Alice Toklas, “Just half a step outside the circle”6 min read

Ricordata da molti per via della sua relazione con Gertrude Stein, Alice B. Toklas fu a sua volta scrittrice e artista che mosse i suoi passi nella Parigi della prima metà del ‘900 insieme alla compagna, circondate di letterati e artisti avanguardisti.

Originaria di una famiglia ebraica, nacque in America nel 1877 e lì compì tutti i suoi studi. L’incontro con Gertrude Stein, artista e poetessa che fu di grande impulso all’arte moderna, avvenne nella capitale francese il giorno in cui Alice vi si trasferì nel 1907, pochi mesi dopo il devastante terremoto di San Francisco.

Insieme crearono un vero e proprio circolo letterario ospitando ogni sabato nel Salon della loro casa alcuni tra coloro che oggi ricordiamo tra i più celebri e importanti artisti e letterati dello scorso secolo, tra cui scrittori espatriati americani e pittori avanguardisti. Tra questi ricordiamo: Ernest Hemingway, Carl Van Vechten, T.S. Eliot, Alfred North Whitehead, F. Scott Fitzgerald, Thornton Wilder, Picasso, Matisse, Gris, Braque, Virgil Thomson, Charles Chaplin, Sherwood Anderson, Glenway Wescott, Paul Robeson, Jo Davidson, Pavel Tchelichev, Ford Maddox Ford e Richard Wright.

Alice intratteneva le mogli confermate nel loro ruolo di accompagnatrici, mentre Gertrude discuteva con questi ancora, a volte, non celebri artisti. Lo racconta, quasi con cinismo, Ernest Hemingway, nel suo A Moveable Feast, pubblicato postumo nel 1964.

Le due animarono le strade di Parigi anche nel segno della magnanimità: durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale soccorsero molti soldati francesi e americani, distribuendo viveri e medicinali a bordo dell’automobile soprannominata Zia Pauline alla cui guida c’era una impavida Gertrude Stein che non sapeva usare la retromarcia.

In questo panorama colorato e ricco di suggestioni artistiche, la figura di Alice è rimasta spesso sullo sfondo, come persona più vicina alla Stein e che con lei condivideva da confidente e amante la quotidianità parigina di quegli anni. Riconosciuta come dolce nei modi e brava a cucinare, nessuno la citava per le sue doti intellettuali. Quasi come se potesse passare inosservata nel contesto culturale in cui si muoveva.

Nelle sue memorie, W. G. Rogers scrisse che Alice:

was a little stooped, somewhat retiring and self-effacing. She doesn’t sit in a chair, she hides in it; she doesn’t look at you, but up at you; she is always standing just half a step outside the circle. She gives the appearance, in short, not of a drudge, but of a poor relation, someone invited to the wedding but not to the wedding feast. (Rogers, W. G. When This You See Remember Me: GERTRUDE STEIN in Person, 1946).

Eppure, nonostante la volontà di nascondersi, Alice era una vera e propria musa, oltre che segretaria, critica e organizzatrice di Gertrude Stein. Ci si accorse davvero di lei solo con la pubblicazione da parte della Stein di quello che, nel tempo, sarebbe stato il suo libro di maggiore successo: The Autobiography of Alice B. Toklas (1933). Gertrude si servì del punto di vista della compagna rendendolo in punto di vista da cui raccontare quell’ambiente, cosa significasse vivere quella Parigi, con quel fervore artistico.

“Gertrice e Altrude”, come avevano cominciato a firmarsi, erano una coppia non molto lontana dal nostro immaginario e dal nostro quotidiano, legata da quel fittizio “Sì, lo voglio” che Alice rispose a Gertrude al termine della loro vacanza in Toscana nel 1909. Alice accettò così un sodalizio scandaloso e in parte tradizionalista, senza dare troppo nell’occhio, ma prodigandosi per dar corpo alla sostanza dei fatti, piuttosto che all’apparenza: come si è detto, fu spalla, dattilografa, cuoca, consigliera, critica, amante, forte di fronte ai tradimenti e completamente assorta nell’amore per la sua compagna. (http://www.culturagay.it/biografia/187)

Il forte legame tra Alice e Gertrude Stein fu scosso profondamente dalla morte della seconda, avvenuta nel 1946. Dopo questo episodio, Alice scrisse e pubblicò le sue memorie sotto forma di ricettario, mescolando ai suoi ricordi sulla vita di coppia il gusto delle pietanze, descritte nelle pagine in una miscela di colori, memorie, sapori e odori. Il ricettario venne dato alle stampe nel 1954 col titolo The Alice B. Toklas Cookbook, mentre continuava a scrivere articoli per testate giornalistiche del tempo, da riviste a quotidiani. La pubblicazione di un secondo ricettario invece fu bloccata: Alice non apprezzò le forti note di modifica del suo editore.

Il tempo scorreva ma la morte di Gertrude Stein sembrava aver paralizzato Alice: le sue memorie, date alle stampe nel 1963, intitolate What Is Remembered, terminano improvvisamente con la morte della compagna, come se il tempo si fosse bloccato a quel momento e null’altro contasse davvero.

L’amarezza cresceva e le difficoltà economiche di Alice non erano da meno.
Gertrude Stein racchiuse le sue volontà in un testamento il 23 luglio 1947, dopo che le fu diagnosticato un cancro allo stomaco. Dipinti e denaro furono lasciati ad Alice. Janet Malcolm riporta che questo fu fatto solo per “her use for life – a momentary stop on the way to their true destination: Stein’s nephew Allan”. (Janet Malcolm, Two Lives: Gertrude and Alice, 2007:200) Nonostante la poca simpatia per il nipote, questo aspetto fa porre molti interrogativi sulle decisioni ultime della Stein. Può essere ricondotto a un mero tratto peculiare dell’ebraismo per cui il denaro deve restare all’interno della famiglia?

D’altronde si parla di un testamento e come nota Malcolm:

In her will, Stein wrote “insofar as it may become necessary for [Toklas’s] proper maintenance and support, I authorize my Executors to make payments to her from the principal of my Estate and, for that purpose, to reduce to cash any paintings or other personal property belonging to my Estate”. This would seem to take care of Toklas very nicely. But it didn’t. […] [Wills] are not written in stone […] and they can be bent to subvert the wishes of the writer” (ibidem)

La relazione tra le due non era riconosciuta legalmente quindi, nonostante gran parte dell’eredità della Stein fosse lasciata ad Alice, tra cui molti dipinti di Picasso della loro collezione d’arte, gli eredi della scrittrice defunta approfittarono dell’assenza di Alice dall’appartamento per prenderli, una volta scoperto il vero valore. I beni della Stein passarono ugualmente nelle mani dei suoi diretti eredi naturali, in linea di successione, anche dopo il decesso anche di Allan. Alice potè fare affidamento solo sugli aiuti economici degli amici.

A consolarla, c’era solo il pensiero di poter riabbracciare la compagna in paradiso. Per questo si convertì negli ultimi anni della sua vita al cattolicesimo e chiese il sostegno di un sacerdote, per essere assistita fino alla sua morte, avvenuta a 89 anni. Volle essere sepolta con Gertrude nel cimitero Père Lachaise, facendo scrivere il proprio nome sul retro della stessa lapide, quel nome in cui Gertrude lasciò un segno indelebile e questa volta anche “on the stone”: Alice B. Toklas, dove la lettera puntata sta per Babette, il soprannome che le diede Gertrude.

Fonti:
Cesare Cavalleri, Alice Toklas: con Stein e Baudelaire la cucina diventa letteratura (https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/alice-toklas-br–con-stein-e-baudelaire-la-cucina-diventa-letteratura_20140820, data di ultima consultazione 06/03/2018)
Grandi amori: Gertrude Stein e Alice Toklas (http://www.queerblog.it/post/12915/grandi-amori-gertrude-stein-e-alice-toklas, data di ultima consultazione 06/03/2018)
Un “matrimonio” riuscito. Gertrice/Altrude (http://www.culturagay.it/biografia/187, data di ultima consultazione 06/03/2018)
W. G. Rogers, When This You See Remember Me: GERTRUDE STEIN in Person, New York: Rinehart & Co., 1946.
Janet Malcolm, Two Lives: Gertrude and Alice, Melbourne University Publish, 2007

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By | 2018-03-14T23:12:18+00:00 marzo 6th, 2018|Saggi|0 Comments

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