanto ampie da richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Oltre alle ferite sociali, gli anni Settanta assistono ad un periodo di sviluppo della fascia degli Stati del Sud, la cosiddetta “Sun Belt”, dove la crescita economica del mercato agricolo avverte una forte spinta.

Altrettanto ricchi di zone di ombra e luce sono gli anni Ottanta, che da un lato sono caratterizzati dalla nuova valorizzazione dei centri urbani e dall’altro costituiscono il periodo in cui, in tutto il Paese, si scatenano numerosi atti di violenza contro i membri della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). Nonostante le libertà proclamate qualche anno prima dal Civil Rights Act, i privilegi degli omosessuali e dei transessuali non vengono confermati fino alle leggi dettate tra la fine degli anni Novanta e il primo decennio del 2000.

I fumetti di Batman, pertanto, nascono e si sviluppano in un periodo di crisi economiche e di contrasti politici che, nell’ambito della Nona Arte (la tecnica artistica che coniuga la parola scritta e il disegno, ndr), portano alla nascita del Comics Code of Authority: questo organo di censura determina il controllo e la revisione delle vignette in cui vengono rappresentati il sangue, la violenza e la sessualità.

Per questa ragione, Batman è sottoposto a un costante processo di ridefinizione in relazione al periodo in cui è stato realizzato. Ad esempio, nel 1954, a causa di una tendenza post-bellica determinata a voler creare una ricezione positiva del personaggio, la pressione moralistica della società modifica molti aspetti caratteristici dell’identità dell’Uomo Pipistrello.

La figura di Batman continua il proprio sviluppo e si adegua a questo tipo di società, ridefinendo i propri tratti identitari, proprio per far fronte alle caratteristiche della società. Originariamente, alcuni accessori della tuta di questo supereroe dovevano essere rossi ma le avversità e la tensione determinate dalla minaccia comunista hanno suggerito un cambio del colore degli indumenti, per questo motivo realizzati in nero. Un altro esempio di come la società e il suo cambiamento abbiano determinato delle modifiche nell’evoluzione della storia di questo supereroe, si può considerare come si sia tentato di mascherare un eccesso di maschilismo tra i protagonisti, introducendo col passare del tempo numerosi personaggi femminili accanto al vigilante. Infatti, nel fumetto del 1949 viene introdotto il personaggio di Vicki Vale, la fidanzata di Batman; nel 1956 viene inserito il personaggio di Batwoman; successivamente, l’Uomo Pipistrello decide di mantenere una relazione stabile con Selina Kyle, l’alter ego del personaggio di Catwoman che appare per la prima volta nel fumetto del 1940.

Solo negli anni Ottanta, quando Miller inizia a lavorare sul miglioramento delle azioni della DC Comics, si assiste a una completa ricostruzione dell’Universo DC, introducendo la figura di Batman come radicalmente opposta allo status quo (Pearson e Uricchio, The Many Lives of the Batman: Critical Approaches to a Superhero and his Media, 1991, pp. 16 e 33), liberandolo dalla morsa moralista degli anni ‘50. Solo allora, l’Uomo Pipistrello diventa il Cavaliere oscuro.

Una leggenda: da Bob Kane a Christopher Nolan

Batman è un supereroe dei fumetti e alter ego del personaggio fittizio di Bruce Wayne. Entrambi sono stati creati nel 1939 dai fumettisti Bob Kane e Bill Finger sotto il marchio della DC Comics e sono apparsi per la prima volta nel fumetto Detective Comics #27 (ibid., p. 4). La caratteristica principale di Batman lo rende unico tra i supereroi creati nel contesto della Nona Arte: l’Uomo Pipistrello è l’unico personaggio a non essere dotato di superpoteri, ma Bruce è diventato (quasi) invincibile grazie alla congregazione ninja denominata League of Shadows (in italiano ‘Setta delle ombre’ o ‘Lega degli assassini’), che lo ha addestrato in maniera tale che fosse capace di superare le proprie paure per incanalare i suoi timori e trasformarli in forza per poter combattere contro il crimine.

Il personaggio di Batman e alcuni degli aspetti fondamentali che lo caratterizzano hanno tratto ispirazione da due film: il primo, The Mark of Zorro (in Italia Il segno di Zorro), è stato diretto da Fred Niblo nel 1920 ed è stato utilizzato da Kane e Finger per creare l’architettura della Villa Wayne e per ideare la Batcaverna; il secondo film, invece, è The Bat Whispers (1930) di Roland West ed è servito a sviluppare la doppia identità del protagonista, del suo costume e del Bat Segnale (ibid., pp. 6-7).

La nascita e lo sviluppo del personaggio di Batman avvengono durante gli anni Quaranta. L’Uomo Pipistrello è nato come parte della propaganda della Seconda Guerra Mondiale e, per la medesima ragione, i supereroi in generale hanno un successo maggiore rispetto ad altri generi fumettistici: «crime, Western, jungle, horror, funny animal, and teen comedy comic books did in fact become increasingly popular after the war» (Schwartz, The Best American Comics Criticism, 2010, p. 27); la popolarità dei supereroi aumenta nuovamente nel periodo della Guerra Fredda, quando questi super-protagonisti offrono il loro aiuto e il loro supporto al Governo degli Stati Uniti con lo scopo di incrementare la sicurezza del Paese (Pearson e Uricchio, 1991, p. 10): «The superhero has been seen as a symbol of America’s innocent vitality […] and the comic book superhero shares some of the legendary values of the nation of its birth» (Schwartz, 2010, p. 32).

Dopo la sua nascita,nella Nona Arte il fumetto che segna il punto di rottura e rinnova l’importanza di questo supereroe è Batman: The Dark Knight Returns, un comic book realizzato nel 1986 da Frank Miller, Klaus Janson e Lynn Varley in cui Batman assume toni sempre più controversi e si delinea la sua trasformazione nel Cavaliere oscuro. Anche le seguenti versioni fumettistiche contribuiscono all’evoluzione del personaggio: Batman: Year One (1987) è nato dalla collaborazione tra Miller e David Mazzucchelli. Il sequel, Batman: The Long Halloween, è stato pubblicato in tredici volumi tra il 1996 e il 1997 da Jeff Loeb e Tim Sale; Batman: The Killing Joke (1988) e occupa un ruolo particolarmente rilevante nell’impostazione delle caratteristiche dark con cui viene descritto il Joker, già utilizzate da Frank Miller per definire il profondo cambio vissuto dall’Uomo Pipistrello. Alan Moore e Brian Bolland applicano le stesse alla nemesi del protagonista: «In the first Dark Knight book, Miller’s heroes had psychologies, and at least hints of interior life. In the sequel, they’ve got speech patterns, but that’s it – they’re inscrutable gods» (ibid., p. 102).

È molto importante considerare il punto di vista di Frank Miller. La sua opinione emerge chiara nell’analisi della sceneggiatura della trasposizione cinematografica più recente di Batman: nella trilogia realizzata da Christopher Nolan, se Batman Begins (2005) narra la nascita e lo sviluppo dell’Uomo Pipistrello, The Dark Knight (2008) esplora le analogie e le differenze tra Batman e Joker. L’approfondimento dell’oscurità interiore del protagonista continua (e termina) nel film The Dark Knight Rises (2012), dove si riscontra in maniera inequivocabile il Batman a cui Miller ha dato vita nei suoi fumetti e dove Bruce si rivela un uomo dall’animo complesso, oscuro e tormentato: «The book’s mood is dark and brutal, and Batman’s interior-monologue narration couldn’t get any grimmer» (ibid, p. 99). Parallelamente, in ambito cinematografico, il Bruce Wayne dei film di Nolan, interpretato da Christian Bale, è stato criticato per avere una voce afona e soave che a tratti rende difficile la comprensione, in realtà la sua recitazione esprime la costante preoccupazione del supereroe per le conseguenze della criminalità dilagante e la sua crescente oscurità interiore.

Le origini del Cavaliere oscuro sono specificate fin dall’inizio del fumetto di Miller in quanto costituiscono la base della trasformazione del protagonista in vigilante: «Creating a figure who, like the criminals, operated outside the law and on his own terms […]. Gangsters who have entered our popular mythology embedded in the character’s narrative origin» (Pearson e Uricchio, 1991, p. 7).

L’oscurità che invade l’animo di Batman è emblematicamente rappresentata dalla città in cui Bruce Wayne vive: tanto nei fumetti di Miller quanto nei film di Nolan, Gotham City è situata all’interno di uno scenario nuovo agli occhi del lettore/spettatore, dove la fittizia metropoli statunitense soccombe al degrado urbano e l’atmosfera che si respira è post-apocalittica, quasi gotica.

L’attitudine di Batman è radicalmente cambiata rispetto gli anni Trenta: in questa nuova versione di Miller, il protagonista è un «troubled, suicidal, alcoholic Bruce Wayne in his mid-fifties who tries to repress the urge to again don his Batman persona after a ten year retirement» (ibid., p. 33). «Bruce Wayne is looking for a next phase of his life» (ibid., p. 44) ed, infatti, l’ultimo capitolo della trilogia nolaniana, The Dark Knight Rises (2012), utilizza lo stesso meccanismo del ritorno di Batman come vigilante dopo un periodo di ritiro durato sette anni.

Il libro di Ben Schwartz spiega la posizione politica e antisociale assunta da Batman nella sua lotta contro l’ondata di criminalità che ha travolto Gotham City: «The Dark Knight Returns tipped over most of the superhero clichés […] and extrapolated adult psychological complexity» (Schwartz, 2010, p. 98); «what makes Bruce a good character is the fact that he is a privileged person and anyone can be a victim», infatti «he was fighting corrupt landlords» (Pearson e Uricchio, 1991, pp. 44 e 39).

Il personaggio di Batman è stato adattato in differenti ambiti artistici nel corso del tempo: l’influenza dell’Uomo Pipistrello che ha determinato la creazione della serie televisiva trasmessa dal 1966 al 1968 è stata anticipata nel contesto cinematografico da Batman (1966), diretto da Leslie H. Martinson, dove il supereroe è interpretato da Adam West e Robin è impersonato da Burt Ward (in cui personaggi sono gli stessi della serie televisiva). Successivamente, ci sono stati i lungometraggi di Joel Schumacher, che si sono rivelati dei flop: nel 1995, viene distribuito Batman Forever, dove Bruce Wayne e il suo alter ego sono interpretati da Val Kilmer e la spalla del protagonista è Chris O’Donnell. Quest’ultimo mantiene il suo ruolo anche nel 1997, ma in Batman & Robin la parte dell’Uomo Pipistrello è affidata a George Clooney. A cavallo tra i due film ci sono le pubblicazioni dei fumetti menzionate sopra, a cui successivamente si aggiungono le serie animate, Batman: The Animated Series (Batman) dal 1992 al 1995 e The New Batman Adventures (in Italia con il titolo Batman – Cavaliere della notte) dal 1997 al 1999.

Nell’ambito cinematografico, però, assume rilevanza il film Batman del 1989 diretto da Tim Burton, dove il protagonista è impersonato da Micheal Keaton e la straordinaria interpretazione di Jack Nicholson dà vita a un nuovo Joker. Il lungometraggio di Tim Burton è stato distribuito proprio durante l’‘Anno di Batman’ (Year of the Bat), cioè il cinquantesimo anniversario della creazione del personaggio generando la ‘Batmania’, il ritorno in auge dell’Uomo Pipistrello (Pearson e Uricchio, 1991, p. 1). Nel 1992, Tim Burton ha diretto il sequel, Batman Returns (Batman – Il ritorno), dove il protagonista continua a essere impersonato da Michael Keaton ma deve affrontare un nuovo nemico, Pinguino, interpretato da Danny DeVito.

Dopo questi lungometraggi in cui la fama del supereroe più umano di tutti ha assunto un andamento altalenante, il 2005 costituisce un punto di svolta: è proprio quando viene distribuito il film Batman Begins del regista britannico Christopher Nolan che viene seguita la versione dark e gotica proposta da Frank Miller nei suoi fumetti del 1986 e 1987, Batman: The Dark Knight Returns e Batman: Year One rispettivamente. La vicenda di Batman descritta da Nolan prosegue nei lungometraggi The Dark Knight (2008) e The Dark Knight Rises (2012), dove il protagonista è interpretato da Christian Bale e i nemici che deve affrontare sono Ra’s al Ghul (Liam Neeson), Scarecrow/Spaventapasseri (Cillian Murphy), Two-Face/Due Facce (Aaron Eckhart), Joker (Heath Ledger) e Bane (Tom Hardy).

Per quanto riguarda la Nona Arte, le origini di Batman non vengono narrate al momento della pubblicazione dei primi fumetti del personaggio, ma man mano che la trama si sviluppa nel corso del tempo. Ad esempio, le origini dettagliate di questo personaggio sono disponibili nel 1948, in un fumetto in cui viene raccontata la tragica morte dei genitori del protagonista quando era solo un bambino, la cattura e l’identificazione del loro assassino e il trauma vissuto dal piccolo Bruce (Miller, Janson e Varley, Batman: The Dark Knight Returns, 2002, pp. 18-24), che scatena il suo desiderio di vendetta e di sconfiggere la criminalità a Gotham City. Le origini del personaggio del Joker, invece, vengono narrate in un graphic novel del 1951 (Pearson e Uricchio, 1991, p. 11).

La figura Batman è circondata da un cast di personaggi secondari, la maggior dei quali è di villain. Uno dei primi protagonisti ‘buoni’ ad affiancare l’Uomo Pipistrello è Robin. La giovane spalla del supereroe ha lo scopo di invitare i lettori adolescenti a comprare questo genere di fumetti e a incrementare questo tipo di lettura. Robin è considerato una sorta di “Shakespearian comic relief”, ovvero un personaggio comico e buffone che accompagna il protagonista, e rappresenta la parte allegra e scherzosa di Batman. In questo modo, Robin tenta di umanizzare il protagonista (ibid., p. 20). La giovane spalla dell’Uomo Pipistrello muore nel fumetto del 1984 per mano di Joker, quando la relazione tra Batman e Robin inizia a essere vista dalla società come relazione omosessuale. Due anni più tardi questa teoria è stata stressata a tal punto che Miller ha dovuto trasformare Robin in una ragazza: in Batman: The Dark Knight Returns, Robin è sostituito da una giovane donna chiamata Carrie Kelley (Miller, Janson e Varley, 2002, pp. 30 e 85) e, quando lei si unisce a Batman per combattere il crimine, lui accetta il suo aiuto solamente perché è troppo vecchio per battersi da solo.

Carrie introduce nuovamente la questione del ruolo della donna nei fumetti di Batman: già nel 1956 viene introdotto il personaggio di Batwoman allo scopo di ristabilire l’eterosessualità del protagonista e, per lo stesso motivo, Batman ha una fidanzata, la giornalista e fotoreporter Vicki Vale, personaggio che è stato rappresentato per la prima volta in un fumetto del 1949 (Pearson e Uricchio, 1991, pp. 13 e 10). Inoltre, Batman ha una relazione sentimentale con Selina Kyle, conosciuta come Catwoman: i due supereroi hanno una figlia e la loro relazione si sviluppa nei fumetti pubblicati negli anni Ottanta. Nella versione distopica di Miller (ibid., p. 47), però, Selina, dopo aver smesso di salvare il mondo, ha creato la “Kyle Escort Service, Inc.” e, in un episodio, il Joker la ridicolizza vestendola da Wonder Woman in maniera tale da rappresentare simbolicamente la sua caduta (Miller, Janson e Varley, 2002, pp. 131 e 136).

Un altro importante personaggio è Alfred Pennyworth. Introdotto nel 1943, il maggiordomo di Bruce Wayne è fondamentale per l’organizzazione di Batman e spesso è considerato imprescindibile per le sue abilità in campo chirurgico quando il vigilante rimane ferito durante i combattimenti. Alfred è una delle poche persone che conoscono la doppia identità di Batman e la sua presenza è importante anche perché è capace di compensare l’assenza delle figure genitoriali di Bruce (Pearson e Uricchio, 1991, p. 8). In Batman: The Dark Knight Returns, Alfred mette in guardia Bruce dall’accettare Carrie come sua spalla ricorrendo al ricordo della morte di Robin.

Tra i nemici del protagonista, il Joker occupa un posto particolare e la sua notorietà è generata dalla sua ricorrenza negli adattamenti televisivi e cinematografici che hanno sviluppato e raffinato questo personaggio. Joker condivide con Batman un’origine traumatica ed è considerato il suo «maddening opponent», la sua nemesi. Parallelamente alla follia del Joker, spesso Batman ricorre alla violenza e opera fuori dalla legge, come i criminali, ponendosi al loro stesso livello pur di sconfiggerli. Nel corso della sua storia, Batman ha affrontato numerosi nemici, tra cui Due Facce, il Pinguino (Penguin), Bane, Hugo Strange, lo Spaventapasseri, Azrael e l’Enigmista (Nygma). Non per forza in quest’ordine, ciascuno di questi personaggi ha progressivamente trasmesso un po’ della propria malvagità al protagonista, contribuendo così a condurre Batman verso il cammino per diventare il Cavaliere oscuro, manifestando la sua parte più dark e violenta.

Ricezione sociale del Cavaliere oscuro

Nonostante la popolarità di Superman superi quella di Batman (Pearson e Uricchio, 1991, p. 4), questo personaggio costituisce un complesso fenomeno culturale che si sviluppa su differenti livelli (ibid., p. 2): Batman è soggetto a un costante rimodellamento sociale e culturale e la sua ridefinizione è usata allo scopo di collocarlo nel medesimo livello dell’industria e della società contemporanee: «[…] as a changing cultural environment suggestion, the figure of Batman has been adjusted» (ibid., pp. VII-VIII). Oltre la caratterizzazione omosessuale del supereroe diffusa negli anni Quaranta (e smantellata da Miller negli anni Ottanta), la figura di Batman potrebbe essere vista come un riposizionamento della sua figura paterna, assente o fallita. Nella trilogia nolaniana, invece, il personaggio di Thomas Wayne assume ulteriore importanza grazie alle tecniche di regia che contribuiscono all’esaltazione dell’autorità del padre di Bruce:

“The way that Nolan shoots the rescue makes clear that Thomas functions as an enlightened authority that inserts itself in the holes of the social fabric. Thomas climbs down out of the light into the hole, and while doing so, he fills the hole visually. When he finally arrives at the bottom of the hole, he emerges out of the darkness to comfort Bruce, and Nolan lights his face in order to emphasize what Thomas represents. […] Thomas quickly tries to eliminate the trauma with knowledge: the bats are not a genuine threat but attack only out of fear. As enlightened authority conceives it, there is no real evil that we must confront, only a series of misplaced fears and a general lack of knowledge” (McGowan, The Fictional Christopher Nolan, 2013, pp. 91-92).

Non bisogna dimenticare che l’Uomo Pipistrello è stato messo in relazione anche con la delinquenza giovanile (Schwartz, 2010, p. 30): paradossalmente, l’uso della violenza è stato introdotto allo scopo di mantenere il controllo sull’impatto che avrebbero avuto questi fumetti sui giovani lettori. Frank Miller afferma che il Cavaliere oscuro non offre «a didactic left-wing perspective. [He] is an extremely violent character», ma «Batman works best in a society that’s gone to hell» e «Batman does not work when he is a figure of authority» (Pearson e Uricchio, 1991, pp. 38 e 44). Il Comics Code Authority era stato stabilito proprio per questa ragione, ma una volta che la delinquenza giovanile sembrava sotto controllo, Frank Miller ha cambiato rotta: il target principale di questi comic books, che inizialmente erano i ragazzi e gli adolescenti, volge la propria attenzione su un pubblico adulto, permettendo l’evoluzione oscura e senza filtri di Batman: «[…] Batman embodied the brutal threat that popular culture posed to middle brow sensibilities endorsed by the American educational system. School teachers and concerned parents stood as the least bulwark protecting childhood innocence from the corruption of commercial culture, “at war with Batman,” for control over their youngsters’ impressionable minds» (ibid., p. 127).

“In the 1940s and 1950s, the issue of the impact of comics on young readers generated [a] serious debate. […] The concern, of course, focused on the potential for crime and horror comics to cultivate violent or otherwise criminal behavior in the readers. Critics alleged that comic reading served as a primer for pathological behavior among the young and impressionable. A rather crude social learning theory model which either implicitly assumed unmediated modeling effects, often accompanied by an equally simple Freudian interpretation of comic content, formed the theoretical core of these fears. […] The simple theoretical point that, for those who read them, comics are but one source of information about social rules and social expectations must be underscored. It is easy to overestimate the influence of that source by forgetting that readers come to a text with a developed and complex configuration of social and cultural norms; that the meaning of a given comic is subject to the varying interpretation of each reader. Further, comics serve as but one set of role cues in an intricate web of often competing socializing forces, each with varying degrees of salience and levels of positive and negative reinforcement” (ibid., p. 82).

Nel fumetto di Miller ci sono molti altri nemici contro la quale il protagonista deve battersi e uno di questi è Bruno: lui è una donna, (paradossalmente) un individuo transessuale nazista che l’autore sfrutta con l’intento di rievocare la recente polemica sulla ipotetica relazione omosessuale tra Batman e Robin (ibid., p. 37), senza contare il contrasto politico e ideologico che questa figura può generare.

Come ha spiegato Frank Miller, il Batman da lui creato è un personaggio pessimista e la sua ossessione è rappresentata dalla sua solitudine. La tesi di Dennis O’Neil, uno dei tanti autori che si sono occupati di Batman, è supportata dalle azioni del supereroe dal momento che le sue origini sono ciò che lo tengono in vita, che lo spingono a essere un vigilante (ibid., p. 24) e dal ricordo dei suoi genitori, concretizzato da una frase pronunciata da Thomas Wayne e ricorrente nel lungometraggio Batman Begins: «Sai perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi».

I film di Christopher Nolan subiscono l’influenza della visione distopica di Miller riguardo la complessa costruzione del personaggio. L’autore dei fumetti è in disaccordo con il collega Alan Moore, che invece decide di umanizzare il Joker in Batman: The Killing Joke, creando un antagonista più cattivo, ma non disturbato o psicologicamente instabile (ibid., p. 36).

Indubbiamente, Nolan ha seguito la linea caratteriale del Joker di Miller creando la propria versione del clown, a cui ha contribuito il talento recitativo di Heath Ledger: «The Joker is popular right now because a charismatic actor played him, and because he represents doing whatever the hell you want to anybody at any time way» ha affermato Frank Miller nel 1991 riferendosi alla performance di Jack Nicholson (ibid., p. 45), che ha interpretato il Joker nel film di Tim Burton del 1989. Questa affermazione potrebbe essere applicata anche all’attore apparso nel film di Nolan. Nel film The Dark Knight, Joker è folle e imprevedibile, indossa vestiti sudici, il trucco che copre le cicatrici che ha sul volto è colato e ha i capelli unti e arruffati: questa interpretazione trasmette un’impressione di caos ‘fisica’ che riflette la volontà e l’obiettivo del Joker di gettare Gotham City nel panico (e nell’anarchia). In The Dark Knight Rises, invece, Batman affronta Bane, un uomo che, come Bruce, è stato addestrato da Ra’s al Ghul, perciò possiedono le medesime tecniche di combattimento in seguito a un addestramento che consiste nell’affrontare le proprie paure e superarle con l’obiettivo di diventare invincibili.

Lo scopo di questo studio è quello di constatare quanto e come un personaggio cambi nel corso del tempo: anche se viene adattato a generi diversi tra loro. Il personaggio di Batman della Nona Arte si sviluppa e si trasforma assimilando le proprie caratteristiche fondamentali dagli altri ambiti artistici, in particolare dalla Settima Arte. Questo processo interdipendente tra le discipline non è visibile solamente nel protagonista, che assume particolarità sempre diverse in base al periodo nella quale viene modificato e a seconda dei registi e degli autori che lo plasmano, ma lo stesso avviene anche per il suo doppelgänger: Joker.

L’evoluzione delle caratteristiche fondamentali della nemesi del protagonista sono evidenti nelle differenze tra il Joker interpretato da Jack Nicholson e quello impersonato da Heath Ledger: è stato proprio il film di Tim Burton che, per primo, nel 1989 ha introdotto l’introspezione psicoanalitica del personaggio di Batman. Inoltre, il regista ha potuto contare sull’esperienza acquisita da Jack Nicholson nel ruolo psicotico che ha interpretato in The Shining (Shining), il film diretto da Stanley Kubrick del 1980, che ha spinto sullo sfondo la figura del supereroe facendo emergere l’importanza e l’imprescindibilità del suo antagonista.

La scenografia partecipa al climax della narrazione filmica in entrambi i lungometraggi; man mano che la vicenda viene adattata in ambito cinematografico, l’ambientazione viene integrata alla vicenda, assume progressivamente rilevanza. Nonostante le dovute differenze, tanto la scenografia di Tim Burton quanto quella di Christopher Nolan assumono tinte gotiche e dark: a rappresentazione dell’introspezione psicologica dei protagonisti, Burton sceglie paesaggi che uniscono un futurismo delle forme all’oscurità dei colori, mentre Nolan attribuisce a Gotham City le caratteristiche estetiche di una qualsiasi metropoli statunitense dove delinquenza e violenza dilagano.

Proprio per la criminalità in crescita a Gotham, il tema del terrorismo serpeggia in tutto il tessuto narrativo della trilogia nolaniana. Una serie di nemici invadono la città e spaventano i suoi abitanti, queste minacce costituiscono una sorta di riferimento indiretto agli attacchi di Al-Qaeda e alla tragedia dell’11 settembre 2001, proprio come è stato descritto da Andrew Klavan nel suo articolo What Bush and Batman Have in Common, pubblicato il 25 luglio del 2008 nel «Wall Street Journal» (<http://online.wsj.com/article/SB121694247343482821.html>). Nella Nona Arte, invece, in nessuna intervista Frank Miller ha smentito la propria posizione politica all’interno dei fumetti, infatti nei suoi graphic novel sono numerosi i riferimenti al panorama socio-politico statunitense contemporaneo all’autore. Ad esempio, la versione spudorata di Ronald Reagan in Batman: The Dark Knight Returns oppure, in Batman: The Dark Knight Strikes Again (scritto da Frank Miller e pubblicato in tre volumi tra il 2001 e il 2002), lo stesso presidente statunitense è un robot costruito e controllato da Lex Luthor: questo personaggio è il più famoso nemico di Superman, un ricco miliardario che tenta di contrastare le azioni altruiste del supereroe kriptoniano ricorrendo a prototipi di armi tecnologiche costruite dalla sua azienda, la LexCorp (Schwartz, 2010, p. 102); inoltre, sempre in Batman: The Dark Knight Returns, ci sono molti interventi di figure politiche spesso rappresentate in maniera ironica, come il Dottor Wolper, che ha i lineamenti simili a quelli di Hitler ma definisce Batman una minaccia per gli equilibri sociali. Infine, sempre in Batman: The Dark Knight Returns, la presenza dei mass media è costante: una giornalista interrompe le vignette che rappresentano le azioni di Batman per informare i lettori delle operazioni del Cavaliere oscuro oppure per intervistare politici, medici e psichiatri sulla salute mentale del Joker o sulla dubbia moralità di Batman.

Conclusione

Dal 2014, le origini di Batman sono narrate dalla serie televisiva Gotham. La storia inizia con l’assassinio dei genitori di Bruce Wayne e racconta le vicende che hanno segnato l’inizio della carriera di James (Jim) Gordon nel corpo di polizia di Gotham City. Man mano che le vicende e gli episodi avanzano, intervengono numerosi nemici, la maggior parte di loro ha tratto ispirazione dai fumetti originali. Parallelamente, viene narrata la vita di Bruce che, ancora ragazzino, tenta di vendicare i propri genitori grazie all’aiuto di Selina, una giovane ragazza soprannominata ‘Cat’.

Sul grande schermo, invece, dopo il successo della trilogia di Nolan, Batman torna nel film Batman V Superman: Dawn of Justice (2016) diretto da Zack Snyder. Qui Batman e Superman si battono uno contro l’altro come nel fumetto di Frank Miller del 1986 (Miller, Janson e Varley, 2002, pp. 188-196). Se Superman è interpretato dallo stesso attore che nel 2013 ha impersonato il supereroe kryptoniano in Man of Steel (diretto sempre da Zack Snyder), Henry Cavill, Batman è impersonato da Ben Affleck. L’Uomo Pipistrello deve collaborare con il Joker (Jared Leto), Deadshot (Will Smith), Harley Quinn (Margot Robbie) e altri villain dell’universo DC in Suicide Squad (2016), diretto da David Ayer. In questo film, i criminali più pericolosi di Gotham sono detenuti nell’Arkham Asylum, ma vengono liberati dal Governo degli Stati Uniti per sventare una minaccia aliena e salvare il mondo. In questo lungometraggio viene trasposta una tendenza invertita secondo cui il Male trionfa sul Bene ma rimane comunque positivo.

Bibliografia 

KLAVAN, Andrew, What Bush and Batman Have in Common, in «Wall Street Journal», 25 luglio 2008, <http://online.wsj.com/article/SB121694247343482821.html> (consultato il 11/03/2017)

MCGOWAN, Todd, The Fictional Christopher Nolan, Austin, University of Texas Press, 2013

MILLER, Frank, JANSON, Klaus e VARLEY, Lynn (a cura di), Batman: The Dark Knight Returns, New York, DC Comics, 2002

PEARSON, Roberta E. e URICCHIO, William (a cura di), The Many Lives of the Batman: Critical Approaches to a Superhero and his Media, New York, Routledge, 1991

SCHWARTZ, Ben, The Best American Comics Criticism, Seattle, Fantagrahics Books, 2010

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